Non è solo il petrolio, il cosiddetto oro nero, a muovere i carri armati e innescare i conflitti più atroci. Esiste una tensione sotterranea, altrettanto feroce, che riguarda ciò che portiamo in tavola: come sfamare 10 miliardi di persone nel 2050? Aumentare la produzione delle risorse alimentari è davvero la scelta migliore? E se invece ci fosse un’ipotesi alternativa? Da qui parte il documentario di Francesco De Augustinis, intitolato How to Feed the Planet (come nutrire il pianeta).

Un modello alternativo esiste

Un film importante perché arriva oggi, nel nostro tempo di sfruttamento folle ed eccessivo delle risorse: non a caso la visione si apre con l’intervista a una signora di 102 anni, che di fatto racconta un modello alternativo. La famosa dieta mediterranea, che nel tempo è stata snaturata e strumentalizzata dal capitalismo, in realtà seguiva tutta un’altra strada e disponeva di usare responsabilmente le risorse sul territorio; un modello del secondo dopoguerra, pensato molto prima della pesca industriale e del business dello sfruttamento.

Di quel modello si ha ancora memoria nei borghi di Italia, piccole isole felici come il Cilento in cui si evoca quell’ipotesi alternativa e quel circolo virtuoso. Il documentario va proprio nei luoghi a interpellare gli anziani e le anziane abitanti, i custodi dei ricordi che illustrano un altro percorso possibile.

La dieta mediterranea, si racconta, prevedeva di coltivare i frutti della terra basandosi sulle reali necessità, non sulla dittatura di un’industria compulsiva; inoltre era un paradigma a tutto tondo, cucito sulla condivisione e sulla vita all’aria aperta, su un altro tipo di socialità, che ha portato nei piccoli centri una longevità straordinaria con vasta presenza di ultracentenari.

Contro i dogmi dell’industria alimentare

Il film di De Augustinis si pone quindi l’obiettivo di scardinare i dogmi dell’industria alimentare del presente, portando alla luce il ruolo spesso sottovalutato delle risorse primarie nell'innescare conflitti globali, dall’Europa dell'Est al cuore dell’Africa. Il titolo chiude il cerchio del progetto indipendente One Earth, iniziato nel 2019: dopo aver indagato la deforestazione tropicale, le conseguenze della zootecnia intensiva e i limiti dell’acquacoltura, il regista cerca ora una sintesi definitiva.

L'obiettivo è capire come assicurare cibo a tutti senza procedere alla distruzione sistematica degli ecosistemi o alla rovina delle popolazioni locali. Non solo un film-inchiesta, dunque, ma anche un tentativo di dare una risposta etica a una delle sfide più urgenti del contemporaneo.

Il percorso cita lo scienziato Ancel Keys, che  codificò proprio i principi originali della dieta mediterranea, molto prima della produzione industriale di cibo. Vengono poi attraversati alcuni teatri di crisi globale — Ucraina, Argentina, Repubblica Democratica del Congo — dimostrando che la terra e il grano sono obiettivi bellici tanto quanto i minerali.

Le multinazionali predatori del Congo

Simplex Malembe, portavoce dell’associazione congolese Conapac (la confederazione dei produttori agricoli), dichiara nel film: “Si pensa che la Repubblica Democratica del Congo sia un grande territorio selvatico per cui tutti pensano di venire per stabilirsi, prendendo della terra a loro piacimento. Le grandi multinazionali stanno venendo per accaparrarsi delle grandi superfici. C’è un collegamento tra la guerra e la produzione agricola. Le risorse minerarie sono la base, ma vediamo sempre più che anche le zone agricole più produttive sono motivo di conflitto”.

Il regista: è una scelta tra pace e guerra

Queste le parole del regista, Francesco De Augustinis: “Il film ci mette di fronte a una scelta da cui non possiamo scappare, che è poi la scelta della nostra epoca”. Non è più possibile “legittimare un sistema basato sullo sfruttamento, sulla distruzione e sulla sopraffazione”, che porterà a un numero sempre maggiore di conflitti per l’acqua e il cibo. Al contrario, è necessario costruire un modello basato su un uso equo: “Questa è una scelta politica che siamo chiamati a fare oggi per decidere tra un futuro di pace e prosperità o un futuro di guerre”.

Appuntamento l’11 aprile al Nuovo Cinema Aquila di Roma

Il documentario sarà presentato sabato 11 aprile alle ore 21:00 al Nuovo Cinema Aquila di Roma. L'evento si inserisce nella cornice del Festival delle Terre, rassegna dedicata all'agroecologia e ai diritti umani organizzata dal Centro internazionale Crocevia. Dopo la proiezione si terrà un dibattito con il regista Francesco De Augustinis e i giornalisti ambientali Stefano Liberti e Francesco Paniè, con la moderazione di Monica Di Sisto, per approfondire tutti i temi dell’opera.