Iscrizioni scolastiche in Lombardia: i dati dell'ufficio scolastico regionale confermano una tendenza strutturale: la progressiva contrazione dei percorsi liceali e la crescita degli istituti professionali e della filiera 4+2. “Dietro i numeri, una domanda che non può essere elusa: la scuola forma cittadini/e o addestra lavoratori?, così si legge in una nota della Flc regionale.

Le iscrizioni alla scuola secondaria di II grado in Lombardia per l'anno scolastico 2026/2027 — oltre 80.000 domande — fotografano una regione che si allontana progressivamente dalla scuola dei saperi fondamentali per subordinarsi al mercato del lavoro.

I licei raccolgono il 49,44% degli iscritti: un calo rispetto al 49,6% del 2025, al 50,2% del 2024 e al 51,3% del 2023. Per la Flc lombarda, “non si tratta di oscillazioni fisiologiche: è una traiettoria che indica un indirizzo ben preciso”.

Gli istituti tecnici si confermano al 35,9% — un dato superiore alla media nazionale del 30,8% — coerente con la vocazione industriale e manifatturiera della Lombardia.

Gli istituti professionali raggiungono il 14,7%, in crescita rispetto al 14% dell'anno precedente, al 13,5% del 2024, al 12,5% del 2023. La filiera tecnologico-professionale — il cosiddetto percorso 4+2 — registra in Lombardia un incremento del 41% degli iscritti: da 841 a 1.407 studenti, distribuiti su tutte le province. Brescia triplica (da 58 a 164), Cremona più che triplica (da 38 a 119). Como e Pavia, assenti l'anno scorso, entrano per la prima volta con 39 e 21 iscritti.

La retorica dei talenti

Il ministro dell'Istruzione e del merito Giuseppe Valditara, continua la categoria regionale, “ha presentato questi risultati come il segno di una riforma riuscita: percorsi capaci di ‘fare emergere i talenti e le inclinazioni di ogni studente’. Un linguaggio che suona moderno, quasi liberatorio, ma che nasconde una premessa classista: l'idea che esistano studenti predisposti al ‘sapere’ e studenti predisposti invece al ‘fare’, e che compito della scuola sia individuarli e smistarli”.

"Talento", però, prosegue la nota, “è una parola che non interroga le condizioni di partenza, non chiede quale scuola primaria hai frequentato, in quale quartiere sei cresciuto, se a casa hai libri o connessione stabile. Ragionare di talenti significa accettare le disuguaglianze come dati naturali, invece di contrastarle come prodotti sociali”.

Quello che i dati non dicono

Per la Flc “i dati sulle iscrizioni misurano scelte, ma le scelte — soprattutto quelle delle famiglie a reddito medio-basso — non avvengono nel vuoto. Avvengono in un sistema che da anni riduce le ore di insegnamento, taglia il tempo scuola, comprime il personale docente e Ata”.

In Lombardia, il 67% delle famiglie della scuola primaria chiede il tempo pieno (40 ore settimanali), contro il 52,9% della media nazionale: “Questo dato non racconta solo una preferenza pedagogica, racconta un bisogno di cura, di spazio educativo, di alternativa alla solitudine domestica. Quando il sistema offre meno tempo scuola, meno ore di disciplina, meno laboratori e biblioteche, le famiglie che possono permetterselo integrano con privato. Le altre scelgono il percorso più corto verso il lavoro. La filiera 4+2 non è una liberazione: è, per molti, l'unica via praticabile”, attacca il sindacato.

La scuola che vogliamo

La Flc Cgil Lombardia “non è contro la formazione tecnica e professionale, è contro la sua trasformazione in canale di serie B, riservato a chi ‘non ha talento’ per i saperi teorici. Siamo per una scuola che investa sul tempo scuola come presidio democratico, che garantisca la varietà dell'offerta formativa senza gerarchie implicite tra indirizzi, che formi menti capaci di pensare criticamente prima ancora che mani capaci di operare con competenza”.

Invece, “la riforma che il ministero celebra orienta precocemente i ragazzi verso il mercato del lavoro. Lo fa prima che abbiano potuto scoprire chi sono, cosa amano, di cosa sono capaci. Lo fa in un'età — i 14 anni — in cui la scelta non è mai davvero libera, ma è condizionata dall'origine familiare, dal territorio, dall'informazione disponibile”.

“I dati delle iscrizioni lombarde non celebrano il successo di una riforma. Fotografano l'avanzare di una rinuncia: la rinuncia a una scuola che forma tutti, non che seleziona ciascuno”, conclude la nota.