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Ast, ancora nubi sul futuro dell'acciaio a Terni

Clima caldo all'Ast di Terni, scatta lo sciopero
Foto: Lo stabilimento Ast di Terni
Fabrizio Ricci
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Il faccia a faccia tra sindacati e dirigenti tedeschi di ThyssenKrupp Materials non ha sciolto il nodo sugli assetti societari e sul possibile accordo con Tata Steel. Per la multinazionale però la fabbrica umbra è uscita dalla fase di ristrutturazione

Due ore di faccia a faccia con i dirigenti tedeschi della divisione Materials di ThyssenKrupp, Markus Bistram e Frank Rink, per parlare soprattutto di sicurezza sul lavoro, ma anche del futuro di Ast, le acciaierie di Terni. Un incontro “interlocutorio” dicono i sindacati, Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uilm, Fismic e Ugl di Terni, che hanno avuto la possibilità di confrontarsi con i manager su temi e con tempi contingentati.

“Il giudizio potrebbe cambiare in positivo – spiega Claudio Cipolla, segretario generale della Fiom Cgil di Terni – solo se i buoni propositi e gli impegni che ci sono stati annunciati oggi si tradurranno in fatti. Abbiamo ascoltato dai manager che Ast è uscita dalla fase di ristrutturazione che sta interessando l’intera divisione Materials e che è ormai ad uno step successivo, di rilancio e sviluppo. Bene – afferma il leader della Fiom ternana, – se è così, vorremmo cominciare a vedere i fatti al di là degli annunci”.

I dirigenti tedeschi hanno anche fornito il dato aggiornato e ufficiale sui dipendenti a libro matricola di Ast: sono 2.379, ai quali si possono aggiungere i 121 della controllata Terninox. Numeri che “non possono essere in discussione se – hanno osservato i sindacati ternani – la fase di ristrutturazione per Terni è considerata chiusa, come abbiamo sentito oggi”.

Un quadro, dunque, tutto sommato positivo, rispetto al quale però i sindacati ternani rivendicano un riconoscimento maggiore: “Nell’incontro coi tedeschi – spiega ancora Cipolla – abbiamo ricordato un passaggio non indifferente e cioè che nel bel mezzo della vertenza del 2014 proprio noi siamo saliti a Monaco e abbiamo convinto lo stesso dottor Bistram a cambiare il piano Morselli, in un’ottica di sviluppo e rilancio, contro quella di soli tagli che era prevista prima. Ebbene, quel piano è cambiato – continua Cipolla – e, se oggi Ast raggiunge risultati soddisfacenti, lo si deve ai sacrifici fatti dai lavoratori durante la vertenza che hanno consentito di incidere nelle scelte della multinazionale”.

Sul futuro di Ast però continua a pendere una gigantesca spada di Damocle: quella dei futuri assetti societari, condizionati soprattutto dall’ipotesi – di cui si parla con insistenza da mesi – di un accordo con Tata Steel, colosso dell’acciaio indiano. Sul tema – hanno riferito i sindacalisti – i due manager tedeschi non sono voluti entrare. La cosa compete alla casa madre ThyssenKrupp e non alla divisione Materials che Bistram e Rink rappresentano: questa è stata la spiegazione. Ecco perché i sindacati ternani insistono con il Governo, anche attraverso la Regione, per una convocazione della multinazionale tedesca, ai massimi livelli, al Mise, per chiarire le sue strategie future su Terni. 

Come detto però gran parte del faccia a faccia odierno è stata dedicato al tema della sicurezza, a partire naturalmente dal drammatico incidente occorso il 10 luglio all’operaio Gianluca Menichino (le cui condizioni sembrano in lento miglioramento). I tedeschi hanno reso noto che quest’anno la divisione Materials di ThyssenKrupp è stata interessata fino ad oggi da nove incidenti mortali in tutto il mondo. Un numero preoccupante per la multinazionale tedesca, che ha avviato dunque un percorso finalizzato all’aumento della sicurezza complessiva.

Anche su questo impegno però i sindacati chiedono di vedere le carte: “Per quanto riguarda Terni abbiamo ribadito la nostra richiesta precisa – sottolinea ancora Cipolla –, quella di rinnovare il protocollo su salute, sicurezza e ambiente”. Tre temi, questi ultimi, che sono in cima alla lista di otto priorità (le altre sono personale, formazione, organizzazione del lavoro, appalti e investimenti) sulle quali i sindacati chiedono a Thyssen di aprire una fase di confronto vero, non solo formale. “Sappiamo che Terni non è in Germania dove Thyssen si vanta del suo sistema di cogestione – conclude il segretario della Fiom ternana –, ma questo non giustifica il livello insufficiente di relazioni sindacali attualmente in essere. Chiediamo alla multinazionale di darci la possibilità di entrare nel merito dei problemi e offrire le nostre proposte che in passato, quando ascoltate e recepite, hanno sempre prodotto risultati positivi”.