Un altro giorno di sciopero per i giornalisti, il terzo di un pacchetto di 5 proclamato dalla Federazione nazionale della stampa italiana per il rinnovo di un contratto scaduto da 10 anni. La situazione della contrattazione con la Federazione italiana degli editori è quella che si è soliti chiamare di stallo.

I temi non sono squisitamente economici, perché questi si intrecciano con la salvaguardia della libertà di stampa, dei precari e dei giovani che si affacciano al giornalismo, come ci spiega Stefano Ferrante, segretario della Federazione della stampa romana, facendo il punto della situazione nel podcast. 

“Gli editori non ci sentono – inizia col dire Ferrante –, sono latitanti, non rispondono neanche dopo due giornate di sciopero con un'adesione senza precedenti. Una categoria che non scioperava da tantissimi anni, torna a farlo con un grande successo di partecipazione e gli editori non battono nessun colpo”.

Editori che prendono senza dare 

“Credo che gli editori siano in grave difficoltà – prosegue –, anche perché ci sono stati cambiamenti importanti nella loro compagine e il loro fronte è in evoluzione, ma non possono più pensare di continuare a far finta che gli stipendi siano quelli giusti perché l'inflazione li ha colpiti per il 20%. Non possono continuare a discriminare i giovani che, quando non sono precari, vengono contrattualizzati con dei contratti illegittimi, con dei forfettari ridicoli che di fatto eludono la contrattazione nazionale dove c'è quella aziendale, non possono continuare a sfruttare i collaboratori facendo ostruzionismo per che vengano varate le tabelle della legge sull'equo compenso che lo ricordiamo dovrebbe parametrare il lavoro di chi è fuori dalle redazioni a quello di chi è dentro”.

CONFERENZA STAMPA DI INIZIO ANNO DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MELONI, GIORNALISTI DA 10 ANNI SENZA CONTRATTO MA ALLA FIEG FINANZIAMENTI MILIONARI
CONFERENZA STAMPA DI INIZIO ANNO DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MELONI, GIORNALISTI DA 10 ANNI SENZA CONTRATTO MA ALLA FIEG FINANZIAMENTI MILIONARI
CONFERENZA STAMPA DI INIZIO ANNO DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MELONI, GIORNALISTI DA 10 ANNI SENZA CONTRATTO MA ALLA FIEG FINANZIAMENTI MILIONARI (IMAGOECONOMICA)

Quindi gli editori stanno “facendo le barricate per continuare a pagare due spicci i collaboratori, per non rinnovare il contratto di lavoro, ma vanno a battere cassa di continuo a Palazzo Chigi, in Parlamento, vogliono ancora soldi pubblici: hanno avuto 500 milioni negli ultimi anni e non applicano correttamente i contratti. Questa è una cosa intollerabile. Se andranno a chiedere soldi, in quei giorni ci faremo sentire con altri scioperi e altre iniziative anche giudiziarie contro i forfettari illegittimi, l'appropriazione indebita della proprietà intellettuale dei giornalisti che non vengono pagati per il diritto d'autore, contro lo sfruttamento dei precari e tanto altro”.

Ferrante ricorda la partita “dell'intelligenza artificiale, che è un'altra grande insidia e che loro non considerano uno strumento di lavoro, ma il modo per cacciare via il giornalista dal posto di lavoro, come hanno fatto in questi anni, con i prepensionamenti”.

Le cause dello stallo 

La trattativa non ha fatto passi in avanti, benché non ci sia alcun punto di contatto tra le due visioni, vi sono però alcuni punti particolarmente divisivi, tra questi, come spiegato da Ferrante, è che “gli editori vogliono pagarci meno e già lo hanno fatto in questi anni con il mancato rinnovo del contratto, molto spesso è disapplicato. Talvolta per fare applicare il contratto i colleghi vanno davanti al giudice, poi spendono soldi per la causa, hanno ragione dopo anni e intanto il l’editore non spende e comunque qualche vantaggio lo ottiene. Lo hanno fatto svuotando le redazioni”.

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“Un esempio: due pensionati escono a quota 87, 62 di anzianità anagrafica e 25 di anzianità contributiva, questo è possibile per la legge 416, nei giornali e nelle agenzie, mentre non è possibile, per esempio, nelle televisioni, ma loro lo fanno sistematicamente con i conti in attivo e così escono due giornalisti ed entra una persona non necessariamente giornalista”.

“Ma questo non gli basta. Ai neoassunti applicano contratti pirata, perché fanno finta di applicare il contratto nazionale e gli accordi aziendali (dove ci sono), ma fanno invece dei forfet irrisori che comprendono tutto”. 

“Ora non si accontentano neppure di questo. Cosa hanno chiesto a noi del sindacato? ‘Noi vi diamo un piccolo aumento, l'importante è che voi ci lasciate massacrare i neoassunti, i prossimi che arrivano, perché noi non vogliamo più pagare le notti dalle 23, ma dalle 24. Non vogliamo pagare le domeniche come facciamo attualmente, i festivi. Non vogliamo pagare le festività soppresse’. In buona sostanza vogliono tagliare gli stipendi di circa il 25-30% per i non assunti e automaticamente poi li tagliano anche agli altri, perché agli altri le parti variabili non sarebbero più applicate, sarebbero messi di riposo nei giorni festivi”.

Scioperare per un’informazione sana e libera 

Il segretario di Stampa romana ha quindi spiegato il meccanismo che applicano di editori, anche perché per loro “non esiste un futuro dell'informazione, noi invece ci crediamo. L'informazione è la merce di questa nuova società”.

“Il problema – prosegue – è fare dei prodotti per stare dentro l'informazione in modo credibile e rivendicare gli spazi di fronte agli OTT, gli ‘over the top’, Google, intelligenza artificiale, Facebook, social, motori di ricerca. Quest sono i temi su quali gli editori devono investire, anziché dirci che si mettono al tavolo solo se ci riduciamo gli stipendi”.

“Gi editori sognano dei giornalisti malpagati, iperflessibili, con stipendi bassissimi”, perché tutto questo li rende più fragili, quindi soggetti a subire pressioni nell’esercizio del lavoro di giornalisti  a discapito della trasparenza e della libertà di stampa.

"In qualche azienda i giovani che entrano dopo un po' si dimettono – ci ricorda Ferrante –, se ne vanno perché lavorano 14 ore per delle paghe orarie ridicole. E tutto questo avviene anche perché c'è una politica che continua a dare quattrini agli editori senza chiedere conto di come li impiegano. Questa è la verità. Le sovvenzioni pubbliche sono importanti, ma devono essere date per creare informazione, pluralismo e occupazione correttamente pagata, non per far arricchire persone che vivono di rendita e utilizzano i mezzi di informazione come arma di pressione sulla politica per avere altri vantaggi”.