Meno di un mese è servito per raccogliere oltre 500 mila in calce alla richiesta di referendum confermativo sulla Riforma Nordio. In pochi dalle parti di Palazzo Chigi credevano che l’obiettivo sarebbe stato raggiunto ed invece il traguardo è stato superato. È certamente una buona notizia, i cittadini e le cittadine quando sono chiamati a scegliere in prima persona, a mobilitarsi in difesa della Costituzione, ci sono, partecipano, si mobilitano.

Ma, mentre il contatore delle firme girava, in spregio ai cittadini e alle cittadine che stavano e stanno firmando, il governo ha fissato la data delle urne, il 22 e 23 marzo, senza attendere l’esito della raccolta.

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E allora, insieme al raggiungimento della soglia minima di sottoscrizioni richieste è arrivata una seconda notizia positiva. Il Tar del Lazio ha fissato l’udienza per discutere il ricorso contro il decreto che fissa la data delle urne, sarà il 27 gennaio. E allora occorre “sommergere” ancora di firme quanti sulla fretta per arrivare al voto, sulla poca conoscenza, sulla scarsa informazione avevano fatto conto per sperare nella vittoria dei Sì.

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“In poco più di tre settimane la richiesta popolare di referendum sulla legge Nordio ha superato il mezzo milione di firme. Un risultato straordinario che può essere ulteriormente migliorato nei giorni che mancano al 30 gennaio". Così in una nota il Comitato società civile per il No.

“Invitiamo pertanto le cittadine e i cittadini a continuare a sottoscrivere – continua la nota -. Più alto sarà il numero di chi lo farà, più chiara sarà la volontà di respingere il tentativo del governo di forzare i tempi e strozzare il dibattito, per calare dall’alto uno stravolgimento della Costituzione finalizzato a colpire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, minare l’equilibrio dei poteri previsto dai Costituenti, indebolire i controlli di legalità”.

Per il comitato “i veri obiettivi dei sostenitori di questa riforma sono sempre più espliciti. Ieri, il ministro della Giustizia ha annunciato la prossima mossa: se vinceranno i Sì, proporrà una norma che indebolisce il contrasto alla corruzione. Si conferma la volontà di costruire una Giustizia indulgente con i potenti, ai limiti dell’impunità, e feroce con le persone comuni”.

La Riforma Nordio va contro gli interessi dei cittadini e delle cittadine perché riduce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, perché innescherebbe una discesa libera verso una la legge non più uguale per tutti.

Occorre tempo per informarsi, tempo per capire, tempo per arrivare al massimo di elettori ed elettrici possibili che scelgano di andare consapevolmente alle urne per bocciare una riforma che oltre tutto, equivarrebbe a una prima ma gravissima manomissione della Costituzione antifascista. La rottura dell’equilibrio tra i tre poteri fondamentali – esecutivo, legislativo e giudiziario – introdotta dalla Riforma Nordio porterebbe con sé conseguenze gravissime, che condurrebbero inevitabilmente lungo la strada di un potere esecutivo verticistico e autoritario. E il quadro, secondo il volere di Meloni, si dovrebbe completare con il premierato, riforma prossima da venire.

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Se tantissime firme ancora arriveranno da qui al 30 gennaio, se quando saremo chiamati al voto i No prevarranno, allora questo fosco disegno sarà stato fermato.