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Contratto metalmeccanici

Niente soldi? Allora sciopero

Foto: foto Simona Caleo
Martina Toti
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Fin dalle prime ore del mattino tute blu ferme in molte aziende italiane. I primi stop immediatamente dopo la rottura delle trattative per il rinnovo con Federmeccanica

Sono loro, gli operai metalmeccanici, i dipendenti delle aziende che non vogliono concedere un euro in più sul salario, a dire basta. Aspettano il rinnovo del contratto da un anno. Ed è da allora che si sentono dire che soldi non ne avranno. Federmeccanica lo ha ripetuto anche nell’ultima due giorni di trattative, interrotta ieri (7 ottobre) proprio dopo l’ennesimo no. Così la situazione l’hanno presa in mano le rappresentanze sindacali unitarie.

I primi a incrociare le braccia spontaneamente sono stati i torinesi: alla Dana Graziano e alla U-Shin, all’Avio Cost e alla Sogefi, ma anche alla Valeo e alla Tubiflex. Adesioni subito alte perché – spiega Edi Lazzi, segretario della Fiom Cgil provinciale – “è vero che qui c’è l’Armageddon industriale ma ci sono anche eccellenze che non sono in crisi e che hanno continuato a guadagnare. È tempo che venga riconosciuto il valore e il contributo dei lavoratori”.

Invece accade che le imprese del settore si facciano scudo dietro gli effetti della pandemia e a quegli “essenziali” che non si sono mai fermati anche durante il lockdown oppongano il loro no fermo a ogni concessione.

In Veneto le tute blu sono arrabbiate. “La regione è stata duramente colpita dal contagio – spiega il segretario della Fiom Cgil regionale Antonio Silvestri - e quegli stessi lavoratori che a fine marzo scorso sono stati costretti a scioperare per rivendicare il diritto alla salute e alla messa in sicurezza dei loro posti di lavoro dal covid, oggi sono costretti a chiedere il rispetto di un diritto: quello a un giusto contratto”.

La posizione di Federmeccanica, però, nasce ben prima dell’emergenza coronavirus e non tiene conto del fatto che “coloro che stanno pagando la crisi sulla propria pelle sono quegli operai che vengono messi in cassa integrazione e che quando lavorano - prosegue Silvestri - lo fanno in condizioni spesso peggiorate e con la possibilità continua di contagio come purtroppo sta avvenendo anche in questi giorni in molti luoghi di lavoro”.

Alla De Longhi di Treviso hanno già bloccato gli straordinari. E da questa mattina (8 ottobre) braccia incrociate anche alla Cebi, alla Safas e al Ferretti Group di Vicenza. Stop in diverse aziende padovane a partire dalla Carel. Mentre sarà giornata di assemblee in tanti stabilimenti che si preparano a scioperare nei prossimi giorni.

In Emilia Romagna i metalmeccanici si fermeranno almeno in un’ottantina di fabbriche. A Bologna le rappresentanze sindacali hanno indetto sciopero alla Bonfiglioli Riduttori e alla Ducati, alla Kemet e alla Toyota, all’Industria Italiana Autobus e alla Philips. L’elenco si allunga di ora in ora. Aziende che hanno alle spalle una storia di relazioni industriali solide che ora viene messa a dura prova dall’oltranzismo di una Federmeccanica sempre più piegata ai diktat del numero uno di Confindustria Carlo Bonomi.

 Michele Bulgarelli guida le tute blu Cgil della città delle torri e vorrebbe che le imprese bolognesi rispondessero a una semplice domanda: “Hanno sposato quella linea oltranzista fatta di libertà di licenziamento e zero aumenti abbandonando così la spinta all’investimento e alla valorizzazione del lavoro metalmeccanico che ha caratterizzato sempre il nostro confronto?”.

 Questa è la terra della contrattazione di secondo livello per eccellenza eppure qui il contratto collettivo nazionale viene difeso con forza. “L’esperienza di questi anni, in cui pure abbiamo continuato a firmare contratti aziendali, – spiega Bulgarelli – ci dice che quel tipo di contrattazione non potrà mai sostituire quella nazionale. Perché la ricchezza continua a essere redistribuita solo dove lo era anche prima e noi invece dobbiamo avere la certezza che ne beneficeranno tutti”.

 In Toscana le tute blu fiorentine hanno deciso di far sentire la propria voce attraverso scioperi e presidi. Sono almeno una sessantina le fabbriche coinvolte. Alstom, Leonardo, Thales, Lottomatica sono solo alcune di esse. “Non riconoscere il rinnovo del contratto alle persone che per vivere devono lavorare è negare loro la dignità” – commenta Daniele Calosi, segretario della Fiom Cgil provinciale. Lo scrivono nero su bianco i 3900 metalmeccanici del Nuovo Pignone: “I lavoratori, di tutte le categorie, - si legge in una lettera aperta firmata dalle Rsu - hanno tenuto in piedi il paese durante questi momenti bui. Ora Confindustria e Federmeccanica tengono in ostaggio i tavoli per il rinnovo dei contratti nazionali, con un atteggiamento arrogante e prevaricatore. Non si può accettare che le controparti si dimentichino del contributo fondamentale che i lavoratori hanno dato nel salvaguardare il tessuto produttivo del Paese”. Intanto dopo i primi stop si riuniscono le segreterie nazionali Fim, Fiom e Uilm. 

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