Due giornate di sciopero a partire da oggi, 28 gennaio, all’agenzia di stampa Dire. La protesta è stata proclamata dalle giornaliste e dai giornalisti per il mancato pagamento degli stipendi, dopo che l’azienda ha disatteso il piano di rateizzazione delle spettanze arretrate precedentemente comunicato alla redazione.

La decisione è stata annunciata dal Comitato di redazione (Cdr), che ha chiesto la pubblicazione ufficiale della nota ai sensi dell’articolo 34 del Contratto nazionale di lavoro giornalistico.

“Diritti calpestati, impegni disattesi”

Secondo quanto denunciato dal Cdr, l’azienda ha modificato unilateralmente il piano di rientro degli stipendi arretrati relativi ai mesi di settembre, ottobre e novembre 2025, già fortemente contestato dall’assemblea di redazione. Il piano prevedeva, tra le altre cose, il pagamento integrale dello stipendio di dicembre entro il 30 gennaio 2026.

Invece, spiegano i rappresentanti dei giornalisti, l’azienda ha comunicato solo all’ultimo momento che verrà corrisposta una rata di mille euro il 3 febbraio, mentre il saldo dello stipendio di dicembre slitterà addirittura a fine marzo.

Salta anche il pagamento degli “ex sospesi”

A pesare ulteriormente sul clima di tensione è il mancato rispetto di un altro impegno: il completamento del pagamento degli “ex sospesi” di gennaio 2024, che secondo quanto promesso dall’azienda avrebbe dovuto avvenire in parallelo alle rate degli stipendi arretrati. Una promessa che, denuncia il Cdr, è stata nuovamente disattesa, prolungando una vertenza che dura ormai da oltre due anni.

L’appello a Meloni e Barachini

Nel comunicato, i giornalisti parlano di una prassi ormai inaccettabile, fatta di stipendi spezzettati, comunicazioni tardive e totale incertezza economica per le famiglie. “Nel 2025 – sottolineano – gli stipendi percepiti a rate sono stati molti di più di quelli pagati per intero”.

Da qui l’appello diretto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che lo scorso 9 gennaio aveva pubblicamente sollecitato l’editore a saldare gli stipendi annunciando il rientro della Dire nella convenzione con Palazzo Chigi, e al sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini, affinché convochi con urgenza un confronto.

La risposta del sottosegretario Barachini

Alla protesta ha risposto lo stesso Barachini, annunciando la convocazione immediata del Cdr già nel pomeriggio. Il sottosegretario ha chiarito che, prima di procedere con nuovi incontri, è necessario un confronto diretto con l’editore, indicato come il soggetto che ha mancato finora ai propri doveri.

Barachini ha ripercorso le tappe dell’intervento del Dipartimento per l’Editoria negli ultimi due anni, ricordando le iniziative messe in campo per garantire la continuità occupazionale, lo sblocco degli arretrati del 2024 e la recente riapertura della procedura contrattuale per l’erogazione del servizio, in attesa dell’omologa del Tribunale di Bari. Durante tutto il percorso, ha ribadito, l’editore è stato più volte sollecitato ad assumere comportamenti rispettosi dei lavoratori, anche nelle interlocuzioni più recenti.