Dopo la crisi delle big tech e delle grandi piattaforme digitali, è arrivata quella dei giganti delle telecomunicazioni. Per il settore, marzo è stato un mese di annunci nefasti. In realtà si è iniziato l’ultimo giorno di febbraio con i 123 esuberi comunicati da Italtel: l’ennesimo piano di ristrutturazione si porterà via il 15% dei dipendenti.

Poi sono scesi in campo i colossi della telefonia: la multinazionale inglese Vodafone ha dichiarato mille “eccedenze di personale” da tagliare nei prossimi due anni, mentre Tim ha concordato 2 mila uscite volontarie in “isopensione”.

E ancora: Sky Italia ha comunicato un nuovo piano di contenimento dei costi che coinvolgerà altri 800 lavoratori, oltre ai 400 già previsti nell'accordo del 2021, mentre Ericsson ha appena illustrato ai sindacati il piano di riorganizzazione mondiale che prevede 150 esuberi in Italia.

“Stiamo facendo i conti con l’annunciata eutanasia di un intero settore”, commenta il segretario generale Slc Cgil Fabrizio Solari: “Gli investimenti arrancano, le aziende tagliano personale e vendono pezzi. Il problema non può risolversi nel confronto con le singole imprese: la crisi è strutturale e rimanda all’inefficienza del nostro ‘libero mercato’. Senza una rapida e decisa virata, l’Italia si allontanerà ancora di più dall’Europa”.

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