“Una bella primavera”. Esordisce così il segretario generale Cgil Maurizio Landini nell’intervista apparsa oggi (mercoledì 25 marzo) sulla Stampa, commentando la vittoria del No al referendum sulla giustizia: “Quando il voto non è per qualcuno ma per qualcosa, la gente a votare ci va”.

Landini evidenzia che “la Costituzione nel nostro Paese continua a essere un riferimento importante: non è un caso che nell'arco di vent'anni è la terza volta che il voto stoppa il governo di turno che punta a cambiarla. Ma questo voto ha anche espresso la necessità di un cambiamento, risponde a un disagio sociale che le persone stanno vivendo”.

Il voto: giovani e Trump

Landini rimarca il voto dei giovani: “Al nostro referendum dell'anno passato avevano votato in cinque milioni e mezzo, la fascia 18-34 anni era stata l'unica in cui si era superato il quorum. I giovani, quando sono in ballo i loro diritti e le loro condizioni di vita, quando si parla di pace e di contrasto alla guerra, non solo ci sono, ma sono un elemento che va ascoltato e capito”.

Sul voto, prosegue, ha inciso anche “il sostegno che il nostro governo ha offerto alla politica guerrafondaia di Trump. Il presidente Usa rappresenta un'idea proprietaria della politica, in una logica in cui mercato e profitto si sostituiscono alla politica. Questa viene percepita come elemento pericoloso, visto che sta portando alla guerra e alla messa in discussione di qualsiasi diritto. Trump rappresenta un'idea di capitalismo che è quasi inconciliabile con la democrazia”.

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Il governo: adesso accetti il confronto

“L’esecutivo deve avere l'umiltà di smetterla di comandare per mettersi finalmente a governare”, argomenta Landini: “Quest’arroganza, questa logica autoritaria che hanno dimostrato finora spaventa le persone: in Italia amiamo le regole democratiche, non certo l'idea autoritaria secondo cui chi governa comanda e può fare quello che gli pare”.

Per il segretario Cgil il governo “deve accettare di confrontarsi con le parti sociali e il Parlamento, mediazione sociale e compromesso non sono brutte parole. In un momento in cui siamo di fronte a una situazione mai vista prima, col ritorno alla guerra e con l'aumento delle diseguaglianze, c'è bisogno del coinvolgimento delle persone e delle parti sociali”.

Il sindacato: due leggi d’iniziativa popolare

Il voto ha detto che “bisogna aumentare i salari, superare la precarietà nel lavoro, garantire la giustizia sociale, a partire dalla sanità pubblica e dalla scuola. Ma anche dalla stessa giustizia, visto che la lentezza dei processi e il rischio delle prescrizioni pesano sulle persone”.

Landini annuncia che nei prossimi giorni partirà la “campagna di raccolta firme per due leggi d’iniziativa popolare. La prima per il servizio sanitario universale pubblico. La seconda per abbattere la logica degli appalti e subappalti, affermando che per tutte le persone che lavorano, compresi lavoratori autonomi e partite Iva, allo stesso lavoro devono corrispondere stesso contratto e stessi diritti”.

Per reperire le risorse, conclude Landini, serve “una riforma fiscale che vada a prendere i soldi dove ci sono, riducendo la tassazione sul lavoro dipendente e sui pensionati e cancellando il fiscal drag. C'è bisogno di tassare rendite finanziarie, rendite immobiliari e profitti, allo scopo di fare gli investimenti necessari sia per aumentare la spesa sanitaria e quella per l'istruzione pubblica sia per realizzare quelle politiche industriali senza le quali rischiamo di andare verso la recessione e la deindustrializzazione”.