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La vertenza

Poste non rispetta gli impegni, lavoratori a casa

Lavoro © Marco Merlini Siena, 8 febbraio 2021 Consegna della posta
Foto: Marco Merlini
P. P.
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Nonostante le intese sottoscritte al Mise, alcuni contratti di somministrazione in scadenza non sono stati rinnovati, e si teme per i prossimi che andranno prorogati. Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp hanno dichiarato lo stato di agitazione

I primi contratti sono scaduti il 30 aprile e a casa sono rimasti otto lavoratori. A fine maggio scade un altro scaglione, una quarantina. Così a ottobre e a dicembre, via via fino a fine anno. E non si sa quanti ne verranno man mano rinnovati. I 425 somministrati assunti da Adecco che sono in missione in Poste italiane vivono appesi a un filo. Per garantire la loro continuità occupazionale a parità di trattamento era stato anche firmato un impegno al ministero dello Sviluppo economico, che evidentemente non viene rispettato.

“Per questo insieme a Felsa Cisl e Uiltemp abbiamo proclamato lo stato di agitazione – spiega Giuseppe Cillis, di Nidil Cgil nazionale -. In mano abbiamo le intese sottoscritte al Mise il 20 ottobre scorso, in cui si diceva che Poste poteva garantire continuità occupazionale ai lavoratori e alle lavoratrici somministrate previo cambio di mansione”. Il che vuol dire che ai 425 autisti è stato chiesto di diventare portalettere. “Abbiamo fatto assemblee con i lavoratori, proposto il cambio e quasi tutti hanno aderito. Ma al momento della scadenza, otto contratti non sono stati rinnovati. Questo vuol dire non rispettare gli impegni presi. Adesso siamo preoccupati per le prossime scadenze”.

Per trovare una soluzione, i sindacati hanno chiesto al ministero del Lavoro di aprire una procedura di raffreddamento, con relativo tentativo di conciliazione. “All’incontro si è presentata solo l’agenzia Adecco, che continua a rimarcare la sua impossibilità di agire per confermare gli impegni assunti – prosegue Cillis -. Quindi la procedura si è chiusa negativamente. Adesso ci stiamo organizzando per coinvolgere lavoratori e delegati e decidere azioni di mobilitazione. Al Mise abbiamo fatto richiesta di incontro ma al momento non siamo stati convocati. E dire che Poste è un’azienda partecipata dallo Stato, non si spiega questo comportamento nei confronti dei lavoratori, c’è tanta amarezza”.