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È passato un anno da quando l’Associazione nazionale magistrati ha consegnato al ministro Nordio le proposte per migliorare efficienza ed efficacia della giustizia. Sette punti a cui nessuno a risposto. Ora, a sei mesi dalla scadenza del Pnrr la preoccupazione aumenta, perché si è ben lontani dal raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano europeo. Per questo l’Anm ha chiesto un incontro con la Commissione europea, per illustrare ritardi e inadempienze e per trovare soluzioni. Ne parliamo con Rocco Maruotti, segretario dell’Anm.
Avete chiesto un incontro alla Commissione europea sulla Missione Giustizia del Pnrr. Qual è la vostra preoccupazione?
Siamo preoccupati, in particolare, per il rischio di collasso cui va incontro la giustizia italiana per l’inadempimento del governo agli impegni assunti in sede europea con riguardo all’Ufficio per il processo. Infatti, ad oggi, a meno di sei mesi dal termine del progetto finanziato con i fondi del Pnrr, non è stata neppure ancora avviata la procedura comparativa per la stabilizzazione dei funzionari addetti all’Ufficio per il processo, i quali nel frattempo, in un clima di tale incertezza, stanno progressivamente lasciando gli uffici giudiziari per altre opportunità di lavoro. Né risulta che il governo abbia stanziato i fondi necessari a reclutare 10.000 unità di funzionari previste inizialmente. Questo vuol dire che i tribunali italiani rischiano concretamente di ritrovarsi a giugno 2026 in una situazione di estrema difficoltà, oltre al fatto che questo determinerà la dispersione di un “capitale umano” su cui lo Stato ha investito risorse che rischiano di diventare risorse sprecate.
Si tratta di una situazione allarmante, che l’Anm ha chiesto di poter illustrare in un’audizione davanti alla Commissione europea.
Secondo il governo tutti i target sono stati raggiunti, a vostro parere non è così?
Non tutti i target sono stati raggiunti, come dimostra il fatto che di recente il ministero ha invitato i magistrati a svolgere lavoro straordinario nel settore delle cause civili che verrà retribuito a “cottimo”, con un enorme svilimento della funzione giudiziaria. Per non parlare dell’impiego dei magistrati in tirocinio nelle corti di appello civili per contribuire allo smaltimento dell’arretrato.
Qual è, allora, lo stato della giustizia oggi e quali le preoccupazioni per il futuro?
La situazione quasi idilliaca illustrata dal ministro Nordio, a nostro giudizio, non corrisponde alla realtà. La verità è che i sistemi informatici si impallano continuamente, bloccando l'attività giudiziaria. Ogni mese vanno in pensione cancellieri e amministrativi che non vengono sostituiti. Non ci sono nemmeno i braccialetti elettronici per eseguire le misure nei confronti di chi si è macchiato di reati di violenza di genere. Il sovraffollamento carcerario ha raggiunto livelli record. Dopo più di tre anni continuare a sentire proporre soluzioni che forse daranno risultati tra un anno ci lascia molto perplessi. Servono soluzioni immediate.
Quali sono le proposte e le richieste dell’Anm per migliorare efficienza ed efficacia dell’azione giudiziaria?
Le nostre proposte le abbiamo messe nero su bianco e consegnate al governo quasi un anno fa, in occasione dell’incontro che avemmo il 5 marzo 2025 a Palazzo Chigi. In quella sede proponemmo di:
1. aumentare l'organico della magistratura, assumendo almeno 1000 nuovi magistrati all'anno per i prossimi cinque anni, per avvicinarci alla media europea e migliorare così l'efficienza del sistema giudiziario;
2. rivedere le piante organiche degli uffici giudiziari in base agli effettivi carichi di lavoro, chiudendo gli uffici di piccole dimensioni per destinare maggiori risorse agli uffici con maggiori sofferenze;
3. realizzare un piano straordinario di assunzioni del personale amministrativo per ridurre le scoperture di organico e stabilizzare tutto il personale precario dell'Ufficio per il processo;
4. dotare i magistrati di applicativi informatici adeguati per garantire maggiore efficienza e sicurezza, potenziare l'assistenza tecnica e migliorare le reti informatiche per ridurre i disservizi e le interruzioni del servizio;
5. ottimizzare il processo penale e civile intervenendo su quelli aspetti della legge Cartabia che invece di accelerare i procedimenti li hanno, in alcuni casi, appesantiti.
6. intervenire con urgenza sulla situazione carceraria mediante una misura immediata per diminuire il sovraffollamento;
7. intraprendere iniziative urgenti sull’edilizia giudiziaria e sulle condizioni di lavoro del personale della Giustizia;
A distanza di un anno di tutto questo poco o nulla è stato fatto.
Se passasse la Riforma Nordio la situazione migliorerebbe o peggiorerebbe?
La riforma Nordio, per stessa ammissione del ministro, non inciderà minimamente sull’efficienza della giustizia. Quindi sotto questo profilo è una riforma assolutamente inutile. In realtà, questa riforma ha già prodotto un effetto peggiorativo della situazione della giustizia in Italia perché il ministro, invece di occuparsi dei veri problemi della giustizia, ha impegnato quasi tutta la legislatura per una riforma del Csm che servirà soltanto, come ha scritto nel suo ultimo libro, ad assicurare “libertà di azione” al governo di turno.
Perché, quindi, votare No al referendum del 22 e 23 marzo prossimi?
Perché la riforma Nordio, come emerge chiaramente dal testo della legge e come dichiarato dai suoi due proponenti, la premier Meloni e il ministro Nordio, ha come unico obiettivo il controllo della magistratura da parte del potere politico, in particolare del governo di turno; controllo che sarà l’effetto immediato e diretto dell’indebolimento del Csm, organo di rilevanza costituzionale deputato a garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, che sarà indebolito privandolo di autorevolezza, mediante la previsione del sorteggio come metodo di selezione dei suoi membri, e sottraendogli la funzione disciplinare, che sarà affidata ad un giudice speciale, l’Alta Corte disciplinare, le cui sentenze non saranno impugnabili davanti alla Corte di Cassazione. Insomma, se la riforma Nordio fosse confermata dal voto referendario si realizzerebbe il sogno di chi, da tempo, vorrebbe la forza del diritto soccombente rispetto alla forza del potere.


























