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Un Paese in caduta libera

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Cosa succederà all'occupazione se la produzione industriale precipita? Per chi sarà bellissimo il 2019 se Italia è in recessione? In studio Gianna Fracassi, segreteria Cgil. A cura di Roberta Lisi

da Rassegna sindacale Quella di sabato 9 febbraio “è stata una giornata straordinaria come non se ne vedevano da un po', con il valore aggiunto è che si è trattato di una manifestazione unitaria. Da quella piazza viene una richiesta precisa che noi facciamo da tempo, cioè che si apra un confronto sui temi del lavoro e sulla piattaforma che Cgil, Cisl e Uil hanno presentato al presidente del Consiglio Conte in un incontro abbastanza veloce e, posso dire, inutile rispetto agli esiti”. Lo afferma la vicesegretaria della Cgil Gianna Fracassiin una intervista a RadioArticolo1. “È stato un grande esercizio democratico – prosegue la sindacalista –, se ne facciano una ragione i tanti che, anche mentre noi manifestavano, deridevano e ridicolizzavano il fatto che ci siano liberi cittadini, in questo caso lavoratori e pensionati, che decidono di sostenere le ragioni del lavoro e dei sindacati confederali”. Dopo l’innegabile riuscita della manifestazione, osserva Fracassi, “la parola passa al governo che deve rispondere, perché in quella piazza è rappresentato il lavoro”. Un punto importante è stato segnato dall’unità delle tre sigle sindacali: “Una unità di merito – precisa Fracassi –, nel senso che abbiamo condiviso alcuni punti che riteniamo fondamentali per il futuro del Paese e per dare una risposta ai problemi del presente, ma anche per poter dare una prospettiva ai ragazzi e alle ragazze. Bisogna cambiare rotta alle politiche economiche, rimettendo in campo l'idea di investimenti con un tratto di medio-lungo periodo per far uscire l'Italia dalle secche della recessione e della stagnazione. Tra un po’ vedremo i dati del primo trimestre di quest’anno, però è abbastanza chiaro che siamo ben al di sotto dei dati di crescita che il governo aveva programmato nella legge di bilancio”. Quel che serve sono invece “gli interventi che possono fare alzare la leva occupazionale e determinare la creazione di lavoro. Ma il rischio fortissimo, lo abbiamo sempre detto unitariamente, è che tali misure non ci siano neppure per il 2020 e  il 2021”. L’ultimo dato economico preoccupante è il crollo della produzione industriale: “È chiaro – sottolinea la dirigente della Cgil – che sta all'interno di una dinamica internazionale, e già questo dovrebbe far riflettere chi pensa ai sovranismi e all'autarchia, ma noi abbiamo anche un elemento di debolezza interno legato al nostro tessuto produttivo che ancora risente degli effetti della crisi economica decennale. È il tema atavico della debolezza, del sottodimensionamento delle imprese italiane, legato ovviamente al rallentamento dei consumi interni”. Un motivo in più a dimostrare quanto “abbiamo bisogno di un intervento choc dal lato delle risorse”, aggiunge Fracassi citando una serie di studi economici: “Se avessimo rimodulato diversamente le risorse disponibili nella legge di bilancio, mettendo un po' più di soldi sugli investimenti, le prospettive di crescita sarebbero triplicate. Non possiamo permetterci di stare in una situazione di stallo”. Un altro grande problema è che “dobbiamo abbattere oltre 23 miliardi di clausole di salvaguardia per evitare l’aumento dell’Iva, che sarebbe il secondo intervento indiretto che il nostro governo fa per abbattere il principio della progressività, dopo la flat tax”.