Puntata n. 7/2024Inchiesta sul caporalato nelle Langhe.Nnel vitivinicolo, fiore all’occhiello del Made in Italy, si sta estendendo, ormai a macchia d’olio, il cancro dello sfruttamento

In vino veritas

Un’inchiesta sul caporalato nelle Langhe ha portato alla luce la condizione di sfruttamento nella quale versavano 40 lavoratori, provenienti per lo più dall’Africa. Per trenta di loro è stato chiesto e ottenuto il nullaosta al rilascio del permesso di soggiorno per grave sfruttamento lavorativo. È una storia delle tante, una delle poche che vengono alla luce. In un settore, il vitivinicolo, fiore all’occhiello del Made in Italy. Eppure anche qui si sta estendendo, ormai a macchia d’olio, il cancro del caporalato. A denunciarlo è la Flai Cgil che chiede “un’assunzione di responsabilità da parte di tutta la filiera: è intollerabile che prodotti d’eccellenza dell’agroalimentare del nostro Paese siano macchiati dal sangue dei lavoratori e delle lavoratrici”. In fondo al bicchiere di vino che gustiamo potremmo trovarci la verità su una realtà sempre più critica, quella del lavoro, mai così svalorizzato e sotto attacco in Italia.

La mobilitazione della Cgil non si ferma

Prosegue la battaglia della confederazione. Prosegue utilizzando tutti gli strumenti a disposizione. Lo sciopero generale dell’11 aprile, le manifestazioni nazionali del 20 aprile a Roma e del 25 maggio a Napoli, i quattro quesiti referendari su licenziamenti, precarietà e appalti. Per il lavoro stabile e di qualità, per aumentare salari e pensioni, per una vera riforma fiscale, per difendere e rilanciare il servizio sanitario nazionale, per la salute e la sicurezza in tutti i luoghi di lavoro, per un nuovo modello sociale che rimetta al centro il lavoro e la persona.

Le famiglie in povertà assoluta sono l’8,5% del totale, corrispondenti a circa 5,7 milioni di individui. Nonostante il governo continui a raccontare il picco di economia e occupati. La Cgil chiede di cambiare subito strada. Il sassolino del direttore di Collettiva, Stefano Milani

Se la povertà cresce, aboliamo i poveri. La povertà non l’hanno ancora abolita, come annunciava festante Di Maio dal famoso balcone, ma ci stanno lavorando alacremente. Anzi, questo governo vuol fare di meglio: abolire direttamente i poveri. Eliminarli dallo Stivale terracqueo. Ce la stanno mettendo tutta. Hanno cancellato il reddito di cittadinanza, smantellato i servizi sociali, demolito il servizio sanitario nazionale, sbertucciato il salario minimo, azzerato i fondi per gli affitti e per la morosità incolpevole. Ma niente, questi indigenti - e pure ingrati - restano attaccati alla canna del gas, arrancano fino alla seconda settimana ma non schiattano. Anzi, quel poco fiato che gli rimane lo usano per alzare la voce e lamentarsi. Una zavorra insopportabile per un Paese campione del mondo di polvere sotto il tappeto. L’occupazione sale, l’economia schizza, i ristoranti sono pieni, i neri hanno il ritmo nel sangue. E la povertà? Non pervenuta.

La scuola è di tutti

È confermato il giorno di chiusura della scuola Iqbal Masih di Pioltello per il prossimo 10 aprile, festa di fine Ramadan. Con buona pace di tutta la destra parlamentare ed extra. Dopo una settimana di attacchi frontali, tra una dichiarazione di Giuseppe Valditara, il ministro dell’Istruzione e del Merito in persona, e gli striscioni delle frange neofasciste che gridano alla sottomissione culturale, il Collegio d’Istituto ha confermato la delibera senza farsi intimidire. Complimenti a loro. Che incassano il plauso e il sostegno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Apprezzo – ha scritto il Capo dello Stato alla Vicepreside dell’Iqbal Masih Maria Rendani – il lavoro che il corpo docente e gli organi di istituto svolgono nell’adempimento di un compito prezioso e particolarmente impegnativo”.

ASCOLTA QUI TUTTE LE PUNTATE