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L'intervista

La professionista dei diritti

Basilicata, le mani sulla sanità
Foto: fotografia da pixabay
Roberta Lisi
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Gli assistenti sociali dell'Inail, in maggioranza donne, sono l'anello di congiunzione tra le vittime di infortuni e malattie professionali e la rete dei servizi, dell'Istituto e del territorio, indispensabili per il recupero. Ne parliamo con Margherita Caristi, una di loro, oggi alla direzione centrale

A vederla si capisce subito che la sua origine è meridionale, sul suo volto i colori della Sicilia e anche la passione che mette nel raccontare ricorda le tinte forti del sole e del mare, Margherita Caristi è una giovane donna nata a Messina e trasferitasi in Emilia Romagna vincitrice di concorso bandito dall’Inail. Ha scelto di andare fuori dalla sua terra per poter seguire la sua passione, fare l’assistente sociale, ma in una condizione di stabilità che in Sicilia non ha trovato. Ma parlando delle ferie dice “finalmente torno a casa”. I diritti sono il suo faro e il suo obiettivo, così come l’autonomia, quella possibile, da riconsegnare a chi a causa di infortunio sul lavoro o malattia professionale, l’ha persa.

Perché una giovane donna del Sud decide di fare l'assistente sociale?

Mi piacevano molto le discipline del corso di laurea in servizio sociale. Antropologia, sociologia, diritto e quindi della tutela dei diritti. E l’indirizzo che ho scelto per la magistrale va proprio in questa direzione: intercultura e cittadinanza sociale. Quindi questo aspetto proprio di tutelare è oggi uno degli aspetti fondamentali del mio lavoro, quello di fare in modo che i diritti siano davvero fruibili. È una professione non facile, ma per me è una passione.

Come ha incontrato Inail?

La prima volta durante il percorso di studi. Affrontando il diritto del lavoro abbiamo incontrato l’Istituto. E poi, mentre lavoravo a Messina con contratti a tempo determinato sia per i servizi del territorio che in alcune comunità ho avuto fortuna, in quel momento c’era necessità di implementare il personale dell’Istituto, è stato bandito un concorso, ho partecipato e ho vinto per la sede dell’Emilia Romagna. Certo è stata una scelta non facile, quella del trasferimento, ma voluta. E ho portato con me il bagaglio di esperienza che avevo accumulato attraverso le precedenti esperienze lavorative, con i tossicodipendenti, con i minori a rischio, tutte esperienza molto importanti anche dal punto di vista formativo. Ma soprattutto, quello che poi mi è stato assai utile è l’esperienza del lavoro nella rete dei servizi territoriali. Ecco la capacità di fare rete è proprio “l’attrezzo” forse più importante della mia cassetta, sia all’interno dell’Istituto con i diversi professionisti e servizi, sia con quanto offre il territorio.

Arriva in Emilia Romagna e comincia a lavorare nelle sedi territoriali. In che cosa consiste il lavoro di un'assistente sociale dell'Inail?

I principali destinatari della nostra attività – accoglienza, orientamento e consulenza – sono i lavoratori, le lavoratrici e i loro familiari. Accogliamo chi è vittima di infortunio o malattia professionali, cerchiamo di orientarli rispetto ai loro diritti ma anche rispetto all’accettazione di una condizione cambiata, li accompagniamo in un percorso di adattamento e inclusione sia nel luogo di lavoro che nella società. Indichiamo i possibili itinerari di riconquistata autonomia, a volte parziale, li aiutiamo a capire quali ausili, quali possibilità riabilitative ecc. Sicuramente è molto importante il sostegno psico sociale fatto di incontri di supporto alla persona, servono a dare sostegno anche di tipo emotivo che aiutano le vittime di infortuni a fare chiarezza su quanto è successo e su come quell’evento impatta sulla loro vita. Il secondo aspetto del nostro lavoro è quello che riguarda la raccolta di informazioni ai fini di una valutazione sociale della situazione. È indispensabile per l’attivazione di un progetto specifico per quel lavoratore rispetto ai suoi bisogni sia fisici che sociali che lavorativi. Tra i nostri obiettivi c’è quello di aiutare le vittime della costruzione di una nuova autonomia, per ottenere questo risultato è necessario un lavoro di equipe multidisciplinare e noi siamo una sorta di anello di congiunzione. Faccio un esempio, non sempre quando si è vittima di una disabilità funzionale si sa che spesso si può tornare a guidare la macchina perché si ha diritto alla modifica dell’automobile e al conseguimento della patente speciale che lo consente. Ecco è nostro compito aiutare in questo percorso, anche ad ottenere la modifica della automobile.

Insomma, un lavoro delicato...

Certamente delicato ma importantissimo. Nostro compito è anche quello di rendere consapevoli le persone che hanno subito un infortunio dei loro diritti anche fuori dal perimetro dell’Inail, quelli che devono essere erogati dai servizi territoriali, far loro comprendere che devono affrontare un percorso che avrà tappe successive fino a raggiungere l’obiettivo della autonomia. Non sempre piena e uguale a quella precedente. E accompagniamo anche i familiari. E, spesso, facciamo da anello di congiunzione anche con i servizi territoriale. Ovviamente non dappertutto è possibile ma questo è uno dei compiti che come direzione centrali ci siamo prefissi, quello di facilitare e coordinare i progetti che le diverse sedi mettono in campo con la rete territoriale.

Spesso la società, il contesto non sono accoglienti.

Vero, e tra i nostri compiti vi anche quello del reinserimento sociale. Noi partiamo da un principio, quando parliamo di inclusione stiamo affermando il paradigma dei diritti così come sanciti dalla Convenzione dell’Onu. Se partiamo da questo allora è la società, l’ambiente che deve con accomodamenti ragionevoli, individuare strategie per includere, appunto, chi ha subito un cambiamento nella propria capacità di autonomia. La vittima di infortunio deve essere aitato ad accettare e ad adattarsi ad una nuova condizione, ma altrettanto deve fare il contesto sociale. Ecco, da questo punto di vista, il nostro è un lavoro strategico di connessione, siamo quelli che teniamo le fila della situazione, che abbiamo una visione globale del problema e individuiamo i possibili percorsi e le possibili soluzioni. Avendo sempre come bussola i diritti.

Del contesto sociale e del recupero di autonomia fa parte il lavoro?

Certo, a noi spetta anche il compito di mediare tra le esigenze del datore di lavoro e quelle del lavoratore affinché l’ambiente che lo accoglie dopo l’infortunio e le mansioni che gli vengono affidate siano coerenti con la nuova condizione. Non è sempre facile, ma il rientro al lavoro è fondamentale per il recupero di autonomia, non solo materiale ma anche psicologica. A volte sono necessari investimenti per “adattare” l’ambiente di lavoro ai bisogni di chi torna, a noi il compito di attivare quegli interventi di sostegno che l’Inail eroga in questi casi.

Quanti sono gli assistenti sociali Inail?

Circa 130, poco più di uno per provincia, certo non siamo tanti ma siamo appassionati

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