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“Le morti dei lavoratori Claudio Salamida e Loris Costantino sono la prima questione che abbiamo posto, chiedendo un piano straordinario per la salute e la sicurezza con le risorse necessarie”. Questa la prima richiesta di Michele De Palma (segretario generale Fiom Cgil) e Loris Scarpa (nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil) al tavolo dell’ex Ilva che si è riunito giovedì 5 marzo a Roma.
“Palazzo Chigi ha compreso la richiesta”, continuano De Palma e Lodi: “Abbiamo ottenuto una convocazione al ministero del Lavoro per il 12 marzo in cui saranno affrontate tutte le questioni che da tempo denunciamo, che riguardano le manutenzioni per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori. Le risorse e l’aumento dell’occupazione servono ad abbattere i rischi per i lavoratori. Nel frattempo, il confronto sulla cassa integrazione rimane sospeso”.
La Fiom ha anche evidenziato l’urgenza di “un intervento contro il dumping contrattuale nella catena degli appalti e sulle condizioni che vengono applicate ai lavoratori, come da noi denunciato mesi fa, con la consegna di un dossier specifico alla ministra del Lavoro. Per tutti i lavoratori devono esserci le stesse condizioni di sicurezza e di applicazione del contratto nazionale dei metalmeccanici”.
La cessione del gruppo
Altra questione affrontata è stata la vendita al fondo d’investimento statunitense Flacks. Il governo ha annunciato che entro tre settimane dovrà concludersi il confronto con il fondo. Sostenibilità del piano industriale dell'investitore, certezze finanziarie sugli investimenti e partner industriali che devono affiancarlo: sono questi, a detta del governo, i paletti messi dall’esecutivo per la cessione. Su questo tema, è stato già previsto entro la fine del mese un nuovo confronto a Palazzo Chigi.
“Noi continuiamo a pensare che oggi è necessario che lo Stato si assuma la responsabilità di garantire lavoratori e cittadini”, spiegano i due dirigenti sindacali: “L’unica soluzione rimane l’intervento pubblico nella gestione dell’azienda per dare avvio alla decarbonizzazione della produzione di acciaio, al fine di garantire la continuità produttiva e l’occupazione, producendo acciaio e rifornendo le lavorazioni a freddo di tutti gli stabilimenti”.
La sentenza di Milano
A fine febbraio il Tribunale di Milano ha stabilito che le attività produttive dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto dovranno fermarsi dal 24 agosto di quest’anno. L’acciaieria rimarrà aperta solo se, entro sei mesi dalla decisione del Tribunale, verranno effettuati interventi per mettere in sicurezza i lavoratori e i cittadini della città pugliese.
“Nel corso dell’incontro – concludono De Palma e Lodi – abbiamo appreso che i commissari straordinari hanno dato mandato ai legali per l’impugnazione, entro lunedì 9 marzo, della sentenza del Tribunale di Milano”. Il governo ha specificato che per il gruppo Flacks la sentenza, pur da valutare nei suoi obblighi, non è un ostacolo per la continuazione del negoziato.
























