PHOTO
Dentro la grande tragedia di un conflitto ci sono anche tanti orrori, alcuni dei quali ancora poco conosciuti: uno di questi è la violenza sessuale come arma di guerra. Lo racconta il film Nessun Fiore di Maurizio Maliore, che dal 14 al 20 maggio nelle sale del circuito Notorius. Si potrà vedere in sette città italiane: Milano, Ferrara, Rovigo, Cagliari, Sesto San Giovanni, Curno, Sinalunga.
Le voci delle donne
Si tratta di un documentario indipendente, che affronta il tema della violenza sessuale. Lo fa ascoltando e registrando le voci di donne che testimoniano, analizzano e raccontano i propri ricordi. L’opera mette in luce come la violenza sessuale sia stata utilizzata nel corso dei secoli come strumento di dominio e annientamento.
La storia della violenza di guerra
In un excursus storico dedicato al tragico fenomeno, dall’antica Grecia all’Italia devastata dalle “marocchinate” della Seconda Guerra Mondiale, alla Bosnia degli anni Novanta, Nessun Fiore denuncia con forza il crimine: nonostante abbia cambiato volto e contesto, la sopraffazione non ha mai smesso di esistere. Da parte loro, le donne hanno imparato a difendersi e resistere dinanzi a violenze così atroci.
Tante le figure che si alternano davanti allo schermo: tra queste Luciana Romoli, staffetta partigiana, Azra Nuhefendic, giornalista bosniaca, e Gabriella Geraci, psicologa, che esplorano il trauma individuale e collettivo. Contribuiscono anche Tibisay Ambrosini, coordinatrice della campagna Stop Rape Italia, ed Emiliano Ciotti, presidente dell'Associazione Vittime delle Marocchinate, che ha raccolto oltre 20.000 documenti su questi atti di violenza dimenticati.
La brutalità anche in tempo di pace
Ilaria Patamia dà voce al coro greco che unisce mito e storia, Paola Diegoli rende omaggio alle vittime di ogni guerra e Roberta Biagiarelli, da anni impegnata a raccontare la tragedia di Srebrenica (quest'anno ricorre il trentesimo anniversario del genocidio), ci ricorda quanto sia necessario continuare a raccontare la storia.
Un’altra riflessione viene condotta dal film. Il doc si interroga se questi atti storici di violenza siano anche alla base della crescente brutalità in tempo di pace: femminicidi, violenze domestiche, oppressione silenziosa.
Trasformare la memoria in consapevolezza preventiva
A spiegare il senso del film è proprio il regista Maurizio Maliore, al suo primo lungometraggio dopo aver diretto diversi cortometraggi, in particolare sulla sicurezza sul lavoro, da esperto e docente universitario. Nessun Fiore si propone come uno strumento culturale e formativo di impatto, capace di ampliare il perimetro della riflessione fino alle radici più estreme della violenza sull’essere umano.
Il documentario, dunque, punta su una narrazione emotiva con l’obiettivo di facilitare la consapevolezza, un approccio interdisciplinare (storico, psicologico, sociale), insieme a un potenziale di attivazione del dibattito tra operatori, istituzioni e lavoratori. Insomma “Nessun Fiore offre un contributo originale e necessario: trasformare la memoria della violenza in consapevolezza preventiva”.























