La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.

(montaggio a cura di Ivana Marrone)

Questa settimana partiamo da una domanda semplice: quanto vale oggi il lavoro umano?

Se guardiamo le notizie degli ultimi giorni, la risposta sembra essere sempre la stessa. Meno di quanto dovrebbe, forse nulla.

Ad Amendolara, in Calabria, quattro braccianti migranti sono morti bruciati vivi dentro un minivan. Sfruttati nei campi nella raccolta delle fragole, vivevano tutti insieme in un’unica stanza pagando l’affitto e non venivano pagati da oltre un mese. Quando hanno chiesto i loro soldi, è arrivata la punizione.

Non è soltanto una storia di cronaca nera. È una storia di lavoro. Una storia atroce che ha accesso i riflettori su un sistema perché per quanto le immagini agghiaccianti parlino di una violenza inaudita non si tratta di un episodio isolato. Non è una tragedia ma una strage di caporalato e di sfruttamento.

Sulla vicenda è intervenuta anche Federconsumatori chiedendo un rafforzamento del contrasto al caporalato e l’introduzione di un sistema di etichettatura sociale obbligatoria per i prodotti agricoli. “Ogni volta che un consumatore acquista fragole, pomodori o arance ha il diritto di sapere che quel prodotto non porta con sé il peso dello sfruttamento, della violenza, del ricatto e spesso del sangue”, l’etichettatura sociale obbligatoria certificherebbe le condizioni di lavoro lungo tutta la filiera produttiva, la regolarità dei contratti, il rispetto delle norme di sicurezza e della dignità dei lavoratori.

Questa settimana la Confederazione internazionale dei sindacati ha pubblicato il suo indice globale sui diritti dei lavoratori. Il risultato? I diritti stanno peggiorando quasi ovunque. Persino nelle grandi democrazie occidentali. Gli Stati Uniti registrano il livello peggiore dal 2014. L'Unione Europea non sta molto meglio. E anche l'Italia resta tra i Paesi dove le violazioni dei diritti sindacali sono considerate ricorrenti. In altre parole: mentre ci raccontiamo di vivere nell'epoca della libertà e dell'innovazione, lavorare e organizzarsi collettivamente sta diventando sempre più difficile.

E la crisi del lavoro assume forme diverse. Perfino Wikipedia, il simbolo della conoscenza libera costruita dal basso, rischia una protesta senza precedenti. Settecento volontari minacciano di fermare aggiornamento e controllo delle pagine dopo la chiusura di un team tecnico fondamentale. La notizia sembra curiosa, ma racconta qualcosa di molto contemporaneo: anche nell'economia digitale il lavoro invisibile viene dato per scontato. Ce ne accorgiamo soltanto quando rischia di sparire.

Nel frattempo, in Italia, il mercato del lavoro continua a trasformarsi. Secondo l'Istat, dal 2007 sono spariti circa 700 mila posti nell'industria. Le fabbriche perdono lavoratori mentre crescono sanità, turismo, assistenza e servizi. L'occupazione aumenta, ma il Paese produce sempre meno valore. È il paradosso italiano: più persone lavorano, ma la produttività resta ferma. Sempre meno tute blu, sempre più lavori precari, stagionali o a basso salario.

E quando si parla di salari, emerge un'altra questione. Dal 7 giugno entrerà in vigore il decreto sulla trasparenza retributiva, pensato per ridurre il divario tra uomini e donne. Ma secondo la Cgil il testo italiano svuota gran parte delle misure previste dall'Europa.

Un problema non da poco se consideriamo che, secondo l'Inps, le lavoratrici del settore privato continuano a guadagnare in media oltre il 25% in meno rispetto agli uomini.

Infine, c'è il tema che collega tutte queste storie: la distribuzione della ricchezza.

Bankitalia ci dice che il 10% delle famiglie italiane possiede oltre il 60% della ricchezza totale del Paese. La metà più povera delle famiglie, invece, si divide appena il 7%.

Mentre il lavoro perde potere, la ricchezza si concentra. Mentre si lavora di più, diventa più difficile migliorare la propria condizione. Mentre ci raccontano che il mercato premia il merito, i numeri raccontano una realtà molto diversa. Forse è questo il filo che unisce tutte le notizie della settimana: dai campi di fragole della Calabria alle statistiche di Bankitalia, passando per Wikipedia e le fabbriche che chiudono. La domanda non è soltanto quanti posti di lavoro vengono creati. La domanda è che valore diamo alle persone che lavorano. Perché quando il lavoro perde dignità, prima o poi perde anche diritti. E quando perde diritti, rischia di perdere tutto il resto. A partire dalla vita stessa.

Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.