Cgil Cisl Uil si ritroveranno a Porto Marghera, quest’anno, per celebrare il Primo Maggio. A un mese da questa data Collettiva ha intervistato Daniele Giordano, segretario generale della Cgil Venezia.

Ogni anno i sindacati confederali scelgono una città come simbolo della Festa dei Lavoratori. Porto Marghera che simbolo è?

Porto Marghera rappresenta simbolicamente l’urgenza di rilancio del nostro tessuto industriale. Le vicende che ne hanno caratterizzato l’ultimo tratto lo hanno reso un’opportunità mancata. Un peccato ancor più grave in un territorio come quello di Venezia che è diventato, ormai da tempo, dal punto di vista del lavoro, una monocultura turistica caratterizzata da contratti fortemente precari e redditi bassi. Allora Porto Marghera può essere il simbolo della volontà di costruire un’alternativa per il territorio. E in questa scelta si riconosce l’orgoglio e l’idea del sindacato. 

Qual è la situazione attuale a Porto Marghera?

Daniele Giordano, segretario generale Cgil Venezia

Oggi Porto Marghera vive una situazione di grossa difficoltà, dovuta in parte alla scelta di Eni di chiudere tutta la chimica di base, decisione che riguarda tutto il territorio nazionale. La dismissione di questo settore, per altro essenziale per le sorti di un Paese come l’Italia, potrebbe compromettere il rilancio dell’industria manifatturiera e, qui, anche del porto industriale. Questo sito, che è un pezzo importante della nostra storia produttiva, rischia di rimanere lettera morta. A questo aggiungo la vicenda che ha riguardato, sempre a Porto Marghera, InvestCloud, società americana che si occupa di consulenza finanziaria e recentemente ha licenziato tutti e 37 i dipendenti, giustificando la decisione con la necessità di adeguare i modelli di business al nuovo contesto delle piattaforme integrate con la Ai. Un altro elemento di profonda riflessione, rispetto al Primo Maggio, poiché mette brutalmente sul tavolo il ruolo dell’Ai nei cambiamenti produttivi e dimostra, una volta di più, che, persino dove c’è una produzione ad alta qualificazione, a pagare, nella competizione sul costo del lavoro, sono ancora una volta i lavoratori.

In questo contesto di dismissione industriale e sostituzione dei lavoratori con l’Ai a beneficio dei margini di profitto, come si può ancora trasmettere il senso del Primo Maggio ai giovani? 

Il Primo Maggio celebrato nel nostro territorio parla ai tantissimi giovani che abbandonano Venezia e il Veneto per andare a vivere e lavorare in particolar modo all’estero perché qui non trovano lavoro di qualità, dignitosamente retribuito. Il messaggio rivolto ai giovani è quello di puntare sul rilancio di un luogo come Porto Marghera, attraverso innovazione e manifattura, per offrire loro un’alternativa al precariato, ai contratti stagionali, ai bassi salari, a quella che viene definita industria culturale e che, sempre più spesso, frustra le prospettive degli under 35 e delle donne.

Il Primo Maggio, a Porto Marghera e altrove, non può fare a meno di confrontarsi con il contesto di guerra, distruzione, crisi che è ormai quotidiano. 

Il Primo Maggio lancia un grande messaggio di pace. La pace è da sempre uno dei cardini del mondo del lavoro. E Cgil Cisl Uil da qui ricorderanno a tutti che il lavoro è l’unica strada per il futuro. A indicare la prospettiva non può essere la riconversione bellica, ma la conversione ecologica e sostenibile dell’industria manifatturiera. Né la guerra né l’archeologia industriale possono davvero rappresentare il nostro domani. Per questo, come monito e opportunità di cambiamento, siamo convinti che Porto Marghera sia il luogo giusto dove poter parlare davvero di lavoro, pace e futuro. 

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