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Il ruolo del servizio sociale nell'attuale sistema di welfare

Rps, un welfare per le «generazioni»
Foto: rivista politiche sociali
Stefano Cecconi
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Le nuove sfide per la comunità degli assistenti nella società che cambia nella parte monografica, la non autosufficienza nell'attualità, capitalismi a confronto nello spazio dedicato al dibattito. Sono i temi dell'ultimo numero di Rps

“Servizio sociale e welfare”: è il titolo del nuovo numero (il 1° del 2017) de “La Rivista delle Politiche Sociali. La sezione tematica (“Il ruolo degli assistenti sociali tra rinunce e sfide”) è di tipo monografico e ospita  12 interventi che offrono diversi punti di vista sul ruolo del servizio sociale professionale nell’ambito dell’attuale sistema di welfare. I contributi affrontano sia questioni di carattere generale, riferite alle trasformazioni in atto nel welfare, che chiamano in causa il ruolo del servizio sociale, sia aspetti legati alla professione dell’assistente sociale e ad alcune specificità riferite al lavoro, all’abitazione, alle migrazioni, ai minori e alla povertà infantile.

Si può comprendere come il servizio sociale ha accompagnato le profonde trasformazioni del welfare nel nostro Paese, ne ha vissuto le stagioni riformiste più avanzate (la chiusura delle istituzioni totali: dai manicomi agli orfanatrofi, la chiusura delle classi differenziali con l’inserimento dei bambini disabili nella scuola, la nascita degli asili nido e dei consultori, le tre grandi riforme del 1978, con lo sviluppo di una nuova cultura dei diritti sociali in luogo dell’assistenzialismo). Di fronte all’attuale crisi del sistema di welfare, alla sua frammentazione, viene segnalato il rischio che la stessa professione dell’assistente sociale sia piegata solo su risposte individuali senza una visione d’insieme, con un arretramento verso logiche e atteggiamenti burocratici.

Di qui la necessità di un “servizio sociale di comunità”, che ha una dimensione collettiva, per superare approcci settoriali, “promuovere pratiche definite capacitazionali, sia nei servizi che più in generale per le politiche sociali”. Senza dimenticare le opportunità e le sfide che la comunità professionale, con le istituzioni, può cogliere per offrire un contributo all’affermazione dei diritti sociali e del benessere, così come l’apporto che il sindacato, con la contrattazione, può dare al rilancio di una professione cruciale per politiche sociali avanzate, in grado di rispondere ai grandi mutamenti delle nostre società. Un quadro sulle diverse comunità professionali nel mondo (in Europa, America Latina, Sudafrica, Russia e Cina) permette di capire come si stanno muovendo gli assistenti sociali di fronte alle tendenze dei diversi sistemi di welfare. Emergono così diverse visioni sul ruolo di queste figure professionali, alla ricerca di una “nuova grammatica in grado di affrontare con efficacia sfide sociali vecchie e nuove”. Ancora una volta appare chiaro come il fondamento di un forte sistema di welfare, capace di cogliere e trasformare i bisogni di ogni persona in diritti, sia il lavoro.

La sezione attualità si occupa di non autosufficienza, con uno sguardo complessivo a una domanda di cure e di inclusione crescente nelle nostre società e alle frammentate e inadeguate politiche per gli anziani e per le demenze. Si descrive la fatica del sistema pubblico nel dare risposte organiche e compiute sia in termini di servizi che di prestazioni. La rappresentazione più clamorosa è data dal fenomeno del badantato, una risposta spontanea e autogestita dalle famiglie, che ha permesso di fronteggiare una domanda di assistenza altrimenti inevasa, anche se spesso in condizioni di precarietà e irregolarità. Emerge infine la necessità di ripensare più complessivamente a un’organizzazione della società e delle attività quotidiane (casa, trasporti, barriere architettoniche, tempo libero ecc.) per permettere a ogni persona, anche con grave non autosufficienza, il diritto a una vita libera e dignitosa.

La sezione dibattito si snoda attorno al libro di Luigi Burroni “Capitalismi a confronto” (Il Mulino - 2016) e offre una riflessione sulle prospettive dei diversi modelli di capitalismo europei. Gli autori discutono il concetto di “sviluppo insostenibile” (Polanyi) come elemento intrinseco del capitalismo. Il capitalismo in generale, e ancora più quello europeo, si dimostra sempre più in difficoltà nel rendere compatibili crescita, protezione sociale, partecipazione democratica. Il dibattito affronta anche la questione della riformabilità del capitalismo, del ruolo del lavoro e dei fini di un nuovo modello di sviluppo che rilanci la piena e buona occupazione, soddisfi bisogni trascurati, produca beni pubblici, beni comuni, beni sociali. Chiude il numero la rubrica Questione sociale e neopopulismi, con un articolo che riflette sulla sfida posta dalle derive sovraniste, nazionaliste, xenofobe all’azione sociale del sindacato.

I contributi di questo numero sono di: Ugo Ascoli, Alessandro Sicora, Gianmario Gazzi, Federico Bozzanca, Marilena Dellavalle, Giovanni Cellini, Luigi Gui, Elena Allegri, Urban Nothdurfter, Carla Moretti, Roberta Teresa Di Rosa, Teresa Bertotti, Cinzia Canali, Elisabetta Neve, Tiziano Vecchiato, Cristiano Gori, Raffaele Atti, Nicoletta Bosco, David Benassi, Enzo Mingione, Laura Pennacchi, Antonio Cantaro.

Stefano Cecconi è il direttore de “La Rivista delle Politiche Sociali”