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Lo avevano annunciato e, coerentemente, lo hanno fatto. I 15 promotori della raccolta firme per il referendum costituzionale sulla Riforma Nordio, dopo averlo comunicato alla Presidenza della Repubblica, hanno depositato al Tar del Lazio un ricorso per annullare la data del 22 e 23 marzo per la celebrazione del referendum. Ovviamente in attesa del pronunciamento si chiede la sospensione della delibera del Consiglio dei ministri, che ha fissato la data per la votazione.
La ragione del ricorso è semplice: vi è in corso, così come previsto da Costituzione e norme, una raccolta di firme promossa da 15 cittadini per chiedere un referendum costituzionale per approvare o – auspicabilmente – respingere la riforma Nordio. C’è tempo fino al 30 gennaio per arrivare alla soglia delle 500mila sottoscrizioni e alle 16.30 del 13 gennaio ha raggiunto quota 386.814, oltre il 77% dell’obiettivo.
Ebbene: la norma prevede che per fissare la data occorre aspettare la fine della raccolta, la pronuncia della Cassazione sulla richiesta del referendum e la verifica delle firme, e solo allora è possibile fissare la data delle urne non prima di 50 giorni. Aspettare il 30 gennaio significa votare non prima di metà aprile. Ma la maggioranza di destra ha fretta di votare, perché teme che più tempo passa, più i cittadini e le cittadine hanno la possibilità di informarsi, più l’adesione al No aumenta.
Continuare a firmare, dunque, è ancora più importante, farlo è semplice: basta avere a portata di mano lo Spid o la carta di identità elettronica e cliccare qui. Aggiunge infatti Carlo Guglielmi, portavoce dei promotori della raccolta firme sul referendum costituzionale sulla giustizia: “Nei prossimi giorni sapremo il seguito, intanto la raccolta continua e veleggiamo verso le 400.000 firme”.
























