“In Italia e in Europa siamo di fronte a un passaggio strategico perché la quantità di investimenti pubblici e privati che servono per attraversare la transizione ambientale e digitale è senza precedenti. Le scelte che si stanno facendo in sede Ue per tornare a una logica di Patto di stabilità o di Patto di austerità e aumentare le spese per il riarmo siano un errore”. In una lunga intervista al Sole 24 Ore il segretario generale della Cgil Maurizio Landini si sofferma sui temi economici e rilancia le battaglie del sindacato.

L’emergenza delle morti sul lavoro

I numeri sono drammatici, sottolinea Landini: “Siamo a più di mille morti all'anno, quasi 500mila infortuni e più di 70mila malattie professionali all'anno. Va ripristinata la norma cancellata nel 2003 sulla parità di trattamento economico e normativo per tutte le persone che lavorano negli appalti, superando il sistema dei subappalti a cascata che sta generando una vera e propria giungla. Questo significa anche superare una precarietà che ha raggiunto livelli insopportabili, si tratta di un modello di competizione al ribasso che guarda solo al profitto. Questo è un danno non solo per i lavoratori, ma anche per il sistema produttivo del Paese. Sarebbe utile che con maggior forza anche il sistema delle imprese, assieme a noi, si battesse per cambiare queste regole”.

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Il finti tavoli del governo

Il rapporto col governo è quasi inesistente, i pochi incontri non portano a nulla. “Finora sono stati tavoli finti, perché una vera e propria trattativa non si è mai avviata. Noi - continua il leader di Corso Italia - è da un anno e mezzo che abbiamo presentato una piattaforma per fare un accordo sulla prevenzione e sulla sicurezza in tutti i settori pubblici e privati. Questa trattativa non si è mai aperta. Siamo stati riconvocati dopo la tragedia di Firenze, ai tavoli partecipa una quantità di sindacati che non ha alcun livello di rappresentanza, che depotenzia il ruolo stesso di chi questa rappresentanza ce l'ha. La discussione si sta concentrando sulla patente a credito per il solo settore edile”. La richiesta è semplice: “La patente a punti per tutti i settori affinché le imprese che non rispettano le regole siano escluse dagli appalti. Quanto avvenuto a Firenze non è un'eccezione, è un modello di fare impresa che si è affermato grazie anche alle legislazioni sulla precarietà e sul subappalto a cascata. Un altro tema che richiamiamo è l'applicazione dei contratti. Il legame tra la sicurezza e l'applicazione dei contratti chiama in causa la rappresentanza”.

La “porcata” del Pnrr

Netto il giudizio di Landini sul criterio del decreto Pnrr che fa riferimento al contratti più applicati invece che ai contratti firmati dalle organizzazioni più rappresentative. La definisce, senza mezzi termini, “una porcheria pura”. Insieme alla Uil “stiamo chiedendo nel nostro Paese di arrivare finalmente ad una legge sulla rappresentanza per misurare il peso dei soggetti che fanno i contratti, mi riferisco ai sindacati e alle imprese, garantendo il diritto dei lavoratori a votare per eleggere le proprie Rsu, per validare le piattaforme e gli accordi che li riguardano”. Su questa base, continua il leader sindacale, “si può dare una validità generale ai contratti nazionali di lavoro più rappresentativi, cancellando i contratti pirata, per fare in modo che i contenuti del contratto, economici e normativi, diventino vincoli di legge. Va poi riaperto un tema di diritto dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali anche di co-determinare le scelte strategiche che riguardano il lavoro che svolgono”.

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Pensioni in alto mare

“Quello delle pensioni per noi è un problema grande come una casa e resta una priorità”. Anche perché, sottolinea Landini, “con il sistema contributivo puro e con la precarietà che abbiamo i giovani sono destinati a rimanere senza una pensione. Il sistema previdenziale pubblico, che dovrà farei conti con la delicata questione dell'andamento demografico, rischia di non essere più credibile. I giovani e le donne stanno pagando un prezzo doppio perché non si riconosce nemmeno la differenza di genere. Ad oggi siamo di fronte a un governo che ha scelto di fare cassa sulla previdenza, sui pensionati, come dimostra il taglio della rivalutazione degli assegni pensionistici e l'inasprimento dei requisiti per il pensionamento”.

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Priorità: alzare gli stipendi

Per la Cgil il tema principale è aumentare i salari con il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro che vadano oltre l'Ipca (Indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi della Ue depurato dei prezzi dei beni energetici importati, ndr) “per tutelare davvero il potere d'acquisto, visto che sono stati penalizzati da un aumento dell'inflazione senza precedenti. Ci sono 12,5 milioni di lavoratori interessati al rinnovo nel privato e nel pubblico. Non porsi oggi il problema di rinnovi dei contratti che vadano anche oltre l'Ipca vuol dire, per quello che ci riguarda, accettare che si programmi una riduzione del valore reale dei salari. Nel pubblico, poi, il governo ha stanziato per il rinnovo dei contratti 2022-2024 risorse per aumenti non superiori al 6%, quando l'inflazione è tra il 16 e il 17%. C'è quindi un problema di aumenti delle risorse da reperire nella legge di bilancio”.

Un altro fisco è possibile

Landini parte da un assunto: “Circa il 90% dell'Irpef lo pagano i lavoratori dipendenti e i pensionati”. La tassazione sul lavoro dipendente e sulle pensioni è dunque troppo alta. “Si sta determinando una diseguaglianza non più sostenibile perché la rendita finanziaria e la rendita immobiliare, compresi i profitti delle imprese, sono tassati meno. E in più si sono introdotte la flat tax per il lavoro autonomo e il concordato preventivo; due persone con lo stesso reddito pagano tasse diverse, a seconda del rapporto di lavoro o della provenienza di quel reddito. È una follia. Noi siamo contrari alla delega votata in Parlamento perché si basa su una logica di condoni, senza intervenire su profitti ed extra profitti, o sul nodo dell'evasione fiscale che rimane un problema centrale. Qui ci sono le risorse per gli investimenti necessari per la sanità pubblica, la scuola, le politiche industriali. La questione fiscale è una delle ragioni che porterà la Cgil e la Uil a scioperare l’11 aprile e a scendere in piazza a Roma il 20 aprile.

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