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“Il gelido, l’aristocratico, il raffinato intellettuale chiuso nella sua torre d’avorio. Lo hanno spesso descritto così, in questi giorni, su riviste e quotidiani”, scriveva Bruno Ugolini, che lo conosceva bene e che lo ricorda “in mille assemblee operaie, intento, magari, a rischiare di buscare i bulloni in testa, come quella volta a Mirafiori, tanti anni fa”.
“C’è in quell’episodio - scrive il giornalista - la sua concezione, non certo elitaria, del sindacato, della politica. Il gusto del confronto, anche duro, con i lavoratori, con i protagonisti, con quelli che un giorno, in un libro, ha chiamato i produttori”.
“Gelido? - prosegue Ugolini - Una non più giovane compagna di quegli antichi apparati che resistono a tutti gli eventi ammette che forse può sembrare così. Lo racconta come uno che si trattiene, con una grande capacità di autocontrollo, quasi timido. Ma che quando occorre sa mettere in campo tutte le sue energie”.
“Giorni difficili e confusi anche se li ho vissuti con un sorprendente distacco - scrive Trentin nei suoi diari -. È precipitata la crisi nella Cgil. Antonio ha rimesso il suo mandato, incontrando, purtroppo, un’accoglienza anche troppo disinvolta e glaciale. Si è aperta la consultazione sul nuovo segretario generale, in un’atmosfera tesa, piena di critiche reciproche, di recriminazioni, di domande sincere ed esasperate di cambiamento che si intrecciavano con manovre da basso impero e contrastanti tentativi di rivalsa e di scalata al potere".
“(…) Domani, a quanto pare, la consultazione del C.D. mi designerà come nuovo segretario generale. Non so provare forti emozioni. Da un lato certo, la sensazione fredda di un atto di giustizia rispetto alle basse manovre di Lama e compagni prima dell’ultimo Congresso. Ma dall’altro lato molte incertezze sulle possibilità di contribuire in modo efficace e curare il malato, tenuto conto delle complicazioni secondarie intervenute che appaiono oggi più gravi del male originario”.
"E poi, il dolore, il rammarico, il senso di fallimento personale che provo per lo scacco di Antonio nella piena coscienza delle responsabilità che io ho avuto nello spingerlo in questa prova, dal momento in cui mi sono convinto che quella burocrazia sindacale e partitica allora dominante escludeva un’avventura come la scelta della mia persona. Temo anche per la mia attitudine a sapermi ‘fermare, leggere e riflettere’ nel corso degli impegni che mi attendono e di sapere, quindi, sceverare le cose che contano, alle quali assicurare un futuro e gli ‘accessori’, i dati contingenti, in ordine ai quali anche le mediazioni più spregiudicate sono possibili. Vedremo”.
“È cominciata la nuova storia della mia piccola vita - torna a scrivere Bruno il 6 dicembre -. Fino a quando non lo so. Qualche tentativo di gettare nuove basi, nuove regole al lavoro e alla ricerca della Cgil”.
Di seguito uno stralcio del primo intervento di Trentin al direttivo confederale della Cgil (qui l’integrale):
Non voglio nascondere che sono animato da sentimenti molto contrastanti nel momento in cui accetto la proposta della segreteria della Cgil, sentimenti molto contrastanti anche perché esiste in me la volontà di dedicare tutte le energie che conservo al lavoro che attende tutti noi: la ricostruzione piena di una trasparente identità politica e sindacale della Cgil, in primo luogo di fronte ai lavoratori che vogliamo rappresentare, e la tessitura di un nuovo rapporto di ricerca, di confronto e solidarietà nel gruppo dirigente di questa organizzazione.
Dobbiamo affrontare con maggiore rigore e audacia i problemi inediti della condizione e dei diritti delle donne e degli uomini che lavorano in un rapporto di subalternità, in una fase di sconvolgente trasformazione degli assetti economici e sociali e degli stessi valori di questa società. Nello stesso tempo non mancano in me i dubbi sulla capacità di reggere a una prova così complessa. Una prova che richiede la massima apertura alla comprensione del nuovo, del diverso; modestia di fronte a suggestioni che sembrano contraddire convinzioni sedimentate; rispetto pieno del pluralismo delle opzioni e delle proposte.
Una prova che richiede insieme una capacità di svolta nel breve periodo; intendo non solo di decisione pratica, ma di orientamento trasparente, di condotta operativa conseguente con rigorosa coerenza. Anche perché avverto come, da molti anni a questa parte, la prassi del sindacato, e non solo della Cgil, sia andata spesso in direzioni diverse e si sia dilaniata tra giuramenti conservatori e pragmatismo senza princìpi. Voglio dire ancora che avverto questa mia scelta come un fatto personalmente doloroso perché essa avviene dopo l’amara decisione di Antonio Pizzinato.
























