“Oggi si apre una vertenza nazionale sull'industria, perché è in gioco il futuro del nostro Paese”. Così Maurizio Landini e Michele De Palma, parlando ieri (mercoledì 13 maggio) nel corso dell’Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati dell’industria metalmeccanica in corso a Bari.
Landini: “La globalizzazione mette a rischio le democrazie”
“La globalizzazione è oggi la ragione dell’attuale caos internazionale e del ritorno alle guerre”, ha detto il segretario generale Cgil Landini, nell'intervento di chiusura della prima giornata dell'Assemblea: “La logica della competizione e del mercato libero è l'elemento che si è inserito dentro il modo di pensare non solo di chi ha vinto la lotta di classe, ma anche di chi l'ha subita”.
Per Landini “i processi che hanno governato in questi anni l'economia, hanno cambiato e peggiorato anche il modo di fare impresa”. Dunque, rimettere al centro il lavoro e l'industria “non è solo una rivendicazione sindacale, ma ha un significato politico, perché pone il tema di affermare un altro modello di società e di sviluppo cui orientare la nostra azione”.
Il leader Cgil evidenzia allora l’esigenza di “cambiare il sistema dei poteri che si è determinato, dentro e fuori dai luoghi di lavoro. La conclusione di questo processo di globalizzazione sta riportando alla guerra e sta mettendo in discussione il futuro delle democrazie come le abbiamo conosciute”.
La fine della democrazia sembra anche l’orizzonte indicato dall’attuale presidente degli Stati Uniti: “Trump rappresenta un'idea di capitalismo che si sta sostituendo allo Stato e alla politica, sono il mercato e il profitto a farsi Stato e a farsi politica. E con queste caratteristiche determina anche l'uso della guerra e della forza. Il modello capitalistico che oggi rappresenta Trump è incompatibile con la democrazia”.
De Palma: “Serve un piano straordinario di investimenti”
“L'industria metalmeccanica, e conseguentemente il Paese, sono a un passo dal collasso economico”, ha spiegato il segretario generale Fiom Cgil Michele De Palma, intervenendo a Bari: “Si sono persi oltre 100 mila posti di lavoro dal 2008 a oggi, e nei primi mesi del 2026 le ore di cassa integrazione corrispondono a 132 mila lavoratrici e lavoratori a rischio. Su questo si devono assumere una responsabilità il mondo delle imprese e le istituzioni”.
Per De Palma “la reindustrializzazione e la doppia transizione non sono solo obiettivi economici, ma scelte sociali e politiche per ricostruire capacità produttiva, autonomia e qualità del lavoro, altrimenti l'Italia rischia di perdere la propria sovranità industriale”.
Il leader Fiom chiede alla presidenza del Consiglio di definire insieme ad aziende e sindacati “un piano straordinario di investimenti per garantire l'occupazione, sostenere la ricerca, lo sviluppo e la produzione, a partire da un intervento sul costo dell'energia, consolidare e far crescere la dimensione industriale del Paese, favorire l'aggregazione d'impresa e la rigenerazione dell'occupazione”.
Il decreto Primo Maggio
“Il decreto sul salario giusto è una presa in giro”. Il giudizio del segretario generale Landini sul provvedimento è netto: “In un momento in cui salari e pensioni hanno perso potere d'acquisto, è paradossale che il Primo Maggio venga usato per dare soldi alle imprese. Da quel decreto in tasca ai lavoratori non arriva un euro”.
Landini rimarca che “quel decreto non cancella i contratti pirata, bensì ha l'obiettivo di non introdurre in Italia il salario orario minimo, di non fare una legge sulla rappresentanza, di non affrontare seriamente i problemi”. Sulla rappresentanza Landini ha detto che “è aperta una trattativa con le associazioni imprenditoriali, in modo che i contratti che hanno valore siano quelli firmati da soggetti rappresentativi e approvati dalle lavoratrici e dai lavoratori”.
Il caso Electrolux
“La situazione che abbiamo trovato davanti agli stabilimenti di Electrolux è di disperazione, non è possibile avere dalla sera alla mattina una comunicazione di questo tipo”, dichiara il leader Fiom de Palma: “Gli scioperi e le iniziative di conflitto andranno avanti, e vogliamo un sostegno reale da parte sia del governo sia dell'opposizione”.
Per De Palma Electrolux deve “ritirare il piano di 1.700 licenziamenti, perché negoziare con una pistola puntata alla testa delle lavoratrici e dei lavoratori è inaccettabile. La convocazione al ministero delle Imprese è un primo passo, ma su una partita come questa di Electrolux, come su altre vertenze, deve intervenire direttamente la presidente del Consiglio Meloni”.
La vertenza ex Ilva
“Sono almeno 15 anni che pensiamo sia necessario un intervento pubblico per salvare il sistema industriale, a partire dall’ex Ilva”, argomenta il leader Cgil Landini: “Non l'hanno mai voluto fare, si sono persi anni, si sono buttati via soldi e oggi siamo di fronte a un rischio molto concreto”.
Il leader sindacale sottolinea che “il nostro Paese continua a comprare acciaio in giro per il mondo in modo molto forte. Senza un intervento diretto pubblico oggi si rischia di far saltare quello che è rimasto dell’ex Ilva. Oggi è il momento di investire sul lavoro e sul rilancio del sistema industriale del Paese”.






















