PHOTO
L’Europa deve intervenire subito per salvare l’occupazione e creare nuovi posti di lavoro di qualità. È l’appello lanciato dalla Confederazione europea dei sindacati (Ces) dopo la pubblicazione dello Spring Package del Semestre europeo da parte della Commissione europea, che ha riconosciuto la gravità della crisi occupazionale che sta investendo il continente.
Le misure da prendere
Secondo la Ces, il semplice riconoscimento del problema non basta. In diversi comparti industriali centinaia di migliaia di posti di lavoro sono a rischio, mentre altri settori soffrono una crescente carenza di manodopera e competenze. Per questo il sindacato europeo chiede misure immediate a sostegno dell’occupazione, degli investimenti e dei diritti dei lavoratori.
Tra le proposte avanzate figurano la creazione di un programma SURE 2.0 per proteggere posti di lavoro e capacità produttiva nei settori più esposti, il diritto universale alla formazione durante l’orario di lavoro nell’ambito di un futuro Quality Jobs Act, maggiori investimenti pubblici per contrastare l’impatto degli elevati costi energetici sulle imprese, il rafforzamento della domanda interna attraverso salari più alti e contrattazione collettiva, e una strategia industriale fondata su un autentico approccio “Made in Europe”.
I numeri della crisi
I numeri evidenziati dalla stessa Commissione europea confermano la portata della crisi. Bruxelles ha stimato che negli ultimi due anni l’Europa abbia perso in media 27 mila posti di lavoro manifatturieri ogni mese. A questi si aggiungono quasi un milione di occupati persi nell’industria tra il 2019 e il 2023.
“Il riconoscimento da parte della Commissione europea della portata della crisi occupazionale che sta colpendo l’Europa è un caso di ‘meglio tardi che mai’”, commenta la segretaria generale della Ces, Esther Lynch, sottolineando che il problema non riguarda un rischio futuro ma una crisi già in corso: “I posti di lavoro non sono soltanto a rischio: vengono già persi in gran numero e le stime della Commissione sottovalutano le conseguenze, perché ogni posto di lavoro perso ne provoca ulteriori perdite”.
Non è il momento delle mezze misure
Per Lynch, “questo non è il momento delle mezze misure: servono azioni decisive per salvare posti di lavoro e industrie. La Commissione ha dimostrato durante la pandemia che ciò è possibile. È una questione di volontà politica”.
“L’analisi della Commissione – aggiunge Lynch – dimostra anche che non si possono costruire imprese più competitive su lavori di cattiva qualità. Bassi salari e mancanza di formazione hanno provocato carenze di lavoratori e di competenze. L’intera Commissione deve sostenere pienamente la vicepresidente esecutiva Roxana Mînzatu nella realizzazione di un Quality Jobs Act capace di affrontare i problemi strutturali del nostro mercato del lavoro”.
Anche il segretario confederale della Ces, Ludovic Voet, punta il dito contro le politiche di austerità: “La crisi occupazionale dimostra esattamente perché l’austerità fiscale che è alla base del Semestre europeo sia insostenibile e controproducente”. Anni di investimenti insufficienti, sostiene, hanno lasciato le imprese europee esposte agli shock energetici e in ritardo sul fronte della produttività.
Investire in lavori di qualità
L’intelligenza artificiale complica il quadro. In assenza di interventi, avverte la Ces, l’automazione potrebbe provocare uno shock occupazionale persino superiore a quello seguito alla crisi finanziaria globale. Parallelamente, numerosi comparti economici sono frenati dalla scarsità di competenze disponibili. Una situazione che, secondo il sindacato, deriva da anni di sottoinvestimenti nella formazione: meno della metà delle persone in età lavorativa partecipa oggi a percorsi di aggiornamento professionale.
Di fronte a un contesto internazionale sempre più instabile, la Ces ritiene necessario rilanciare l’economia europea attraverso maggiori investimenti e una domanda interna più forte. Tuttavia, avverte il sindacato, gli attuali margini fiscali concessi agli Stati membri non sono sufficienti a sostenere l’ampiezza degli interventi richiesti. Per questo la Confederazione europea dei sindacati chiede un cambio di approccio: non limitarsi a rincorrere le crisi, ma anticipare e governare le trasformazioni economiche e industriali. Un obiettivo che, secondo l’organizzazione, passa anche dall’introduzione di una direttiva sulla transizione giusta da includere nel futuro Quality Jobs Act europeo.






















