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ll lavoro è… una cosa seria

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Terzo congresso Filctem Cgil. I dilemmi della modernità. Lavoro, Democrazia, Europa, Integrazione. Con Fulvio Fammoni, Fdv; Pietro Folena, giornalista; Giulio Giorello, Università di Milano; Giuseppe Provenzano, Svimez; Giuseppe Sabella, Think-In

da Rassegna sindacale “I dilemmi della modernità. Lavoro, democrazia, Europa, integrazione, innovazione”. Questo il titolo della tavola rotonda che ha aperto oggi, martedì 27 novembre, il congresso della Filctem Cgil a Napoli, nella sede della Stazione marittima del capoluogo campano. Dopo il saluto del segretario generale della Filctem, Emilio Miceli, è iniziato il dibattito coordinato da Giuseppe Sabella, direttore esecutivo di Think-in. Il professor Giulio Giorello, docente di Filosofia della scienza all'università degli studi di Milano, ha esordito citando le parole di Edmund Husserl: “L’Europa non può essere considerata esclusivamente come un luogo geografico ma un luogo di idee, una società aperta”. Il continente europeo "ha conosciuto una grande crisi nella prima guerra mondiale", ha osservato, "ciò che lo contraddistingueva era il meccanismo di accettazione di sintesi e culture diverse. Questo era il senso della società aperta". I confini dell'Europa "a volte sono incerti e non definiti, ma questa non può essere occasione di chiusura, bensì l'opportunità di aprire un dialogo sempre più ricco". Nel corso della sua storia, l'Unione europea "ha garantito una tolleranza che ha smussato i forti contrasti politici tra gli Stati, compresi i morti delle guerre mondiali". Il giornalista e scrittore Pietro Folena si è soffermato sulla situazione politica di oggi. "Le forze politiche in questo momento non sono minimamente all'altezza di un'idea forte di Europa. La politica è rimasta chiusa nei contesti nazionali - ha detto -, penso soprattutto alla sinistra: si è ancorata alla conquista e difesa dei diritti da esercitare dentro i confini nazionali. Non è però riuscita ad uscire dai singoli Paesi, insomma non è stata in grado di costruire un welfare europeo". La sinistra "se resta nei confini nazionali rischia l'estinzione", ha avvertito, "la mia non è una previsione pessimistica ma realista. La sinistra in alcuni Paesi ha rialzato la testa, è vero, ma non si sente da nessuna parte un grande discorso costituente". Per ripartire davvero "bisogna tornare a coltivare la cultura, che in passato era principio fondante di tutte le persone e militanti di sinistra". Il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, ha parlato della necessità di difendere di l'Europa. "Integrazione e apertura: sono due parole da ribadire con forza soprattutto oggi, con le forze sovraniste in ascesa, che rischiano perfino di essere seconda o terza forza alle prossime elezioni europee. Impensabile poco tempo fa". Nei Paesi europei "'c'è un problema impensabile di dumping che ha colpito soprattutto il lavoro - ha affermato -. Ora è in atto un coacervo di cambiamenti: digitale, ambientale, energetico. Le cose cambiano, ma non si può solo subirle. Bisogna stabilire come, all'interno di questo cambiamento, debba cambiare la rappresentanza non solo sindacale ma anche sociale. Non diventiamo una corporazione di associazioni, dobbiamo mantenere la nostra confederalità". Anche la figura del sindacalista muterà profondamente, a suo avviso: "C'è un nuovo concetto di salute e sicurezza, un tema etico legato al digitale, e c'è anche il nodo di come gli altri vorrebbero la rappresentanza. Basti pensare a ciò che è avvenuto con gli ultimi governi e che succede con questo esecutivo, il quale si rivolge direttamente al popolo saltando i corpi intermedi, in un progetto tipicamente populista. Su questo tema ci dobbiamo misurare nel prossimo futuro". Il Mezzogiorno è stato al centro dell'intervento del vice direttore dello Svimez, Giuseppe Provenzano. "La crisi ha fatto esplodere una tendenza che già attraversa gli Stati - ha rilevato -: una divergenza economica, che poi è diventata culturale e di civiltà. Nel nostro Paese la divergenza la conosciamo bene: c'è qualcosa peggiore perfino della diseguaglianza, ovvero avere sentieri e destini separati all'interno dello stesso territorio. È ciò che accade per il Sud. La ripresa è stata troppo debole per colmare le fratture della crisi: nella nostra Storia, prima non abbiamo mai avuto sette anni di recessione consecutiva nel Mezzogiorno. Così nascono le diseguaglianze tra cittadini, che prendono origine proprio sul tema del lavoro. Cresce l'impiego a bassa retribuzione, poco qualificato, che di rimando fa aumentare la povertà. Come c'è una differenza tra lavoratori - ha concluso - c'è anche quella tra le imprese, che rischia di innescare tendenze come la competizione al massimo ribasso". Nel pomeriggio è prevista la relazione di Emilio Miceli. Il congresso prosegue fino a giovedì 29 novembre, con lo slogan “Il lavoro è... una cosa seria”. In tutto sono 458 le delegate e i delegati chimici, tessili, dell'energia e delle manifatture provenienti da tutta Italia, in rappresentanza di oltre 200.000 iscritti