Nel primo trimestre del 2026 l’Inps ha erogato assegni unici alle famiglie per 4,9 miliardi di euro, che si aggiungono ai 19,8 miliardi distribuiti nel corso del 2025. È quanto emerge dall’aggiornamento dell’Osservatorio statistico sull’Assegno unico universale relativo al periodo gennaio 2025-marzo 2026.

Secondo i dati diffusi dall’istituto, nel 2026 sono stati 6.005.876 i nuclei familiari che hanno ricevuto il beneficio, per un totale di 9.473.036 figli coinvolti. L’importo medio per figlio a marzo 2026, comprensivo delle maggiorazioni previste, si attesta a 171 euro mensili. La cifra varia da circa 60 euro per chi non presenta l’Isee o supera la soglia massima fissata per quest’anno a 46.582,71 euro, fino a 228 euro per la fascia Isee più bassa, pari a 17.468,51 euro.

Sull’assegno unico è intervenuta la Cgil, che critica l’impostazione delle recenti modifiche: “L’assegno unico torni a essere universale ed equo, caratteristiche che in origine erano state date a questo strumento. I toni trionfalistici della ministra Roccella riguardo all’incremento dell’importo dell’Auuf non trovano riscontro nella realtà: l’aumento, pari a un 6% medio, ricade principalmente sulla fascia di reddito più alta”, afferma Daniela Barbaresi, segretaria confederale della Cgil.

Secondo Barbaresi, “a beneficiare del maggior importo sono principalmente le famiglie, anzi i figli e le figlie, con redditi che si collocano nella fascia più elevata e meno numerosa, quella dei 45 mila euro”.

La dirigente sindacale punta il dito anche contro il nuovo sistema di calcolo dell’Isee: “Questo incremento deriva dal nuovo Isee, che riduce ulteriormente il peso delle proprietà immobiliari, cosa profondamente iniqua perché, a parità di reddito, possedere o meno la prima casa è tutt’altro che irrilevante. In questo modo le fasce più alte di reddito sono doppiamente avvantaggiate a tutto discapito dell’equità e delle esigenze redistributive”.

Per la Cgil, inoltre, il ricorso ai bonus rischia di accentuare ulteriormente le differenze economiche tra i beneficiari. “Ulteriori benefici saranno erogati in termini di bonus, strumento del tutto inidoneo e le cui risorse sarebbero potute confluire proprio nell’assegno unico”, conclude Barbaresi, sostenendo che “la forbice tra i percettori più e meno abbienti è destinata ad allargarsi ulteriormente”.