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Durante le ultime fasi della campagna referendaria il ministro Nordio affermava che “i precari della giustizia saranno tutti stabilizzati”. E invece no. Come troppo di frequente accade quelle parole erano propaganda, la speranza era che servissero a invogliare a votare sì. Ma gli italiani e le italiane non si sono fatti attrarre dalla “pubblicità ingannevole”.
L’occasione per stabilizzare tutti quelli che in questi anni, assunti grazie al Pnrr, hanno contribuito a smaltire arretrati e a far funzionare un po’ meglio la giustizia, c’era ma è stata sprecata. Al Senato è stato approvato il dl Pnrr: in quel provvedimento sono state inserite norme che con il Piano europeo hanno poco a che vedere, ma gli emendamenti presentati dalle opposizioni per stabilizzare oltre 1.500 persone sono stati rifiutati.
“L’approvazione definitiva del dl Pnrr ha dimostrato ancora una volta che il governo non ha interesse a cambiare veramente passo sulla giustizia”, commenta la Fp Cgil: “Speravamo che dopo la sonora sconfitta referendaria ci potesse essere finalmente la svolta necessaria ad attuare la vera riforma della giustizia che serve: stabilizzazione di tutti i precari, assunzioni di nuovo personale, investimento nelle strutture e nella strumentazione digitale, strutturazione a regime dell'ufficio per il processo”.
Con la bocciatura degli emendamenti si è squarciato ulteriormente e di nuovo il velo dell’ipocrisia che poggiava sul referendum: Meloni, Nordio e gli altri non avevano e non hanno alcun interesse a far funzionare meglio la giustizia. Erano interessati, e forse lo sono ancora, a rompere l’equilibrio costituzionale tra poteri dello Stato, riducendo quello della magistratura e aumentando quello dell’esecutivo.
“Siamo al paradosso”, prosegue la Fp Cgil: “Abbiamo centinaia di lavoratrici e lavoratori che già sono al servizio delle pubbliche amministrazioni che invece lasciamo che portino la loro esperienza maturata in questi anni all’estero o nel settore privato. Una scelta incomprensibile e che lascia tribunali e Corti d’appello in ginocchio, con una carenza di organico media del 30 per cento e in alcuni uffici di oltre il 50”.
Quasi tutti al Nord, questi funzionari e tecnici dell’amministrazione affiancano i magistrati e tengono i collegamenti con le cancellerie. Se davvero dal 1° luglio questi 1.500 lavoratori della giustizia resteranno a casa, alcuni tribunali rimarranno sguarniti e rischiano la paralisi. Ma perché non sono stati stabilizzati? Semplicemente perché il governo ha deciso di non mettere risorse fresche, non investendo sulla giustizia.
“Per i loro 9 mila colleghi che sono riusciti a ottenere la stabilizzazione, grazie alla nostra mobilitazione, si è raschiato il fondo del barile, si sono utilizzati risparmi del ministero”, spiega Felicia Russo (Fp Cgil): “Se le risorse per stabilizzarli al momento non ci sono, si potrebbero rinnovare i contratti a tempo determinato fino al 31 dicembre per poi mettere nella prossima legge di bilancio le risorse per assumerli a tempo indeterminato. Ovviamente, comunque, servono soldi”.
La Fp Cgil così conclude: “Se il governo non ha intenzione di stabilizzarli dal 1° luglio, che almeno si adoperi per garantire la loro continuità occupazionale, prorogando i contratti a fine anno, come avevamo chiesto ed è stato possibile fare per i precari del ministero della delle regioni del Sud. L’obiettivo deve essere la stabilizzazione di tutti i precari”.
























