Emiliano ci ricasca. Come accaduto nei mesi scorsi il presidente della Regione Puglia scarica sulle famiglie la responsabilità di decidere se mandare o meno i propri figli a scuola o usufruire della didattica digitale integrata. Mentre in tutta Italia – nel bene o nel male – sono le istituzioni, come è giusto, a decidere in Puglia non è così. La decisione è arrivata addirittura la sera di Pasqua e si fonda su un’interpretazione errata del dl 44 del presidente del Consiglio Mario Draghi.

È vero infatti che il dispositivo consente alle Regioni di operare deroghe rispetto alle riaperture decise a livello nazionale, ma questo può avvenire esclusivamente “in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus Sars-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica”. Insomma, se tale fosse la situazione il presidente Emiliano avrebbe dovuto lui assumersi l’onere di far stare i ragazzi e le ragazze a casa e non scaricarlo sulle famiglie.

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In presenza, ma come?

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Da alcune rilevazioni campionarie, a scegliere la didattica in presenza sarebbero stati circa il 49 per cento degli alunni, soprattutto ovviamente nelle scuole primarie e dell’infanzia.

Ancora una volta è duro il giudizio dei sindacati, che già a fine febbraio avevano proclamato uno sciopero contro la “scuola a domanda individuale”, uno sciopero poi revocato dopo la decisione della Regione di mettere tutti gli alunni in dad al 100%.

In una nota, Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals Confsal e Fgu regionali fanno notare come “ricade sotto la diretta responsabilità della Regione la tutela della salute e della sicurezza non solo di alunne, alunni e delle loro famiglie ma, anche, di tutto il personale scolastico”. Se la situazione sanitaria e la sicurezza nelle scuole pugliesi si colloca a un livello di rischio “allora la Regione deve assumere decisioni scientificamente più motivate e consistenti, che giustifichino il ricorso alla deroga piuttosto che affidarsi alla percezione soggettiva delle famiglie e intervenendo su tutti i gradi di scuola, infanzia compresa”.

Tra l’altro, fanno notare i sindacati, “la Puglia è tra le ultime regioni per numero di somministrazioni di vaccini, tra le prime regioni per tasso di contagiosità e, nel frattempo, non sono stati ancora attivati i presidi sanitari presso le scuole già deliberati il 2 febbraio scorso: si delega la salute degli studenti ai loro genitori consultandoli direttamente sulle piattaforme social e si contrappone il diritto alla salute al diritto all’istruzione”.

Le organizzazioni dei lavoratori chiedono dunque al governo di intervenire “affinché l’ordinanza regionale venga riportata nella cornice normativa predisposta dallo stesso decreto legge n. 44/2021 e di dare indicazioni chiare per realizzare un sistema di monitoraggio e tracciamento nazionale”.