Alfredo Morvillo è stato per 43 anni magistrato, anche procuratore capo a Termini Imerese, vive a Palermo dove ha assunto il coordinamento cittadino del Comitato per il No al referendum sulla Riforma Nordio. La mafia la conosce bene per averla combattuta nelle aule dei tribunali e perché ha colpito profondamente la sua famiglia: era fratello di Francesca Morvillo, moglie di Giovanni Falcone, insieme furono uccisi a Capaci.
Per Alfredo Morvillo la riforma Nordio non solo non serve affatto a migliorare la giustizia per cittadine e cittadini, ma potrebbe indebolire la lotta alla criminalità organizzata; in ogni caso sta alimentando un odio nei confronti dei magistrati che può avere conseguenze gravi. Dice l’ex magistrato: “Tutto questo in un Paese civile non va bene e c'è il rischio di andare sempre più vicino ad una deriva autoritaria che non è per niente da augurare”.

Nella sua lunga esperienza di magistrato in una terra difficile come la Sicilia, quanto ha contato essere autonomo e indipendente?

Premesso che sono noti ormai i collegamenti tra mafia e potere politico, è ovvio che, nell’esercizio della mia funzione di magistrato, l'autonomia e l'indipendenza dal potere politico è stata fondamentale.

Se passasse la riforma Nordio, secondo il suo giudizio e la sua esperienza, il contrasto alla mafia ne risentirebbe?

Sì. Se passasse la riforma, la minaccia del procedimento disciplinare che è evidente nel testo attuale della riforma, potrebbe certamente incidere nel contrasto alla mafia. È evidente che in un territorio come quello siciliano, dove gli intrecci tra politica e mafia sono ben noti, la minaccia di un procedimento disciplinare nei confronti di chi non si adegua a certe linee politiche, sicuramente non potrebbe che ostacolare seriamente la lotta alla mafia. Temo che ai sostenitori del Sì tutto ciò non importi granché.

Quella Nordio è una riforma che riguarda solo magistrati e avvocati?

Si continua sempre a dimenticare che qualunque riforma della giustizia riguarda tutti i cittadini, che hanno diritto a una giustizia efficiente e priva di condizionamenti politici, priva di condizionamenti di regime. Notoriamente i problemi della giustizia sono tanti e richiedono importanti riforme. Anziché perdere tempo e risorse economiche con l’attuale riforma, che serve soltanto ai nostri governanti per consumare una vergognosa vendetta contro i giudici, accusati di non volersi allineare ai desiderata del potere politico, questi cosiddetti governanti dovrebbero invece dedicarsi agli interessi dei cittadini, che sono ben altri.

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Ci ha raccontato una riforma che non riguarda soltanto i magistrati e gli avvocati, riguarda anche la gente comune, ma che non incide rispetto al bisogno di efficienza e di efficacia della giustizia. Allora che cosa servirebbe davvero ai cittadini per avere una giustizia più rapida, più efficace e più efficiente?

Un programma di riforme serio e ben meditato che potrebbe essere predisposto soltanto dagli operatori del settore, da coloro che ci lavorano quotidianamente, cioè da magistrati e avvocati, non dai politici che dimostrano non avere la più pallida idea di quali siano i veri problemi della giustizia, sia nel penale che nel civile.

Dottor Morvillo, quali sono a suo giudizio le parti più negative della riforma Nordio?

Intanto il fatto che è una riforma che non serve assolutamente a migliorare il servizio giustizia. Questa riforma sul servizio quotidiano della giustizia, che è ciò che interessa ai cittadini, non incide minimamente, non tocca nulla, tutto continuerà come prima. Inoltre, questa riforma consente a una classe politica, che certamente non brilla per rispetto delle istituzioni e per rispetto degli interessi dei cittadini, di avere un maggior peso nelle decisioni dei Csm, grazie al sorteggio truccato. Non solo, con l’Alta Corte disciplinare, la riforma consentirà a questa classe politica, eticamente ben lontana da quanto previsto dall’articolo 54 della Costituzione, di esercitare un evidente pressione minacciosa nei confronti dei magistrati. Un’attenta lettura del testo rende chiaro che i collegi giudicanti dell’Alta Corte Disciplinare saranno composti attraverso meccanismi che consentiranno alla politica di esercitare una pressione minacciosa sui magistrati che non si si allineeranno ai desiderata del potente di turno. Questa riforma così formulata e così sostenuta quotidianamente da tutti coloro che insistono per il Sì con continui insulti e improperi contro la magistratura, contribuisce seriamente a disseminare odio nei confronti dei giudici, con l'evidente proposito di lucrare, aldilà del referendum, al momento opportuno un consenso elettorale. Dei politici seri che facessero seriamente il proprio il proprio lavoro, dovrebbero indurre i cittadini ad avere fiducia nella giustizia, non a diffidare della giustizia. Questo modo di fare è un grave sintomo di inciviltà.

Perché bisogna votare No il prossimo 22-23 marzo?

Proprio per evitare tutto questo. Il No serve, anche, per evitare che si gettino le basi per continuare ad alimentare questo odio nei confronti dei magistrati. Bisognerebbe fare in modo che i cittadini fossero messi in grado di conoscere come funziona la giustizia, quantomeno nelle parti fondamentali, e di quali conseguenze ci sarebbero se la riforma Nordio venisse confermata dal referendum. Invece vengono appositamente lasciati in una condizione di reagire soltanto emotivamente a ciò che succede. Tutto questo in un Paese civile non va bene e c'è il rischio di andare sempre più vicino a una deriva autoritaria che non è per niente da augurare.

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