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Questo reportage fa parte di Collettiva Academy, il progetto di collaborazione tra la redazione di Collettiva e gli studenti della Facoltà di Scienze politiche, Sociologia, Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma. Gli autori sono studenti che hanno partecipato al nostro laboratorio di giornalismo narrativo.
È una mattina temperata di metà dicembre, il sole emana una luce fredda che si specchia sulle acque scure del Lago Albano. Ci sono ben poche persone in paese, qualche turista qua e là che s'affaccia dalle terrazze in cerca di quel blu. Al centro della piazza della Libertà, di fronte al palazzo pontificio di Castel Gandolfo, è stato montato un piccolo palco, spoglio di manifesti ma che presto sarà coperto dai simboli della protesta.
La piazza
Passano i minuti e la piazza non sembra riempirsi. Nessuno sguardo si posa su quel palco. Poi, tutto d'un tratto, due gruppi arrivano in coda l'uno all'altro. Il primo viene da lontano, è lì per continuare il suo pellegrinaggio giubilare. Il secondo è meno compatto e sfila con bandiere di diverso colore. Il giallo dell'associazione Legambiente, il bianco dell'Unione dei comitati contro il termovalorizzatore e il verde per la Rete Tutela Roma Sud e Castelli. Il loro è uno scopo comune: sensibilizzare i cittadini e raccogliere fondi.
Prende parola per primo un uomo dai capelli bianchi, un paio di occhiali tondi che coprono l'azzurro delle sue iridi. È Paolo Gasperini, presidente del Consiglio Comunale di Castel Gandolfo. Un volto conosciuto a molti dei presenti, che gli rivolgono sorrisi familiari. Le premesse sono brevi, un benvenuto, una descrizione dei luoghi con un cenno storico e artistico al comune e una battuta sulle musiche natalizie che faranno da sottofondo all'intera assemblea. Neppure il rumore che arriva dalle casse dei negozi può interrompere la seconda assemblea cittadina organizzata in onore della causa negazionista.
“Gualtieri ci accolse lì al Campidoglio”, dice Gasperini, citando un episodio in cui lui e l'ex sindaco di Albano, Massimiliano Borelli - al quale fa un cenno di mano - incontrarono l'attuale primo cittadino di Roma. “E, in quell'occasione, che fu l'unica, gli fu appunto detto: 'Ma scusi, lei parla di un gioiello della tecnica. Allora perché lo viene a fare all'estremità del suo comune e non lo fa al centro?'” La promessa fu addirittura che questo impianto avrebbe aumentato il valore edilizio delle loro case, che si sarebbero sfruttati i treni.
Su quali spalle?
Affermazioni che suscitano grandi perplessità, perché non rispondono a un quesito ancora attuale, ossia: su quali spalle deve poggiare l'onere di quest’impresa? No, non ci si potrà sciare sopra, come nel caso della sua gemella danese. E, di certo, bisognerà rinunciare anche a fare una rinfrescante nuotata settembrina nel Lago Albano. Ne viene fatta una grande campagna di marketing, ma neppure il migliore dei contenuti social esimerà il popolo dei Castelli e di Santa Palomba da ciò. Nessuno vuole l'inceneritore in casa propria. Eppure, alcuni affermano che è pur sempre necessario, che si deve fare. L’Unione dei Comitati dice no. Le vie percorribili portano in direzione opposta.
Una casa comune
Marcella Costagliola, referente della comunità Laudato Sì Castelli Romani, rimarca l'unione simbolica tra i luoghi di appartenenza della comunità locale e le sedi pontificie che vi risiedono, come la villa che le dà le spalle in quel momento. Negli ultimi quindici anni è stato papa Francesco a rafforzare questo legame, a parlare di una casa comune (la Terra) di cui prendersi cura. Fu il pontefice a denunciare nella sua enciclica, la Laudate Deum, e prima ancora con la Laudato Sì, i gravi problemi legati alla crisi climatica.
Per Costagliola è un problema di disinformazione che nasce dall'inganno di nascondere le conseguenze di grandi opere facendo leva sulla comunicazione e sul marketing. Sfogliando le pagine che tiene in mano, recita le parole del Santo Padre: “L'inganno, anche quando è legale, non è mai etico.” Da qui deve partire la ribellione, perché non è accettabile che un evento come quello del Giubileo sia strumentalizzato per accelerare le pratiche di attuazione di un piano ingegneristico dannoso per coloro che abitano quel suolo, illusi di essere partecipi di un progresso sociale. Conclude così: “Dobbiamo riscoprirci comunità che sanno organizzarsi, che si informano, che costruiscono alternative e generano partecipazione. Perché sappiamo che ogni atto, ogni parola, ogni incontro sono dei semi. E i semi possono crescere e mettere radici.”
Due secoli dopo
Un atto di ribellione da cui trarre ispirazione ci fu nell'Ottocento, quando il popolo si riunì proprio a Castel Gandolfo, alle porte di papa Pio IX. Gli eventi che ne susseguirono portarono alla proclamazione della Repubblica Romana. Due secoli dopo, Marco Alteri richiama ironicamente quella fuga di Pio IX, auspicando un intervento tempestivo della Chiesa per mettere fine al progetto, grazie ai poteri speciali per il Giubileo.
Il coordinatore della Rete Tutela Roma Sud e Castelli mantiene un’espressione sorniona pure quando la sua voce si inasprisce alla menzione dei “predoni”, di quegli azionisti avidi contro i quali combatte con le armi della giustizia e della democrazia. Ricorda di un altro abuso, il disastro ambientale commesso meno di un decennio fa (2017) al Lago di Bracciano, prosciugato delle sue acque. Un simile disastro potrebbe ripetersi. Dunque, chi protesta chiede una maggiore trasparenza e una reale tutela dei dati personali, questioni per le quali Alteri dà appuntamento all'avvocata del Comitato al venti del mese.
Riduci-Riusa-Ricicla
Molti interventi seguono. Ad esempio, quello di una cittadina di Roma, Monica Montella, che vuol far notare il grande striscione verde occupante gran parte del palco. Ci sono scritte tre parole: “Riduci-Riusa-Ricicla”. Di impianti conformi a questo modello di economia circolare, in Italia, non ce ne sono. Non si può dare la colpa alle famiglie italiane che si impegnano nel riciclare ben il 66% dei rifiuti urbani, ma all’assenza di impianti idonei alla gerarchizzazione. Da questa bisogna far ripartire la politica industriale nazionale. L'incontro si chiude sul rintoccare delle campane della chiesa, dalla quale escono trionfanti due novizi sposi e i loro invitati. I manifestanti si disperdono nei vicoli di Castel Gandolfo.
Occhio non vede, Roma non duole
Ma cos'è un termovalorizzatore? Per il sindaco di Roma Roberto Gualtieri è semplice: “I rifiuti ci vanno dentro ed esce energia elettrica o riscaldamento”.
Ma la realtà deve essere più complicata, lo è sempre. Altrimenti cosa avrebbe causato tante proteste in merito a questo termovalorizzatore? Il 16 novembre del 2022 Alessandro Lepidini si è dimesso da assessore all’Ambiente e al ciclo dei rifiuti del IX municipio, da quando il cda Ama ha annunciato l’approvazione dell’acquisizione dei terreni a Santa Palomba per la realizzazione dell’impianto di combustione dei rifiuti.
“Ho avuto conoscenza del fatto che Roma, quindi Roma capitale, avesse operato una scelta di questo tipo, priva di qualsiasi appiglio di programma, mi pare il 20 aprile del ‘22, quando Gualtieri annunciò in Assemblea capitolina che la soluzione impiantistica per la chiusura dei rifiuti era, appunto, quella legata all’inceneritore.”
Ferma restando la sua contrarietà da sempre a questo tipo di impiantistica, non è una scelta ambientalmente adeguata. È una scelta che viola il principio notoriamente indispensabile e trasversale di non creare danno significativo all’ambiente per quanto concerne gli impianti di qualsiasi genere sostenuti dai fondi dell’Unione Europea.
Riduzione e prevenzione
Le risorse sprecate per la combustione, i rifiuti indifferenziati, potrebbero essere raccolti e avviati a recupero. Riusciremmo così a trarne un bene importante vista la limitatezza delle materie prime. Perciò i rifiuti andrebbero ridotti seguendo i principi elementari della disciplina europea: riduzione e prevenzione. Per l’ex assessore ciò che serve a Roma è la tariffazione puntuale: “paghi quanto butti”; come forma di incentivazione individuale. Neanche in una metropoli come Roma il principio della tariffazione puntuale non è mai stato applicato, ma perché?
Così risponde Lepidini: “Evidentemente non si ha il coraggio, non si ha la voglia, perché poi sono tanti i problemi correlati alla gestione dei rifiuti. Ho fatto l’assessore, sono stato prima ancora amministratore pubblico so che cosa vuol dire ma, se non si ha il coraggio di fare scelte lungimiranti è evidente che queste cose non potranno mai essere realizzate”. Il tema della differenziazione è un tema che i cassonetti stradali romani non risolvono. All’interno troviamo tutti materiali recuperabili ma che con la proposta di Gualtieri verrebbero inceneriti.
Impatto ambientale
Torniamo a quando Lepidini venne a scoprire dell’inceneritore: sul nascere, qualcuno vociferò “Santa Palomba” e, di lì in poi, l’ex assessore iniziò a studiare questo territorio, una possibile alternativa. Alla fine, si arrese: “Mi sono trovato fuori posto, quando uno è fuori posto o si accomoda o se ne va”.
Sono state chiuse di recente le osservazioni per la valutazione di impatto ambientale; a distanza di tre anni, si è potuto studiare la documentazione che per lungo tempo è stata inaccessibile. Questo conflitto è uno tra i più importanti a livello nazionale, ricorda Lepidini, e si augura che ci sarà una parte terza che dica “alt!”. Nulla esclude che il progetto possa non esser fatto. L’ex assessore è convinto che presto o tardi questo terzo verrà fuori e con lui tutte le “magagne”.
Il Comune, la Regione, il Governo
Sono presenti tre soggetti legati da un rapporto: il Comune, la Regione e il Governo. Ma che tipo di rapporto? Viene spontaneo chiederselo, visto che è stato più volte ripetuto che non sono state seguite le direttive dell’Ue.
A partire dalla Regione, che nel 2020 non prevedeva impianti di incenerimento col suo piano di rifiuti annuale. Ma Lepidini ci tiene a soffermarsi sul Comune, dove sembra calata una sorta di narcosi collettiva. Guardando il Comune considerato come tale, sembra non ci sia più una rappresentanza di opposizione.
12 minuti
Inoltre, siamo di fronte a un degrado dell’informazione a Roma. Il 18 marzo 2025, Lepidini va a Bruxelles a presentare una prima petizione e con lui, Ignazio Marino, ex sindaco di Roma. Marino rilascia una dichiarazione al riguardo, che appare in un’intervista del Corriere della Sera, edizione romana. Rimane online 12 minuti poi, cancellata.
La battaglia di Lepidini e chi con lui, non è una battaglia semplicemente contro un impianto ma contro un sistema. Perché ci possa essere democrazia serve un’informazione retta, pulita, trasparente, adeguata a 360 gradi. Nessun alibi. Non c’è mai stato un dibattito pubblico sul tema, il confronto pubblico dovrebbe essere fatto con chi decide, non con chi sostiene l’impianto. Il tema vero è che il confronto non c’è stato, a partire dalla scelta.
Lepidini parla di giurisprudenza creativa: “Qua abbiamo un soggetto che concentra su di sé dei poteri straordinari non limitati alla materia propria. C’è una concentrazione di poteri inaudita. La conclusione è che, questo impianto che viene presentato come non impattante, non inquinante produce 400.000 tonnellate di Co2 ogni anno almeno, e questo va in contrasto con l’obiettivo della neutralità climatica che l’Ue si è data come primo soggetto internazionale da raggiungere entro il 2050. E a pagarne saranno i cittadini.
Il problema non si vede
Riprendendo il discorso dell’ex assessore Lepidini sull’assenza di dibattito pubblico sulla questione, Damiano Abbatini, da una parte, in veste di cittadino dei Castelli, percepisce che sulla stampa tradizionale il problema non si vede. D’altro canto in quanto professore di Sociologia dell’ambiente e del territorio a “La Sapienza”, afferma che ad oggi la sociologia non è più presente nel dibattito politico come lo era durante gli anni Sessanta, fino agli anni Ottanta, e non lo è neanche nella Valutazione di impatto ambientale, diventata obbligatoria per legge nel 1986.
Fu importante per la regolazione della produzione dei progetti, però la valutazione è prettamente tecnica, non viene contemplato l’impatto sociale, per cui non vengono rilevati aspetti portanti della Sociologia dell’ambiente: la gestione dell’informazione; la copertura mediatica; la qualità della vita; la percezione del rischio; la salute.
Un ottimo affare
Il rapporto di forza istituzionale è molto importante. Roma presenta un numero di cittadini ben più elevato rispetto a quello dei Castelli. Producono la maggior parte dei rifiuti insieme ai city users, persone che non risiedono a Roma ma che ne fruiscono i servizi. Per cui il termovalorizzatore dal punto di vista del Comune di Roma è un ottimo affare politico, promette lavoro ed energia per centinaia di migliaia di famiglie, risolve il problema dei
Il professore però ritiene che non si tratta tanto di uno scontro tra i cittadini della Capitale e dei Castelli, bensì uno di tipo istituzionale ed economico. D’altra parte, il terreno di Santa Palomba, su cui è prevista la costruzione dell’impianto, è compreso nel Comune di Roma. Bruciare, in fondo, non risolve il problema alla radice ed il progetto di Santa Palomba non rappresenta quel salto di qualità promesso, ma una scelta pragmatica che oggi si scontra con la consapevolezza lucida e tagliente che attraversa gli animi dei cittadini dimostrata dalla costante partecipazione alla causa.
Affidarsi alla brutalità della fiamma significa, in fondo, ammettere di voler smettere di investire sull'intelligenza del riciclo abbandonando l'auspicabile risultato dell'economia circolare. È davvero questo il progresso?




























