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È un Natale amarissimo quello dei 150 lavoratori della Hydro Extrusions di Feltre (Belluno), azienda norvegese attiva nei settori dell’alluminio a basse emissioni di carbonio e delle energie rinnovabili, che a fine novembre ha annunciato la chiusura dello stabilimento.
Una dismissione che il 17 dicembre la multinazionale ha ribadito nel vertice che si è tenuto a Mestre (Venezia), presso la sede di Veneto Lavoro. In quell’incontro, l’unico risultato ottenuto dai sindacati è stato il rinvio a febbraio della procedura di chiusura e di licenziamento collettivo, unito all’impegno di chiedere ai vertici della multinazionale l’eventuale disponibilità alla cessione del sito ad altra proprietà.
L’azienda ha garantito che in questi mesi lavoratori e lavoratrici lavoreranno a pieno regime fino alla data dell’incontro che sarà fissata all’inizio del prossimo anno. Da segnalare, infine, che sulla vertenza si è anche attivato il prefetto Roccoberton che ieri (martedì 23 dicembre), durante l’incontro con i sindacati, ha confermato di aver già inviato a Roma una nota formale per sollecitare il governo a convocare il tavolo di crisi al ministero delle Imprese.
La decisione della multinazionale
La chiusura dell’impianto bellunese fa parte di un “processo di consolidamento delle attività europee di estrusione” deliberato dal Consiglio di amministrazione della multinazionale, che prevede la dismissione anche dei siti produttivi di Cheltenham e Bedwas (Regno Unito), Lüdenscheid (Germania) e Drunen (Paesi Bassi), per complessivi 730 licenziamenti (su un totale di circa 7 mila dipendenti).
Nel 2024 la società ha fatturato oltre 17 miliardi di euro, il costo della “ristrutturazione” è valutato intorno ai 160 milioni. “La decisione – ha spiegato il gruppo in una nota ufficiale – è frutto di un’analisi approfondita delle performance e dell’attuale contesto di mercato, con l’obiettivo di garantire la sostenibilità e rafforzare la competitività a lungo termine del business europeo dell’estrusione”.
L’analisi dei dati aziendali
Nei primi nove mesi del 2025 Norsk Hydro ha realizzato un Ebitda (profitto lordo) rettificato di oltre 1,98 miliardi di euro e un Ebit rettificato di oltre 1,3 miliardi: il risultato più alto degli ultimi tre anni. Anche l'utile netto rettificato è in forte crescita, attestandosi a oltre 806 milioni di euro.
Norsk Hydro remunera in maniera molto generosa gli azionisti: negli ultimi quattro anni ha pagato complessivamente oltre tre miliardi di euro di dividendi. Nel maggio 2025, inoltre, è stata deliberata la distribuzione di ulteriori 378 milioni di euro di dividendi.
Tra il 2021 e il 2024 Norsk Hydro ha realizzato utili netti cumulati pari a 4,358 miliardi di euro, che una volta rettificati da poste straordinarie diventano oltre 5,1 miliardi di euro; a questi devono aggiungersi gli utili che verranno realizzati nel 2025.
“La situazione di Hydro Italy – ha spiegato il ricercatore del Centro studi Fiom Cgil nazionale Matteo Gaddi – è l'esempio lampante di una gestione predatoria: negli ultimi quattro anni la società italiana ha accumulato utili netti complessivi per oltre 31,2 milioni di euro. Il 2024 è stato l'unico anno in perdita (-3,3 milioni), un dato irrisorio se confrontato con gli utili del triennio precedente”.
Fiom Belluno: “Nessuna crisi, solo logiche di profitto”
“Come si può pensare – commenta il segretario generale Fiom Cgil Belluno Stefano Bona – di continuare a crescere ed essere competitivi sul mercato se invece di utilizzare gli utili per fare investimenti su macchinari e stabilimenti, l’unico interesse è distribuire dividendi agli azionisti? Nello stabilimento feltrino sono anni che non vengono fatti gli investimenti necessari per aggiornare la produzione”.
Il dirigente sindacale evidenzia che “tutti devono sapere che la decisione di chiudere non ha nulla a che vedere con una reale crisi industriale, ma risponde esclusivamente a logiche di profitto che calpestano la dignità del territorio. L'analisi dei bilanci di Norsk Hydro e Hydro Italy ci dice che siamo di fronte a una multinazionale in piena salute, che ha deciso di scaricare 150 lavoratori dopo aver realizzato utili d'oro”.
Stefano Bona non nasconde “la propria indignazione davanti all’ottusa visione dell’azienda che ha confermato la decisione di chiudere, dimostrando l’assoluta mancanza di rispetto della proprietà per lavoratori e lavoratrici che sta mettendo in mezzo a una strada senza alcuna motivazione valida”.
Il segretario generale Fiom Belluno così conclude: “Riteniamo assolutamente necessaria l’apertura di un tavolo al ministero per cominciare a discutere anche lì del futuro della Hydro e dei possibili soggetti cui proporre lo stabilimento, con tutta la forza lavoro presente in questo momento, nell’attesa che dalla Norvegia arrivi la disponibilità alla cessione dell’impianto in modo che possa continuare a esistere nel tessuto produttivo feltrino e veneto”.

























