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L’alleanza tra Italia e Francia per rilanciare il comparto della moda convince i sindacati, ma non basta. Al termine del Tavolo della Moda convocato oggi, mercoledì 15 luglio, al ministero delle Imprese e del Made in Italy, Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil accolgono con favore la strategia europea illustrata dai governi dei due Paesi, ma avvertono che la ripresa del settore passa innanzitutto dalla difesa della legalità nella filiera, dal sostegno all’occupazione e da nuovi investimenti pubblici.
L’incontro, al quale hanno partecipato il ministro Adolfo Urso e il ministro francese Sébastien Martin, si è concentrato sulla costruzione di una politica industriale comune per uno dei comparti simbolo del Made in Italy, alle prese da mesi con un calo della produzione, una contrazione degli ordinativi e numerose crisi aziendali che stanno coinvolgendo migliaia di lavoratrici e lavoratori.
La contestazione sul Codice antimafia
Il punto più critico, secondo le organizzazioni sindacali, riguarda la possibile modifica dell’articolo 34 del Codice antimafia. Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil giudicano “estremamente grave” aver appreso soltanto durante il tavolo della riproposizione di un intervento normativo già contestato nei mesi scorsi, quando era stato inserito nel decreto dedicato alle piccole e medie imprese.
Per i sindacati qualsiasi revisione che possa attenuare le responsabilità lungo la catena degli appalti rischia di indebolire gli strumenti di contrasto alle infiltrazioni criminali e di compromettere la trasparenza della filiera produttiva. Da qui la richiesta di mantenere alta l’attenzione sul rispetto della legalità e sulla responsabilità diretta dei grandi marchi rispetto alle condizioni di lavoro dei fornitori.
Trasparenza della filiera e più controlli
Le organizzazioni sindacali indicano anche le priorità per rafforzare il settore. Tra queste figurano il contrasto alla concorrenza sleale, il reshoring delle produzioni e un sistema di certificazione dell’intera filiera capace di garantire trasparenza e rispetto delle regole.
Per raggiungere questi obiettivi, spiegano, servono più ispezioni, un rafforzamento degli organici degli ispettori e un modello organizzativo condiviso ispirato ai principi della direttiva europea sulla due diligence, così da prevenire i reati e assicurare controlli efficaci lungo tutta la catena produttiva.
Più risorse per occupazione e competenze
L’altro fronte riguarda il sostegno economico a un comparto considerato strategico. Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil chiedono al Governo di destinare alla moda la stessa attenzione riservata ad altri settori industriali, rifinanziando gli ammortizzatori sociali e sostenendo la formazione e la nuova occupazione.
Secondo i sindacati, senza strumenti adeguati per accompagnare la fase di crisi il rischio è perdere competenze professionali e maestranze altamente specializzate, considerate uno degli elementi distintivi della competitività della moda italiana sui mercati internazionali.






















