Sciopero nazionale oggi (4 giugno) dei lavoratori e le lavoratrici del British Council contro un licenziamento collettivo che riguarda 108 persone sulle 130 impiegate in Italia. Prevista anche una manifestazione a Roma, alle 14, in piazza SS. Apostoli.

“La mobilitazione è la risposta alla volontà di smantellare l’83% dell'organico attraverso un licenziamento collettivo”, una procedura che “azzererebbe, di fatto, la storica presenza dell'ente culturale britannico nel nostro Paese”, si legge in una nota della Flc Cgil. Uno sciopero molto partecipato si era svolto già il 21 maggio scorso e l’incontro del 27 maggio non aveva portato nessun risultato.

Rsa e Flc denunciano “l'atteggiamento rigido e speculativo della dirigenza, che continua a trincerarsi dietro la scusa di una finta ‘crisi aziendale’ per avallare una decisione puramente politica del governo di Londra, calpestando così i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e tradendo l’accordo culturale bilaterale tra Italia e Regno Unito in vigore dal 1951”.

Il sindacato della conoscenza della Cgil chiede al ministeri degli Esteri, della Cultura e del Lavoro “di adoperarsi affinché il governo italiano intervenga prontamente a difesa dei posti di lavoro e della dignità del nostro Paese, intimando al governo inglese il rispetto dei trattati internazionali. I posti di lavoro non si toccano e il British Council non si cancella”, sottolinea la nota.

A dar man forte alla protesta è arrivata una lettera di solidarietà dalla University and College Union (Ucu), il principale sindacato britannico dell’università e dell’istruzione superiore.

Nella lettera, firmata dalla segretaria generale Jo Grady, la Ucu esprime pieno sostegno alla vertenza per il ritiro del progetto di chiusura e per la salvaguardia dei posti di lavoro, sottolineando le pesanti conseguenze che tale decisione avrebbe non solo per il personale coinvolto e le loro famiglie, ma anche per gli studenti e per i consolidati rapporti culturali ed educativi tra Italia e Regno Unito.

Il sostegno dell’Ucu nasce da una mozione votata il 29 maggio nel loro congresso e proposta da Graeme Burnley, ex insegnate del British Council, che ha impegnato l’organizzazione a sostenere concretamente la vertenza, a sensibilizzare il Parlamento britannico e a promuovere iniziative di solidarietà all’interno del movimento sindacale del Regno Unito.

La lettera, commenta la Flc Cgil, “conferma come la difesa del lavoro, dell’istruzione e della cooperazione culturale internazionale rappresenti una responsabilità condivisa che supera i confini nazionali. In un momento in cui si moltiplicano le scelte politiche orientate alla riduzione degli investimenti pubblici nell’istruzione, nella cultura e nella ricerca, la solidarietà internazionale tra lavoratrici e lavoratori assume un ruolo ancora più importante”.