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Il brutale omicidio di quattro lavoratori stranieri ad Amendolara, nel Cosentino, è “l’ennesimo episodio di un sistema di accoglienza e avviamento al lavoro che non funziona e finisce per favorire chi sfrutta e riduce in schiavitù, come sappiamo bene anche in Puglia”, si legge in una nota della Cgil del territorio. “Un’altra stagione di grandi raccolte si avvicina e i ghetti, che soprattutto qui da noi segnano drammaticamente un sistema fallimentare di accoglienza e gestione dei flussi migratori, rimangono sulle nostre mappe con il loro carico di sfruttamento e diritti negati. Un sistema tollerato da normative sbagliate che favoriscono diffusa illegalità. Dopo quattro anni di governo delle destre a parte la retorica securitaria sugli stranieri, possiamo dire che nulla è stato fatto, anzi si sono prodotti danni come la perdita delle risorse del Pnrr per il superamento degli insediamenti informali”.
Ad affermarlo con forza è la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, che richiama “il brutale omicidio di quattro lavoratori agricoli ad Amendolara perché avevano osato ribellarsi a sfruttamento e caporalato, un sistema tollerato se non favorito dallo Stato in cui padroni spietati e filiere criminali costringono migliaia di persone a vivere condizioni di lavoro e accoglienza prossime allo schiavismo, sottoposti al ricatto del silenzio e dell’accettazione di un reddito qualunque sia”.
Il fallimenti dei decreti flussi: i dati della Puglia
La critica della Cgil si concentra sulla fallimentare politica dei flussi migratori, “un sistema irrazionale che non funziona e spesso spinge proprio i lavoratori che ricevono il nulla osta nel limbo dell’invisibilità e in balia di caporali, perché una volta entrati in Italia i loro datori di lavoro non attivano i contratti di soggiorno”.
Basta scorrere i dati del decreto flussi 2025 per capire perché non serve e non funziona: a fronte delle 18.165 quote stabilite per la Puglia, le domande pervenute sono state maggiori, 24.881. Ma i nulla osta rilasciati appena 6.482 e i visti 3.409. Le richieste effettive di permesso di soggiorno alla fine di questa giostra appena 701. Quanto sia fallimentare il sistema lo si comprende concentrandosi sulla provincia di Foggia, da sempre il territorio dove è più alto il numero di lavoratori stranieri e la numerosità delle imprese agricole: appena 451 le quote stabilite, 22.946 le domande pervenute, 339 nulla osta rilasciati, e solo 172 visti. Alla fine le richiede di permesso di soggiorno sono state appena 71.
“Sono tantissimi i lavoratori che finiscono in un limbo a causa di procedure farraginose e sistema di reclutamento che spesso celano padroni senza scrupoli che non mantengono gli impegni – sottolinea la segretaria della Cgil Puglia -. Si costruisce un esercito di riserva di irregolari senza voce e diritti da poter reclamare. Così come tantissimi, pur in Italia da diversi anni, non hanno potuto rinnovare il proprio permesso di soggiorno perché ha chiuso la propria azienda, o perché il datore di lavoro non ha rispettato gli impegni sul contratto. Lo Stato non può far finta di non vedere. Di questi invisibili si popolano i ghetti, su questi esseri umani viene esercitato quel brutale meccanismo di riduzione in schiavitù che favorisce padroni senza scrupoli e arricchisce imprese criminali dedite all’intermediazione irregolare della mandopera”.
“Sanatoria come in Spagna per sottrarre al ricatto migliaia di lavoratori”
L’unica vera azione per favorire legalità e rispetto delle norme, propone Bucci, “recuperando sul fronte dei salari e anche su quello dell’evasione previdenziale e contributiva che il caporalato genera, sarebbe una sanatoria per i migranti presenti da anni sui nostri territori, almeno prevedendo permessi temporanei per attesa occupazione. Come fatto in Spagna dove sta producendo risultati anche sul piano economico. Farli emergere mettendoli nelle condizioni di esigere rapporti di lavoro regolari, salari dignitosi, condizioni per uscire dal ricatto del caporale su accoglienza e trasporto, perché su questo lucra la criminalità, sull’assenza e i vuoti che genera lo Stato. Va cambiata la Bossi-Fini, legge obsoleta e fallimentare, va modificato il sistema di reclutamento perché è assurdo pensare che un datore di lavoro recluti qualcuno che non conosce, vanno incrociati dati secondo logiche di congruità ettaro-colturale, per smascherare chi ricorre a lavoro nero e grigio. Sapendo che un'altra estate di inferno nel caldo delle lamiere di Borgo Mezzanone o di altri ghetti si preparano a vivere migliaia di operai agricoli, gli stessi che permettono al nostro sistema agroalimentare di primeggiare nel Paese. Un sistema spesso però sporco di sangue e che puzza di schiavismo”.























