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Oggi il minuto di silenzio in tutte le scuole italiane mentre si celebravano i funerali di cinque delle vittime dell’incendio di Crans Montana, nel quale sono state uccise 40 persone, mentre 116 sono rimaste ferite e alcune lottano ancora tra la vita e la morte. Il salvataggio di numerosi giovani che si trovavano all’interno del locale Constellation è stato possibile grazie all’intervento dei vigili del fuoco svizzeri, i quali hanno riportato le testimonianze dell’atrocità di quanto accaduto.
A Mauro Giulianella, coordinatore nazionale Fp Cgil VVF, che a nome del Coordinamento ha espresso vicinanza e fratellanza umana e professionale, abbiamo chiesto quale sia l’impatto di interventi così estremi sui lavoratori del corpo Vigili del fuoco.
Conosco il peso che gli uomini e le donne intervenuti a Crans-Montana si porteranno dentro per sempre. Sono condizioni che appartengono in modo particolare a chi opera nel soccorso: ai Vigili del Fuoco, al personale sanitario del 118, a chi lavora nei Pronto Soccorso, ai medici, a chi fa parte del sistema di Protezione Civile, a chi è sul territorio, sul campo, come siamo soliti dire noi.
Le parole disperate di David Vocat, comandante della squadra intervenuta, non sono semplici righe: sono graffi, ferite, lacerazioni che difficilmente si cicatrizzeranno. Torneranno a galla ogni volta che quei colleghi sentiranno un odore particolare, passeranno davanti a quel locale, udranno un grido. Quei soccorritori hanno visto immagini terribili: corpi di ragazze e ragazzi giovanissimi, carbonizzati o riversi a terra, asfissiati. Una scena di morte che nessuno di loro avrebbe mai voluto affrontare. Avrebbero voluto salvarli tutti, mettendo a rischio la propria vita pur di riuscirci.
In questi casi quanto possono aiutare voi lavoratori formazione prima e supporto successivo adeguati?
Ci sono segni che restano dentro e che devono trovare ascolto e spiegazione anche per chi opera nel soccorso, attraverso percorsi strutturati di supporto psicologico, anche tra pari. Perché parlare tra pompieri non è come parlare con estranei: i pompieri conoscono le fragilità e i rischi che si vivono ogni giorno. Siamo professionisti del soccorso, preparati e formati. Siamo consapevoli che il nostro lavoro non è comune e che può significare trovarsi di fronte al peggio: la richiesta disperata di aiuto, il dolore, la morte. Spesso veniamo ricordati come quelli che salvano il gattino sull’albero: un’immagine possibile, vera, ma non sempre. Magari lo fosse.
Per Crans-Montana anche la rabbia di una tragedia che era evitabile e ha dei responsabili?
È stata una tragedia annunciata. Un locale che ospitava il doppio delle persone consentite nella notte di Capodanno, privo, a quanto pare, dei più basilari principi di prevenzione incendi - quantomeno quelle previste in Italia e in Europa -, realizzato con materiali scadenti e ad alta propagazione di fiamma, non ignifughi. Di questo si sta ora parlando e il sindaco, in conferenza stampa, ha affermato che i controlli in quel locale non venivano effettuati dal 2020, assurdo mi viene da dire. Aspettiamo di avere maggiori certezze, ma intanto i morti ci sono stati e le famiglie hanno bisogno di risposte. Sarebbe bastato il rispetto del divieto a utilizzare fiamme libere, avere personale addetto all’antincendio, preparato e formato, un estintore utilizzato correttamente, uscite di sicurezza libere e porte con maniglioni anti-panico con apertura verso l’esterno e tutto questo si sarebbe potuto evitare.
C’è il rischio che ci si dimentichi di quanto accaduto subito dopo che si saranno spenti i riflettori della cronaca e che questa tragedia non ci insegni nulla?
La magistratura svizzera farà il suo corso, ma non si può tacere di fronte a una strage che ha visto morire 40 ragazzi giovanissimi, colpevoli solo di cercare la mezzanotte con il sorriso e la spensieratezza di chi, a quell’età, non può e non deve preoccuparsi delle mancanze di chi mette il profitto e il guadagno al centro di ogni scelta. Ricordo che altri ragazzi e ragazze sono in bilico tra la vita e la morte in ospedale. È necessario investire seriamente nella prevenzione incendi. È necessario formare i giovani, anche attraverso la scuola. È necessario sensibilizzare tutte e tutti alla prevenzione e alla previsione di eventi di questo tipo. Se ci fosse stata una formazione basilare sulla gestione delle piccole emergenze, sull’evacuazione, sulla gestione del panico, forse oggi piangeremmo qualche ragazzo in meno. Forse nessuno.
A questo proposito come funziona la normativa in Italia?
Nel nostro Paese non esistono norme stringenti che vincolino bar e ristoranti. In Italia c’è un buco normativa per la sicurezza e l’esercizio di quelle attività. Quelle fiamme, quei giochi pirotecnici vengono utilizzati spesso. In Italia le norme sono molto restrittive ma sappiamo che a volte, troppe volte, si chiudono gli occhi e si permette che lo spettacolo proseguisse the show must go on. Basta! Il profitto ha una contropartita, vale per tutto anche sull’abusivismo e sulla possibilità di condonare e avere le autorizzazioni selvagge. A volte, avere il coraggio di dire basta può evitare la contropartita, perdere vite umane.
Le funzioni del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco italiani potranno essere messe a rischio con le modifiche del vostro ordinamento che sono in procinto di essere introdotte?
Si sta introducendo la funzione di agente di pubblica sicurezza. I messaggi di vicinanza che leggiamo sulle nostre pagine social ci riconoscono per l’unica vera ragione per cui vale la pena essere orgogliosi di questo lavoro. Attenzione, però, ci vogliono trasformare in un Corpo militarizzato, pronto a rispondere alle esigenze della sicurezza dello Stato. Noi, invece, ci occupiamo di soccorso. Non di soppressione. Non di ordine pubblico. E non di sicurezza nel senso repressivo del termine.























