Il settore dell’automotive si sta distruggendo, 10 mila sono i lavoratori a rischio. Ma da governo e imprese non arrivano risposte. Questa la valutazione della Fiom Cgil del tavolo di settore che si è riunito oggi (venerdì 30 gennaio) a Roma, presso la sede del ministero delle Imprese, che ha visto anche un presidio cui hanno partecipato centinaia di lavoratori provenienti da tutta Italia.

“Dal tavolo non è arrivata nessuna risposta concreta per i lavoratori”, commentano il segretario generale Fiom Cgil Michele De Palma e il segretario nazionale Samuele Lodi, segnalando la “riduzione del fondo automotive, da 8 a 1,6 miliardi in cinque anni, senza alcuna condizione nei finanziamenti pubblici per garantire l’occupazione in Italia”.

Il tavolo, istituito appena dopo l’insediamento dell’attuale governo, aveva un obiettivo “estremamente importante e certamente non semplice: addivenire a un accordo tra governo, Stellantis, Anfia, Regioni interessate e sindacati che definisse le condizioni affinché nel nostro Paese si tornasse a fare ricerca e sviluppo, di produrre più di un milione di veicoli e salvaguardare l’occupazione anche nella componentistica”.

Il ministero delle Imprese, proseguono i due dirigenti sindacali, rivendica “modifiche normative che da un punto di vista industriale e occupazionale non hanno avuto effetti positivi, anzi, la situazione si aggrava sempre di più nella transizione. Questo tavolo ha finora disatteso l’obiettivo dichiarato del governo, nonostante le nostre continue sollecitazioni”.

Nel frattempo la situazione è peggiorata. “Le produzioni di Stellantis sono ai minimi storici, poco meno del 60 per cento dei lavoratori sono in ammortizzatore sociale”, spiegano De Palma e Lodi: “Le aziende della componentistica, soprattutto quelle monocommittenti verso Stellantis, sono in una situazione di emergenza. Sono circa 10 mila i lavoratori che stanno terminando gli ammortizzatori sociali e a rischio licenziamento”.

Da qui la presenza di centinaia di lavoratrici e lavoratori in presidio sotto al ministero, per “evidenziare la pesante crisi e per richiedere soluzioni che non possono che passare attraverso politiche industriali da parte del governo, ancora del tutto assenti, e investimenti pubblici e privati”.

I due segretari Fiom evidenziano che, nonostante Stellantis “abbia annunciato oggi un aumento della produzione in Italia già nel 2026, è ora di un confronto serrato sul piano industriale in termini di nuove produzioni, impianti e occupazione per rilanciare la ricerca e sviluppo in Italia per il mercato globale, a partire da quello europeo, dove per la prima volta le vendite delle auto elettriche sono state superiori a quelle diesel”.

La Commissione europea ha modificato la normativa, dunque ora “sono necessarie le risposte del governo per un piano pluriennale sulla ricerca e produzione di Stellantis. Il gap tecnologico nei confronti dei concorrenti cinesi, ma anche nipponico e coreani, rischia di allargarsi ulteriormente. Servono una nuova strategia di settore per definire la politica industriale nazionale ed europea e le risorse che ancora non sono state stanziate in Europa e in Italia”.

De Palma e Lodi così concludono: “Per tutte queste ragioni è necessario che il tavolo automotive diventi un tavolo permanente a Palazzo Chigi. La presidenza del Consiglio deve assumersi la responsabilità di guidare questo confronto per contrastare il reale pericolo di perdere un settore strategico per la nostra industria”.