Si torna dalle ferie. Le valigie sono ancora mezze disfatte, il cervello è rimasto in spiaggia, ma il capitalismo ci attende puntuale alle 8:30, con una riunione fissata alle 8:45 per “riallinearci sulle priorità”. Ma sì, tanto i bambini vanno a …ah.
Settembre è iniziato, ed eccoci pronti a ripartire con slancio e perfettamente reinseriti nel ciclo produttivo. Dopo due, tre settimane di vacanze in cui sei stato totalmente improduttivo per l’economia del Paese, ma che sarà mai fare cinque call in un giorno e occuparti contemporaneamente dei bambini spiaggiati sul divano, a 40 gradi, il primo di settembre?
Le chiamano ferie, ma quindici giorni all’anno non sono che un apostrofo rosa tra la vita e il lavoro. E in mezzo ci sei tu, che giochi a Tetris con Google Calendar. Dice “facciamo iniziare prima la scuola”. Certo, quale genitore non ne sarebbe entusiasta? Ma la scuola oggi è abbandonata dallo stato almeno quanto le famiglie: mancano docenti di ruolo e quelli che ci sono hanno stipendi da fame. Stesso discorso per il personale ata. Nelle aule si bolle, perché sono fatiscenti e manca l’aria condizionata.
Forse allora il vero problema è che mancano gli investimenti autentici sulla scuola? Forse è il modello produttivo a essere sbagliato? Perché dopo aver passato undici mesi a produrre per 8 ore al giorno 5 giorni su 7, ci fa sentire in colpa se dalle vacanze non torniamo riposati.
Il sistema è geniale: ti concede le ferie per riposarti, ma poi devi tornare al lavoro, e per farlo ti serve qualcuno che stia con i bambini. Ma tra centro estivo, tata che li prende quando escono dal centro estivo e congedo parentale per i giorni in cui mancano entrambi, spendi talmente tanti soldi che se non lavori risparmi pure. Che poi oggi fa anche tendenza, si chiama staycation: ovvero ti prendi le ferie per stare a casa con i bambini. Almeno sei pagata per sentire qualcuno che continua a chiamare all’infinito il tuo nome.
In alternativa, puoi goderti appieno il gusto della conciliazione: lavori da casa mentre tuo figlio ti suona il flauto dolce nell’orecchio, organizzi nonni, babysitter, permessi, smart working, e attività creative pagate a peso d’oro, per evitare che tuo figlio dal 1° settembre resti inchiodato davanti a una parete fissando il vuoto, o davanti alla centoquattordicesima puntata di Peppa Pig. Certo, se sei contraria agli schermi, puoi sempre fare come la presidente del Consiglio: portati i figli al lavoro. “Amore di mamma, mi passi il bisturi? No, quella non si tocca, è la milza”.























