Mezzo “trilione” pagato dal 2010 e quasi 500 miliardi in più da qui al 2035: sono le cifre delle spese militari italiane dal 2010 contenute nel l’Annuario Mil€x 2026 presentato oggi alla Camera. Un documento che fornisce le serie pluriennali degli ultimi 15 anni, gli scenari futuri e i dati a consuntivo dimostrando che l’aumento della spesa militare, soprattutto degli acquisti di armi, è strutturale, non episodico.

L’ong spiega che la scelta della sede di presentazione non è casuale: l’Annuario nasce infatti come strumento di trasparenza rivolto principalmente al Parlamento, perché a deputati e senatori, quando votano, a oggi non viene fornito alcun documento ufficiale, mettendoli quindi nela condizione di non avere gli elementi per “decidere in modo consapevole su una partita sempre più rilevante del bilancio pubblico”.

Uno dei dati più rilevanti ci mostra come ogni anno a consuntivo si spenda sistematicamente di più di quanto il Parlamento disponga nella legge di Bilancio. Inoltre “l’espansione della spesa militare passa quasi interamente dall’acquisto di armi, a vantaggio dell’industria, mentre le voci operative restano compresse”.

Tempi di guerre

Il rapporto di Mil€x, benché annuale, offre una ricostruzione “pluriennale e verificabile che nessuna fonte pubblica espone in forma unitaria” fornendo un’analisi al servizio dei cittadini. È così che, integrando le stime annuali dal 2010 al 2026, ha ottenuto un totale di spesa militare sugli ultimi 17 bilanci che supera i 429 miliardi correnti, circa 503,6 miliardi, vale a dire mezzo “trilione” a valori costanti odierni.

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Siamo quindi di fronte a “un vero salto reale del riarmo concentrato nel biennio 2025-2026” ed è sugli acquisti di armi che la ricostruzione è più netta: “dai 3 miliardi annuali del 2006 si passa ai 13,2 del 2026, dato più che quadruplicato e totale di circa 138 miliardi nel ventennio, con una concentrazione fortissima negli ultimi anni”.

Una tendenza che non fa stare tranquilli

Mil€x passa poi alla proiezione data dai più recenti Documenti programmatici pluriennali della Difesa: oltre 130 miliardi il costo di nuovi sistemi d’arma nei prossimi quindici anni, di cui 35 già definitivamente stanziati. E ancora, è di circa 498 miliardi la nuova stima dell’impegno decennale aggiuntivo per la traiettoria Nato al 5% del Pil entro il 2035, come confermato dal governo dopo il recente vertice di Ankara, 53 miliardi rispetto ai calcoli di un anno fa.

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Approfondendo il confronto tra ciò che il Parlamento autorizza e ciò che si spende davvero, dal Rapporto di performance della Difesa e dal Rendiconto dello Stato emerge che gli stanziamenti definitivi superano sistematicamente la previsione di legge di bilancio: la forbice di aumento è tra il +9% e il +16% e Mil€x porta ad esempio il caso del 2025, quando la Difesa è stata incrementata in corso d’opera del 13,5%.

L’implicazione consiste in una discussione parlamentare che avviene su dati sottostimati tra i 2,7 e i 4,2 miliardi. Inoltre il governo finisce con lo stanziare perfino più di quanto il sistema riesca a spendere, come accaduto, sempre nel 2025 con un disavanzo di cassa di quasi 2 miliardi sull’investimento, mentre il debito commerciale è quadruplicato.

A diminuire solamente la trasparenza: serve un controllo

Siamo in un “momento di massima opacità informativa, ci dice la ong con il suo Annuario, perché sono state introdotte misure che, ad esempio, eliminano i costi complessivi dei singoli programmi. “Nella sola XIX Legislatura sono stati approvati 78 programmi di riarmo per 36,4 miliardi, esaminati in poche sedute senza istruttorie indipendenti né analisi di alternative”. Questo rischia di rendere difficile per Mil€x ricostruire le spese militari sula base di fonti ufficiali.

Nel rapporto si trova quindi la richiesta al parlamento di “rafforzare il controllo democratico e la trasparenza” come necessità ancor più forte di prima, viste le guerre in essere e minacciate.

Infine, e in sintesi, le raccomandazioni: “Contenuti minimi di legge e tempi certi per il Documento programmatico pluriennale, superamento della frammentazione contabile tra ministeri, un parere parlamentare realmente vincolante sugli acquisti d’arma, un’autorità indipendente di controllo del procurement e una disciplina di controllo sull’influenza indebita dell’industria militare sulle scelte della politica in questo ambito”.

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