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Alessio Festi, responsabile Legalità e giustizia della Cgil nazionale, commenta l’approvazione della direttiva europea sulla corruzione che costringerà l’Italia a reintrodurre nel codice penale reati che Nordio ha abolito un anno e mezzo fa. Reati che colpivano e colpiranno soprattutto i colletti bianchi.
Un paio di settimane fa il Parlamento Europeo ha approvato una direttiva, per altro con il voto a favore della delegazione di Fratelli d’Italia, che definisce l’abuso di ufficio come reato grave. In Italia c’era ed è stato cancellato per volere di Nordio un anno e mezzo fa. E ora?
Siamo di fronte a un paradosso, a una contraddizione evidente. Il governo in Europa vota un provvedimento che lo costringerà a reintrodurre, fortunatamente, nel nostro ordinamento il reato di abuso d’ufficio, colpevolmente cancellato, ormai da due anni, dalla legge Nordio attraverso l’abrogazione dell’ex art 323 del codice penale italiano. Contemporaneamente però, ed è grave, il governo italiano ha tentato di escludere dalla nuova direttiva l’obbligo per i Paesi Ue di introdurre nei propri ordinamenti questa tipologia di reato. Per fortuna non ci è riuscito. Come Cgil ci siamo sempre schierati contro la sua abolizione. Il governo ha voluto eliminare uno strumento importante per contrastare i fenomeni corruttivi e di infiltrazione della criminalità organizzata, anche di stampo mafioso, ancora purtroppo fortemente presenti.
In realtà è l’intera direttiva anticorruzione che va nella direzione opposto a quella intrapresa dal governo Meloni e dal ministro Nordio...
Per prima cosa mi preme sottolineare l’importanza del fatto che il Parlamento europeo nella seduta del 26 marzo abbia approvato a stragrande maggioranza la direttiva europea anticorruzione. L’Europa ha deciso di dotarsi di uno strumento importante di lotta alla corruzione attraverso l’armonizzazione delle normative degli Stati membri. Gli strumenti previsti sono di carattere penale, abuso d’ufficio appunto, ma c’è anche il traffico di influenze illecite, anch’esso depenalizzato da Nordio, solo per fare due esempi, e misure di prevenzione. Siamo quindi in presenza di una normativa organica che, se correttamente attuata, può essere di rilevante efficacia per il contrasto alla corruzione e per garantire l’effettività dei diritti e della libertà delle cittadine e cittadini europei.
Esattamente il contrario di quello che è avvenuto negli ultimi anni in Italia. Il governo che, come dicevo prima, ha tentato di contrastare la direttiva, ha colpevolmente smantellato gli strumenti di contrasto alla corruzione sia abolendo e depotenziando reati, sia attaccando la libera stampa e il giornalismo di inchiesta e, con il nuovo codice appalti, liberalizzando gli affidamenti diretti, e il subappalto.
Siamo a pochi giorni dall’anniversario della uccisione di Pio La Torre, la cui vita fu interamente dedicata a combattere la mafia e la politica collusa con la criminalità organizzata. Dal tuo punto di vista qual è il bilancio del governo Meloni su questo fronte?
Mi viene solo un termine per dare un giudizio: “fallimentare”. Per la Cgil Pio La Torre è una figura fondamentale. Non solo perché il suo sacrificio è per tutti di esempio, ma soprattutto perché è grazie al suo lavoro che il Paese si è dotato di quella che credo poter definire la più avanzata legislazione antimafia al mondo. Accennavo all’inizio del paradosso del governo: settori della maggioranza, anche recentemente, attaccano alcuni princìpi fondamentali del nostro codice antimafia che, invece, sono parte integrante della nuova direttiva europea, a partire dall’attacco ai patrimoni attraverso il congelamento e la confisca dei beni. Per questo il prossimo 29 aprile, il giorno prima dell’anniversario del vile assassinio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, celebreremo nel carcere dell’Ucciardone di Palermo, nell’ex Aula bunker del maxiprocesso a Cosa Nostra, la terza assemblea antimafia e anticorruzione della Cgil. Nel luogo in cui per la prima volta si riuscì a processare e condannare Cosa Nostra, segnando una tappa fondamentale di affermazione della legalità, della democrazia costituzionale, di libertà dal giogo mafioso.
Illegalità e corruzione sono fenomeni che ricadono anche su lavoratori e lavoratrici. Come è andata in questi anni?
Purtroppo, sono i più bersagliati: illegalità, corruzione, infiltrazione di criminalità organizzata e mafie nell’economia e nella società colpiscono la condizione di lavoratrici e lavoratori, impediscono l’esercizio dei diritti, la sicurezza, la stessa libertà. Aver ulteriormente precarizzato il lavoro e liberalizzato i subappalti mette a rischio la vita stessa delle persone che lavorano. Non è un caso che gli infortuni mortali avvengano quasi sempre nell’ambito degli appalti. Continuiamo a chiedere un radicale cambiamento: il diritto ad avere un lavoro regolare, tutelato, adeguatamente retribuito, oltre che rispondere al dettato costituzionale è uno strumento, come ci insegna Pio La Torre, per contrastare delinquenti, mafiosi e corrotti.
Stiamo affinando le nostre capacità di intervento e di tutela di chi soggiace a situazioni di sfruttamento e illegalità. Per noi lo strumento principale è la contrattazione che abbiamo definito “inclusiva”, per riunificare il mondo del lavoro, contrastare la precarietà e garantire i diritti. Inoltre, abbiamo deciso di costituirci parte civile nei processi di criminalità organizzata e sfruttamento in cui vengono colpiti i lavoratori.
L’applicazione e la traduzione in italiano della direttiva europea non ha tempi immediati, ma la reazione di Nordio è stata adeguata? Ha assunto l’impegno di ridefinire questa fattispecie di reato?
Sul ministro stendiamo un velo pietoso. Mi viene solo una esortazione che ho scarsissimi dubbi verrà ascoltata. Nordio ha la responsabilità del funzionamento della giustizia. Investa risorse, a partire dalla stabilizzazione del lavoro precario e smetta, con tutto il suo governo, di attaccare il lavoro di magistrate e magistrati. Inoltre, il ministro prenda atto della sonora bocciatura che milioni di cittadine e cittadini, soprattutto giovani, gli hanno dato votando No al referendum costituzionale, impedendo, quindi, una pericolosa alterazione dell’equilibrio dei poteri.
Infine, Meloni rivendica provvedimenti “importanti” sulla sicurezza. La sicurezza di chi?
Sicurezza per nessuno, altro aspetto fallimentare delle politiche del governo. Abbiamo una pletora di nuovi reati del tutto inefficaci a contrastare le tante e nuove emergenze sociali e a dare risposte concrete alle legittime richieste di sicurezza di cittadine e cittadini. Una legislazione bifronte, spietata contro la povera gente, per certi aspetti anticostituzionale, autoritaria nel reprimere il dissenso e fortemente limitante del diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, che colpisce direttamente la possibilità di lavoratrici e lavoratori di rivendicare diritti o semplicemente difendere il posto di lavoro. Dall’altro lato, una legislazione che sempre più garantisce impunità per potenti e corrotti. Due considerazioni che ritengo importanti. La prima è che si stanno riempiendo le carceri, anche quelle minorili: detenuti e tutto il personale che vi opera sono così costretti a vivere una situazione drammatica che troppo spesso si traduce in disagio, violenza, suicidi. La seconda riguarda la condizione e il rischio a cui vengono esposti, strumentalizzandoli, le lavoratrici e i lavoratori delle forze dell’ordine, che sono i primi a subire i rischi dell’aumento della tensione sociale che il governo, irresponsabilmente, alimenta. Anche da questo punto di vista la nostra richiesta di cambiamento è radicale: i diritti a un lavoro stabile, alla salute, alla scuola, alla casa sono il miglior modo di garantire la sicurezza, in fondo, dando concreta attuazione alla Costituzione repubblicana.






















