Nell’aula bunker di piazza Filangieri a Milano è partito il processo in rito ordinario nato dall’inchiesta “Hydra”:  “Si tratta di un’operazione che ha svelato l’esistenza di un’alleanza tra camorra, Cosa nostra e ‘Ndrangheta in Lombardia – si ricorda dalla Cgil Lombardia –. Un “consorzio” che dimostra come le mafie siano in grado di affermarsi anche nei contesti moderni, insediarsi nei comuni per fare affari e prosperare. Spesso con la complicità di imprenditori, di politici negligenti o compiacenti, della paura di ritorsioni e dell’indifferenza”.

Il sindacato, con una lunga serie di associazioni, ha preso parte a un presidio davanti al carcere di san Vittore, perché, come afferma in un comunicato stampa, “è il muro dell’omertà e del silenzio che vuole sfondare. Mentre riparte il processo contro la mafia più importante in Lombardia dai tempi di Crimine-Infinito, ci ritroviamo per dire quel ‘no’ che tanti non hanno avuto finora il coraggio di dire. Per opporci alla criminalità organizzata descritta nell’inchiesta Hydra e a ogni tipo di mafia che affonda le mani nei nostri territori, che dobbiamo tornare a occupare e vivere per non lasciarli a loro”.

La Cgil motiva ulteriormente la sua presenza al presidio: “Vogliamo essere gli occhi, le orecchie e le bocche dei cittadini onesti, delle comunità ferite che vogliono rimarginare il tessuto sociale, dei politici e delle istituzioni che hanno provato a opporsi a un sistema mafioso capillare che ha messo radici in ogni settore in grado di fruttare, dalle imprese all’edilizia, dal cemento all’ambiente. Saremo sentinelle al servizio del bene comune, al fianco di chi ha scelto di stare dalla parte giusta.

In questo processo, oltre a diversi Comuni, la Città metropolitana di Milano e Regione Lombardia, anche Libera si è costituita parte civile. Tante realtà lombarde si sono schierate con l’associazione antimafia, pronte a entrare con lei nell’aula bunker per vedere e ascoltare cosa accade udienza dopo udienza.

Il sindacato si impegna a fornire aggiornamenti costanti su cosa accade durante il dibattimento, per informare soprattutto i territori coinvolti nell’inchiesta e lì contribuire a formare anticorpi sociali contro la criminalità organizzata con iniziative nelle scuole, sit-in, incontri pubblici: “Più di ogni altra cosa, saremo l’urlo che rompe il silenzio per chiedere solo una cosa: giustizia”, scrive la Cgil Lombardia .

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