Una mattinata di mobilitazione a Bruxelles per richiamare l’attenzione sull’urgenza delle sfide che i settori industriali europei e i loro lavoratori stanno affrontando. Si è tenuta stamani (giovedì 5 febbraio) la manifestazione organizzata da IndustriAll Europe, cui hanno partecipato anche i sindacati italiani aderenti.
Falcinelli, Filctem: difendere i posti di lavoro
“Siamo qui a Bruxelles per chiedere alle istituzioni europee e al governo italiano interventi specifici e politiche industriali per favorire gli investimenti pubblici e privati nell’industria e nell’innovazione, per difendere i posti di lavoro e lo sviluppo di nuova buona occupazione, per tutelare i diritti di chi opera in questi settori”, ha detto il segretario generale Filctem Cgil Marco Falcinelli.
Il dirigente sindacale ha così concluso: “Le grandi aziende da anni distribuiscono cospicui dividendi, in un contesto come quello attuale dovrebbero destinare queste risorse a investimenti per la ricerca e la modernizzazione, rendendo più competitiva l’industria italiana ed europea”.
De Palma, Fiom: politiche Ue stanno distruggendo l'industria
“C'è bisogno di investire nell'industria civile e nell’occupazione, non nel riarmo”, ha sottolineato il segretario generale Fiom Cgil Michele De Palma, rimarcando che “le politiche della Commissione europea e del Parlamento europeo stanno di fatto distruggendo l’industria e il lavoro industriale in Europa”.
Per De Palma “c’è una complicità anche dei governi europei, compreso il nostro governo, perché non ci sono gli investimenti per la transizione e per la garanzia occupazionale. Settori come l'automotive, la siderurgia o la produzione di microelettronica, sono cruciali per il futuro industriale e la sovranità europea, che in questo momento stanno soffrendo processi di ristrutturazione”.
il segretario generale Fiom Cgil, infine, ha sottolineato che è “per questa ragione che siamo venuti a manifestare e a incontrare le forze parlamentari europee, per spiegargli che bisogna cambiare direzione e investire non nel riarmo dei singoli Paesi, bensì nell’industria civile europea e nell'occupazione”.






















