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“Questo non è un piano industriale, qui ci sono soltanto tagli. È la riorganizzazione più violenta che ci sia mai stata nel settore degli elettrodomestici”. Parole nette, dure, quelle della segretaria nazionale Fiom Cgil Barbara Tibaldi sulla situazione che si è creata in Electrolux a seguito dell’annuncio dell’11 maggio scorso, da parte della multinazionale svedese, di 1.700 esuberi in Italia (su complessivi 4.542 dipendenti).
Lunedì 25 maggio azienda e sindacati sono stati convocati al ministero delle Imprese. La posizione di governo, Regioni coinvolte e organizzazioni dei lavoratori è unanime: il piano presentato è inaccettabile e deve essere ritirato. “Chiederemo a Electrolux – ha dichiarato il ministro Urso – un nuovo piano industriale, su cui avviare un confronto vero, che non preveda licenziamenti collettivi”.
Nella medesima giornata Fiom, Fim e Uilm hanno indetto uno sciopero di otto ore negli stabilimenti del gruppo. Per l’occasione si terrà anche un presidio a Roma, presso la sede del ministero delle Imprese, cui parteciperanno rappresentanze dei lavoratori provenienti da tutti gli impianti italiani.
Attualmente Electrolux possiede cinque stabilimenti: Porcia (Pordenone), dove si producono lavatrici e lavasciuga; Susegana (Treviso), dove si producono frigoriferi e congelatori; Solaro (Milano), dove si producono lavastoviglie; Forlì, dove si producono forni e piani cottura; Cerreto d'Esi (Ancona), dove si producono cappe da cucina.
Tibaldi, Fiom: “Un piano violento e inaccettabile”
“L’annuncio degli esuberi è arrivato pochi giorni dopo due importanti dichiarazioni del ceo di Electrolux Yannick Fierling”, spiega la segretaria nazionale Fiom Cgil Barbara Tibaldi: “La prima era un appello all’Unione Europea a sostenere il settore, la seconda riguardava la costituzione di tre joint venture sul mercato nordamericano con il colosso cinese degli elettrodomestici Midea. L’intesa prevede la condivisione di due stabilimenti in Usa e Messico, e un accordo commerciale che, a detta di Electrolux, riguarderebbe soltanto il mercato statunitense e canadese”.
La partnership tra Electrolux e Midea è stata definita “strategica e a lungo termine” dalla multinazionale svedese. “Pur riconoscendo – continua Tibaldi – che la situazione del mercato in Europa è stagnante da tempo, bisogna comunque registrare che, a seguito del piano industriale del 2023, i risultati economici dal 2025 sono in miglioramento. Dunque, è impossibile non sospettare che questa riorganizzazione sia direttamente legate alle zone d’ombra dell’accordo con i cinesi”.
Il piano: esuberi e chiusure
Il piano in Italia poggia su tre pilastri. “Il primo – spiega l’esponente sindacale – riguarda la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, con il licenziamento dei 164 dipendenti e il trasferimento delle attuali produzioni di cappe da cucina in un impianto gemello in Polonia”.
Il secondo è la dichiarazione di 1.700 esuberi, distribuiti in tutti sugli stabilimenti italiani, conseguenza del trasferimento di produzioni nel Sud-Est asiatico. “A Porcia portano via il prodotto di punta, ossia la lavasciuga, mentre a Forli portano via i piani cucina a gas e una linea di forni”, illustra Tibaldi: “In generale vengono trasferite le produzioni valutate di basso valore aggiunto, questo nonostante l’assegnazione dei prodotti nei vari impianti sia stata definita nel 2023”.
Il terzo riguarda la richiesta di Electrolux di “cambiare l’organizzazione del lavoro, sia passando tutti i dipendenti a turno centrale, quindi dove si avevano due o tre turni se ne avrà solo uno, sia aumentando sulle linee di produzione la cosiddetta ‘cadenza’, ossia la velocità cui procede la linea”.
La posizione della Fiom
Il piano di riorganizzazione, dunque, prevede la chiusura di uno stabilimento, il taglio del 40 per cento dell’attuale forza lavoro e il trasferimento di numerosi prodotti. “Un vero e proprio piano di dismissione – riprende la dirigente sindacale – che mette a rischio anche gli altri impianti, perché con questi numeri sarebbe molto difficile riuscire a tenerli in piedi”.
L’elettrodomestico in Italia ha già subìto il ridimensionamento dell’azienda turca Beko, con la quale venne firmato un accordo nell’aprile 2025. “Un’intesa sofferta – spiega Tibaldi – che ha visto la chiusura dell’impianto di Siena e un migliaio di esuberi, ma che prevedeva anche investimenti e nuove produzioni. In questo caso non ci sono investimenti, le produzioni vanno via e si chiudono gli stabilimenti”.
La segretaria nazionale Fiom così conclude: “Il ritiro del piano è la pre-condizione per avviare una discussione, che però deve essere fatta a Palazzo Chigi, perché questa vertenza riguarda l’intero settore degli elettrodomestici e serve un intervento del governo per bloccare il trasferimento delle produzioni. E sarebbe anche il caso di ricordare a Electrolux che la loro fortuna deriva dall’acquisizione di marchi storici italiani come la Zanussi”.



























