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Pnrr

Landini: la priorità è rafforzare la sanità sul territorio

Foto:  marco merlini
Roberta Lisi
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Confronto tra Cgil Cisl e Uil e il ministro della Salute Speranza sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Positivo il giudizio delle organizzazioni. Ma per non vanificare gli investimenti, ci sarà bisogno di stanziamenti ordinari oltre il 2026. Dl semplificazioni: i sindacati ribadiscono il no

È il primo degli incontri tra organizzazioni sindacali e singoli dicasteri competenti delle missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza, quello che si è tenuto questa mattina, 21 maggio, con il ministro della Salute Speranza. La missione è la 6, ma fortemente intrecciata con la 5, almeno per la parte della non autosufficienza. Rossana Dettori, segretaria nazionale e Maurizio Landini, segretario generale, erano al tavolo per la confederazione di Corso d’Italia

“Siamo molto d’accordo che ci sia una correlazione forte tra la Missione 5 e la 6. Sicuramente la non autosufficienza è un tema per noi molto importante che rende esplicito questo necessario legame tra le due missioni”, ha esordito Landini dopo aver ascoltato la comunicazione del ministro. Il leader sindacale ha tenuto a fare una premessa che è anche una precisazione e una richiesta: “Noi oggi stiamo discutendo del Pnrr, considero positive le scelte e il taglio indicato, se vogliamo imparare dall’esperienza gli investimenti e il potenziamento del Ssn (il Servizio sanitario nazionale, ndr) deve assolutamente agire prima di tutto sul territorio. Contemporaneamente, lo dico sapendo che non è una sua responsabilità, il punto dal quale partiamo sono gli oltre 37 miliardi di tagli al Ssn degli ultimi 10 anni, quindi pensiamo che gli investimenti e l’aumento della spesa sanitaria debbano andare oltre ciò che è previsto dal Pnrr, a cominciare dall’aumento del Fondo Sanitario a partire dal 2022, per proseguire con le assunzioni stabili indispensabili al settore”.

“Insomma – ha insistito Landini - vanno spese bene le risorse del Pnrr ma per noi rimane aperto il fatto che il Paese nel suo complesso deve aumentare la spesa corrente per i servizi sociali e per la sanità, sul welfare in generale. Per noi lo stato sociale non è un costo, ma sanità, istruzione e pubblica amministrazione sono i settori strategici per qualificare un nuovo modello di sviluppo”. Proprio per questa ragione per la Cgil è molto importante la riforma che il governo ha indicato per mettere in sinergia il sistema di prevenzione sanitaria con quello di prevenzione ambientale. È la pandemia a dirlo, la relazione tra ambiente e salute è strettissima e lo sarà sempre di più".

Cogliendo favorevolmente la disponibilità di Speranza, il segretario della Cgil ha poi indicato quali sono, secondo l’organizzazione che dirige, i temi da approfondire in tavoli specifici: non autosufficienza, integrazione e assistenza socio sanitaria territoriale, prevenzione nei luoghi di lavoro su salute e sicurezza, aggiornamento tecnologico e digitale, formazione, aggiornamento, ricerca scientifica e trasferimento tecnologico. Ovviamente prima di tutto occorre ragionare sull’impegno enunciato di 30mila assunzioni, ma è bene confrontarsi sulle modalità e tempi di questo reclutamento di personale che deve – ovviamente – essere stabile.

Allora, si pone una questione già introdotta nel confronto proprio dal segretario generale della confederazione di Corso d’Italia e ripresa dal ministro nelle conclusioni. Il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di risorse anche quando il Piano sarà giunto a conclusione. Anzi, proprio per non vanificare gli investimenti che saranno messi in campo, ci sarà bisogno di stanziamenti ordinari oltre il 2026. È la richiesta delle organizzazioni sindacali, è l’impegno del ministro Speranza.

Infine, Landini è tornato su due questioni generali ma indispensabili per la buona riuscita del Piano: “La prossima settimana dovrebbe essere varato il decreto sulla governance. È chiaro che il modo in cui si struttura una relazione di confronto con le organizzazioni sindacali sull’insieme del Piano per noi è importante. Abbiamo posto il problema sia di avere una presenza e un ruolo nella cabina di regia, sia di strutturare confronti con i singoli ministeri come stiamo facendo oggi, sia di costruire sul territorio sedi di confronto e governo della messa a terra dei progetti”.

Seconda questione - ha concluso il segretario -  sempre la prossima settimana dovrebbe essere definito il cosiddetto decreto sulle semplificazioni, uno dei temi è proprio il lavoro in appalto di cui si fa gran utilizzo in sanità, colgo questa occasione per dire in modo molto chiaro: non siamo d’accordo che si torni alla liberalizzazione totale del subappalto e alle gare al massimo ribasso. Non siamo disponibili ad accettarlo, ricordo che il governo si era impegnato a un confronto preventivo, che non c’è ancora stato”.