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A togliere il velo che solo apparentemente celava la realtà di una parte consistente dell’occupazione a Milano è stata l’inchiesta sugli schiavi indiani che mandavano avanti i cantieri per la costruzione del nuovo consolato americano, pagati tre euro l’ora, privati dei documenti, vittime di una situazione che ricorda da vicino quella degli operai edili sfruttati per la costruzione degli stadi in Qatar per il Mondiali del 2022.
200 mila persone che rappresentano il 18,8% del totale di chi lavora a Milano sono sfruttate. Il dato di PoliS Lombardia
Milano ha dovuto aprire gli occhi e accorgersi che i ritmi consolidati della modernità e i margini generosi che si garantiscono alcuni settori sono possibili solo scaricando i costi sui lavoratori. Persone, invisibili, come li definisce il quotidiano la Repubblica che ha reso nota la ricerca di PoliS Lombardia, che spesso sono un compendio di fragilità: stranieri, a nero o quanto meno in grigio, vittime di caporalato e di caporalato alloggiativo, con paghe talmente basse da rendere quasi impossibile sopravvivere a Milano fuori dal sistema. La logistica nei piazzali, la rete di rider che consegna il cibo, gli opifici semi clandestini delle grandi griffe della moda. 200 mila persone che rappresentano il 18,8% del totale di chi lavora in città.
Stanzione, Cgil Milano: “Denunciamo da tempo l’esistenza di questo esercito di lavoratori sfruttati”
“È quello che la Cgil Milano denuncia da tempo: dietro la vetrina di Milano capitale economica del Paese si nasconde un esercito di lavoratori sottopagati, spesso sfruttati, sui quali si regge silenziosamente l’intero sistema produttivo cittadino”, commenta Luca Stanzione, segretario generale della Cgil di Milano.
“I dati dell’Osservatorio Cgil sul mercato del lavoro – aggiunge il segretario – raccontano la stessa storia da un altro punto di vista: nei primi tre mesi del 2026 gli avviamenti brevi sono cresciuti del 31,5%, il lavoro intermittente continua la sua corsa da oltre un decennio, mentre calano le trasformazioni a tempo indeterminato. Precarietà e sfruttamento sono due facce della stessa medaglia”.
“Le inchieste della Procura di Milano hanno il merito di aver squarciato il velo su un sistema di appalti e subappalti costruito apposta per scaricare il costo del lavoro sull’ultimo anello della catena, spesso lavoratori migranti, ricattabili, invisibili. Non basta intervenire caso per caso”. Per Stanzione serve un cambio strutturale, a partire dal contrasto reale al massimo ribasso negli appalti e da controlli ispettivi stabili e non episodici, come la Cgil chiede da tempo.
“Lo sfruttamento – conclude il segretario della Camera del Lavoro di Milano – è connaturato a questo modello di sviluppo fatto di speculazione ed estrazione di valore dal territorio, senza vero rapporto con le persone che lo abitano e lo vivono. Milano apra una riflessione su come tornare a essere capitale economica del Paese mettendo al centro il valore della persona”.






















