PHOTO
La Camera ha approvato il disegno di legge per il ritorno al nucleare in Italia. Una delega in bianco al governo, che con i successivi decreti attuativi, deciderà su ricerca, produzione, individuazione dei siti e stoccaggio delle scorie, forse anche per un uso militare del nucleare, visto che è stato bocciato l’emendamento proposto da Avs per escluderlo.
È di questi giorni l’allarme dell’organizzazione meteorologica mondiale per la probabilità altissima, 80%-90%, del fenomeno El Nino che, sommato al riscaldamento delle acque del Pacifico, causate dal cambiamento climatico, renderanno ancora più intensi e disastrosi i fenomeni meteorologici: eventi estremi, alluvioni, ondate di calore, ecc.
Lo studio di Deloitte, uscito qualche giorno fa, certifica l’impatto del cambiamento climatico come variabile strutturale di perdita di competitività del nostro Paese, stimando costi fino a 5 miliardi annui per i danni diretti alle infrastrutture e perdite del Pil comprese fra l’1,6 e il 6% entro il 2050.
La crisi climatica incrocia uno scenario geopolitico drammatico, con 59 conflitti aperti, il genocidio in Palestina e la violazione sistematica del diritto internazionale, spesso proprio per il controllo delle risorse, fra cui quelle energetiche. La crisi energetica e l’aumento dei prezzi per la chiusura dello stretto di Hormuz colpiscono il nostro Paese in modo particolare per la strutturale dipendenza dalle importazioni energetiche e l’uso eccessivo di gas.
L’Italia avrebbe dovuto accelerare la transizione verso un sistema 100% rinnovabili già da molti anni: non l’ha fatto nemmeno con la crisi energetica del 2022 causata dalla guerra in Ucraina e la riduzione delle importazioni di gas dalla Russia, né dopo l’attacco all’Iran da parte di Usa e Israele. La strategia perdente del governo è sempre e solo quella di diversificare le importazioni di gas e tamponare i costi con decreti per ridurre minimamente i prezzi energetici, continuando a ostacolare lo sviluppo delle rinnovabili e delle Cer, ad attaccare il green deal fino addirittura a spostare il phase out del carbone al 2038 bloccando cercando di bloccare i progetti di riconversione produttiva di Civitavecchia e Brindisi, pur di preservare il vecchio sistema fossile.
L’approvazione del disegno di legge sul nucleare risponde a questa logica. Il governo finge di agire sul fronte energetico ipotizzando un contributo dall’11 al 22% da parte del nucleare, come previsto nel Pniec, per non affrontare il punto cruciale: pianificare una giusta transizione con l’uscita dalle fonti fossili e investire su risparmio ed efficienza energetica, produzione da fonti rinnovabili, investimenti nelle reti e nelle interconnessioni, elettrificazione e flessibilità dei consumi, sistemi di accumulo, Cer, economia circolare.
L’approvazione del disegno di legge sul nucleare è innanzitutto una grave ferita alla democrazia. Il popolo italiano si è già espresso in modo inequivocabile contro il nucleare e per quanto il governo lo definisca “sostenibile” per segnare una differenza con il nucleare del passato: il nucleare dei piccoli reattori che propone utilizza esattamente la stessa tecnologia già bocciata dal referendum, la fissione, e anche le dimensioni non sono troppo diverse dalle centrali che avevamo in passato nel nostro Paese.
La Cgil contesta il ritorno al nucleare, a partire da questo primo punto ma non è il solo. C’è un disperato bisogno di agire immediatamente, per ridurre il consumo di fossili: per contrastare il cambiamento climatico, per ridurre le cause di conflitti, colonialismi, aggressioni e occupazioni, ridurre la dipendenza energetica e i relativi costi fuori controllo che determinano perdita di competitività per le imprese e aggravi economici per le famiglie.
Non possiamo aspettare i tempi del nucleare, né quelli dei piccoli reattori Smn e Amr che non sono ancora commercializzati e forse non lo saranno prima di 10 anni o più, né tanto meno i tempi della fusione che avrà bisogno come minimo di altri 50 anni per essere operativa. Non solo: l’Italia non ha le tecnologie dei piccoli reattori e non ha l’uranio. Tornare al nucleare significherebbe sommare la dipendenza fossile a quella nucleare, mantenendo invariata l’esposizione dei prezzi alle tensioni geopolitiche e alla speculazione.
Inoltre, la produzione di energia nucleare ha prezzi molto più alti rispetto a quelle delle rinnovabili. C’è poi il tema della localizzazione dei reattori. Per produrre energia nucleare, rispondendo alle previsioni del Pniec, dovrebbero essere costruiti decine di reattori. Come si può pensare una cosa del genere, sapendo che non è ancora stato individuato un luogo dove realizzare il sito unico di deposito delle scorie radioattive per l’inaccettabilità sociale ma soprattutto perché le caratteristiche del nostro Paese rendono oggettivamente difficile individuare un sito sicuro? Per non parlare dei rischi, tipici della produzione nucleare, ma che sarebbero implementati dall’alto numero dei reattori, dai trasporti di uranio e scorie, per di più in uno scenario di guerra globale.
La decisione del governo di tornare al nucleare va fermata. È antidemocratica e alimenta l’inazione dell’esecutivo sul fronte della giusta transizione ecologica con ricadute pesantissime per le comunità, il lavoro e le imprese. La flessibilità di bilancio per far fronte alla crisi energetica decisa dalla Commissione europea, non per aumentare i consumi e la dipendenza dai combustibili fossili attraverso interventi per ridurne i costi, ma per fare investimenti nelle rinnovabili, sono un’occasione eccezionale per accelerare la transizione.
La transizione ecologica è un’opportunità unica di sviluppo, ripresa delle produzioni industriali e creazione di nuova e buona occupazione. È un antidoto contro l’aumento delle spese militari e la riconversione bellica delle produzioni. Adesso c’è anche la possibilità di utilizzare le risorse della flessibilità, che potrebbero aggiungersi a quelle dell’Ets, dell’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili e della riduzione delle spese militari. La volontà politica che manca al governo la creeremo dal basso.






















