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Alle ex Scuderie Martignoni Cgil Varese e Cgil Lombardia hanno presentato il Rapporto Immigrazione IDOS 2025, promuovendo una tavola rotonda con amministratori locali e studiosi. L’obiettivo: riportare il dibattito sull’immigrazione dai toni ideologici ai dati reali, in risposta alle narrazioni securitarie e alle logiche della remigration emerse nel territorio. Un confronto che ha messo al centro lavoro, welfare, scuola e sicurezza.
Lombardia: 1,2 milioni di stranieri, il 12,1% dei residenti. A Gallarate il dato sale al 15%
I numeri restituiscono una fotografia strutturale e non emergenziale. In Italia i cittadini stranieri residenti sono oltre 5,3 milioni, pari al 9,1% della popolazione. La Lombardia concentra quasi un quarto della popolazione straniera nazionale: oltre 1,2 milioni di persone, il 12,1% dei residenti regionali. In provincia di Varese i cittadini stranieri sono circa 79 mila, con un’incidenza prossima al 9%, mentre a Gallarate la quota sale fino al 15% della popolazione residente, uno dei dati più alti del territorio.
Gli stranieri sono più giovani, fanno più figli, sono più precari e hanno salari più bassi
Sul versante demografico, la popolazione straniera è mediamente più giovane: in provincia di Varese il 52,9% è composta da donne e il saldo naturale è positivo, con oltre 800 nascite nel solo 2024, a fronte di un saldo naturale fortemente negativo della popolazione italiana. Un dato che incide direttamente su scuola, servizi educativi e politiche sociali.
Il rapporto evidenzia anche il ruolo centrale del lavoro. In Lombardia gli occupati stranieri sono oltre 600 mila, pari al 13,2% del totale, concentrati nei settori a maggiore precarietà e più bassi livelli salariali. Una condizione che produce maggiore esposizione al bisogno di welfare e alimenta conflitti redistributivi sui territori. Nelle scuole varesine gli studenti con cittadinanza non italiana sono 15.925, il 12,8% degli iscritti, in larga parte seconde generazioni nate in Italia.
Non solo immigrati: Lombardia prima regione italiana per espatri, oltre 22 mila nel solo 2024
Accanto all’immigrazione cresce però anche l’emigrazione: la Lombardia è la prima regione italiana per espatri, con oltre 22 mila partenze nel solo 2024. In provincia di Varese gli iscritti all’AIRE sono circa 73 mila, segno di una mobilità che riguarda sempre più giovani e lavoratori qualificati. Un doppio movimento che interroga il modello di sviluppo, i salari e le opportunità offerte dal territorio.
Il confronto tra i sindaci di Gallarate e Varese ha fatto emergere approcci diversi ma un nodo comune: il peso delle politiche migratorie ricade in larga misura sui Comuni. Da un lato le difficoltà legate a scuola, welfare e sicurezza urbana; dall’altro il ruolo dei servizi educativi, dello sport e delle politiche abitative come strumenti di inclusione e prevenzione dei conflitti. Al centro del dibattito anche la gestione dei minori stranieri non accompagnati e la carenza di risorse statali a sostegno degli enti locali.
A tenere insieme i diversi livelli è stata l’analisi di Luca Di Sciullo, presidente di IDOS, che ha richiamato una visione di lungo periodo: “La sicurezza non si costruisce solo con la repressione, ma con la coesione sociale e l’integrazione”. Una linea condivisa dalla Cgil, che – come ha ribadito la segretaria generale lombarda Valentina Cappelletti – indica nella parità di trattamento, nel contrasto allo sfruttamento e nel rafforzamento del welfare universale la strada per evitare dumping salariale, guerre tra poveri e nuove fratture sociali.























