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La Fisac Cgil Campania lancia l’allarme: “La cessione del comparto Npl, quello dei crediti deteriorati, da parte di Banca Ifis entro la fine del 2026, mette a rischio i 40 lavoratori della sede di Napoli, inaugurata appena tre anni fa, nel 2023”.
Lo sconforto di 400 lavoratori in Italia
“La notizia della cessione dell'intero comparto, comunicata di recente dal gruppo bancario ha gettato nello sconforto e nell'incertezza circa 400 dipendenti a livello nazionale – si legge nella nota della segreteria della Federazione dei bancari della Cgil –. Ma se i riflettori dei media e dei sindacati tendono a concentrarsi inevitabilmente sul polo principale di Firenze, che conta circa 300 addetti, a Napoli si consuma un dramma nel dramma.
Una vicenda che non è solo aziendale, ma profondamente umana. Per i 40 professionisti della sede partenopea, il 1° marzo 2023 aveva rappresentato la svolta di una vita. In quella data Banca Ifis inaugura la sede Npl a Napoli, consentendo a decine di lavoratori, emigrati per anni al Nord o in altre regioni, di fare finalmente ritorno a casa”.
Il silenzio della banca
“A rendere la situazione ancora più logorante – denuncia il sindacato - è l'assenza di risposte chiare. Dopo il comunicato stampa che annunciava la dismissione del comparto entro dicembre 2026, sui dettagli dell'operazione è calato il gelo. Ai dipendenti è stato semplicemente detto di "attendere che passi l'estate", con la giustificazione che durante la stagione estiva le trattative e le attività di compravendita subiscono un fisiologico rallentamento.
Una risposta che i lavoratori giudicano inaccettabile di fronte alle vite delle persone. Nessuna garanzia sulla tutela dei livelli occupazionali, nessuna certezza sul mantenimento della sede di Napoli da parte dei futuri acquirenti. Un limbo forzato di mesi, da vivere con l'ansia di non sapere cosa riserverà il futuro autunno”.
Il timore concreto, secondo la Fisac Cgil, è che la sede di Napoli possa essere sacrificata o marginalizzata nell'ambito della transazione con i nuovi acquirenti. Per questo la richiesta dei lavoratori campani è chiara e ferma: non essere trattati come semplici numeri su un foglio di calcolo.
“La cessione di un asset aziendale – sostiene il sindacato - non può tradursi nella demolizione dei progetti di vita di decine di famiglie. I lavoratori chiedono che Banca Ifis si faccia garante del loro futuro, blindando la continuità della sede napoletana anche con la nuova proprietà. Dopo aver investito sul territorio e aver richiamato a casa le proprie risorse, la banca non può lavarsi le mani di fronte alle conseguenze sociali di questa scelta”.






















