È stata pubblicata nel pomeriggio di ieri (3 aprile) la circolare Inps n. 41, attesa da tempo dalle lavoratrici e dai lavoratori che hanno lasciato il lavoro accedendo a strumenti di accompagnamento alla pensione e che rischiavano di trovarsi senza reddito, senza assegno ponte e senza pensione. Il provvedimento interviene infatti sul tema della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti nei percorsi di uscita anticipata dal lavoro attraverso strumenti di accompagnamento alla pensione, quali l’isopensione, l’assegno straordinario di esodo e il contratto di espansione e che rischiavano di diventare veri e propri esodati.

Una criticità segnalata da tempo

Ma facciamo un passo indietro. Da mesi la Cgil aveva segnalato il rischio concreto che migliaia di lavoratrici e lavoratori coinvolti nei percorsi di esodo potessero trovarsi senza reddito a causa dell’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita previsto dalla legge di bilancio 2026. Un rischio reale, determinato dall’incremento dei requisiti – pari a un mese nel 2027 e a tre mesi dal 2028 – che avrebbe potuto generare un disallineamento tra la durata delle prestazioni di accompagnamento alla pensione e la decorrenza effettiva del trattamento pensionistico.

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Dopo una prima fase di sottovalutazione, in cui il problema non veniva riconosciuto, la questione è stata infine confermata anche dalla ministra del Lavoro nel corso di un’audizione parlamentare che ha aperto alla necessità di un confronto con le parti sociali per individuare una soluzione. Un passaggio tardivo, se si considera che da oltre due anni non si registra un confronto strutturato sul tema previdenziale, con l’ultimo tavolo risalente al 18 settembre 2023.

Per la Cgil è quindi essenziale individuare una soluzione che eviti di riaprire ogni volta una discussione sui numeri, come purtroppo già avvenuto in passato con il caso degli esodati, dove – a fronte di stime iniziali limitate a poche migliaia di persone – si è reso necessario intervenire con ben nove salvaguardie per sanare una platea molto più ampia di lavoratrici e lavoratori.

Le novità introdotte dalla circolare

La circolare Inps introduce elementi di chiarimento rilevanti. In primo luogo viene stabilito che per i lavoratori già titolari di prestazioni di accompagnamento alla pensione – assegni straordinari dei Fondi di solidarietà, isopensione e indennità di espansione – l’erogazione può essere prolungata fino alla prima decorrenza utile della pensione, anche qualora, per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, questa si collochi oltre la durata ordinaria prevista (attualmente tra 4 e 7 anni).

In secondo luogo, per i Fondi di solidarietà bilaterali (in particolare nei settori del credito e delle assicurazioni), viene prevista la possibilità di estendere la durata degli assegni, attraverso specifiche deliberazioni dei comitati amministratori, al fine di garantire la continuità della copertura.

Un ulteriore elemento di rilievo riguarda le domande già presentate: la circolare introduce una salvaguardia specifica per i lavoratori che hanno cessato l’attività entro il 31 gennaio 2026, prevedendo l’accoglimento delle domande anche nei casi in cui, con i nuovi requisiti pensionistici “in via prospettica”, si determinerebbe il superamento della durata ordinaria delle prestazioni, nonché il riesame di quelle eventualmente già respinte.

Infine, la circolare chiarisce che le nuove regole di prolungamento delle prestazioni si applicano anche agli iscritti alle gestioni pubbliche Cpdel, Cps, Cpi e Cpug, tenendo conto delle modifiche alla decorrenza della pensione anticipata (la cosiddetta finestra). Ne deriva la possibilità di estendere la durata delle prestazioni di accompagnamento alla pensione per coprire lo slittamento temporale tra la maturazione dei requisiti e l’effettiva decorrenza del trattamento pensionistico.

Cigna, Cgil: risultato importante, ma non basta

“È un risultato importante – dichiara Ezio Cigna, responsabile delle Politiche previdenziali della Cgil nazionale –, perché recepisce una criticità che avevamo denunciato con largo anticipo e che rischiava di colpire lavoratrici e lavoratori già usciti dal lavoro sulla base di accordi sottoscritti. In questo senso, viene garantita la continuità del reddito ed evitata quella situazione di vuoto di tutela che si sarebbe potuta determinare”.

Per Cigna questa situazione “avrebbe potuto essere affrontata prima. Il tema delle pensioni è estremamente delicato e richiede una gestione capace di anticipare le ricadute negative, evitando di scaricare incertezza e preoccupazione su persone che, una volta uscite dal lavoro, non hanno alcuna possibilità di rientrarvi”.

Per questo, continua, “siamo soddisfatti che si proceda rapidamente al riesame delle situazioni di coloro che, avendo cessato l’attività alla fine del 2025 sulla base dei requisiti allora vigenti, si sono ritrovati nel 2026 senza diritto né alla prestazione di accompagnamento né alla pensione, rimanendo per mesi privi di assegno e quindi senza alcun reddito”.

Tuttavia, aggiunge il sindacalista, “è necessario evitare che criticità analoghe si ripropongano per chi accederà a questi strumenti in futuro”. Il problema, infatti, è strutturale: ogni anno, con la pubblicazione del rapporto del Mef sulle nuove stime della speranza di vita, possono intervenire modifiche dei requisiti pensionistici. Questo espone le lavoratrici e i lavoratori – non quelli che già percepiscono l’assegno di esodo, ma coloro che cessano l’attività a fine anno – al rischio di trovarsi, poche settimane dopo, in un quadro diverso rispetto a quello su cui era stato costruito il loro percorso di uscita, poiché l’assegno non è ancora in pagamento.

Non si può gestire la previdenza con le emergenze

“Questo aspetto, nella circolare, non viene affrontato – prosegue il dirigente Cgil – si tratta probabilmente di un primo intervento, sicuramente positivo, ma che richiederà ulteriori chiarimenti entro la fine dell’anno, anche per coloro che sono nel sistema contributivo che non possono ancora accedere a queste misure di accompagnamento alla pensione”.

“La previdenza non può essere gestita per emergenze. Dopo oltre due anni dall’ultimo confronto del 18 settembre 2023, è indispensabile che l’esecutivo apra un confronto vero e strutturato con le parti sociali, per ridare certezza a un sistema su cui più volte è stato promesso il superamento della legge Monti-Fornero, ma rispetto al quale i fatti dimostrano che si andrà in pensione sempre più tardi e con assegni sempre più bassi”, conclude Cigna.