Scuola: ossessione 4+2. Il ministero dell’Istruzione e del merito pubblica sul proprio sito i dati relativi alle iscrizioni per l’anno scolastico 2025-26. E siccome la filiera tecnologico-professionale – con la riduzione del percorso di istruzione secondaria di secondo grado di un anno e il coinvolgimento diretto delle imprese – è diventato un vero e proprio manifesto ideologico di Valditara (insieme all’autoritarismo disciplinare e all’identarismo), il ministro non esita a usare un trucchetto un po’ ingenuo per sbandierarne ipotetici trionfi tra le famiglie italiane. Che invece continuano a preferire largamente altri percorsi.

Vediamo nel dettaglio. Mentre per quanto riguarda gli altri indirizzi si danno le percentuali in relazione al totale delle iscrizioni a scuola, per la filiera il confronto è solo rispetto a… sé stessa. Quindi: leggiamo che “i licei continuano a essere preferiti da oltre la metà delle studentesse e degli studenti che devono effettuare la scelta della secondaria di II grado, con il 55,88% delle iscrizioni, in linea con il 55,99% di un anno fa”, mentre “gli Istituti tecnici si attestano al 30,84% (31,32% un anno fa). Crescono gli Istituti professionali, che passano dal 12,69% al 13,28%”.

Quando però si passa a dar conto di filiera e liceo del made in Italy, ecco che la scelta comunicativa cambia completamente. E così scopriamo che il nuovo liceo del Made in Italy, “migliora del 32,5% il dato delle iscrizioni dello scorso anno”, che la filiera ha avuto 10.532 iscritti, e che “il numero è quasi raddoppiato rispetto ai 5.449 dello scorso anno. Un’adesione che testimonia un apprezzamento indiscutibile, con oltre 20.000 studenti complessivamente coinvolti nei percorsi quadriennali”.

E ancora: “I percorsi quadriennali della filiera tecnologico-professionale oggi sono una realtà che incontra l’interesse crescente degli studenti e delle famiglie. I dati delle iscrizioni confermano che siamo riusciti a costruire un canale formativo di prim’ordine tramite un dialogo e un’interlocuzione costanti con le imprese e il mondo del lavoro”.

Si tratta di numeri che in realtà, se rapportati al dato complessivo degli iscritti che è a quota 560 mila (relazione “opportunamente” nascosta), mostrano come, nonostante le pressioni esercitate sui dirigenti scolastici in maniera capillare – lo scorso anno si è anche arrivati a posticipare la data delle iscrizioni –, lo sbandierato successo clamoroso di questo percorso fortemente impoverito non c’è stato affatto.

E c’è poi un altro elemento da considerare. Nella sua nota trionfalistica il ministero sottolinea come i percorsi avviati sono 700 percorsi. Tuttavia, commenta la Flc Cgil, “calcolando il numero minimo di 25 alunni previsto dalla normativa, le iscrizioni avrebbero dovuto essere non meno di 17.500. Pur di salvare un percorso quadriennale e riuscire a formare le classi della filiera (anche di 6 alunni!), si imporrà, per il terzo anno consecutivo, il ricorso alle deroghe nella formazione delle classi”. Insomma: classi molto ridotte per la filiera e spesso invece aule pollaio per il resto.

Per il sindacato della conoscenza della Cgil “appare illogico e strumentale da parte del ministro Valditara non preoccuparsi di aumentare complessivamente l’offerta formativa della scuola pubblica e vantarsi che proprio al Sud si incrementano percorsi più brevi, che, malgrado l’ampio spiegamento di forze ministeriali e la copertura di una riforma del Pnrr, riguardano l’1/2% degli interessati. È proprio il caso di dire: la montagna ha partorito il topolino”.

Non bisogna dimenticare quali sono i cardini di questo percorso abbreviato: orario settimanale ampliato, compresenza di docenti e accorpamenti delle lezioni, Pcto dal secondo anno, prevedibile riduzione delle discipline di base: italiano, storia, matematica, geografia e scienze. Inoltre, anche se il percorso continua a essere proposto come un 4 + 2, non c’è nessun vincolo a proseguire verso gli Its: il titolo della maturità di acquisisce dopo 2 anni. Di fatto, significa meno scuola. Un’istruzione di serie B che, di fatto, approfondisce le faglie classiste del nostro sistema.

In realtà elementi interessanti dai dati sulle iscrizioni e su cui riflettere ci sono. E sono tanti. A cominciare, sottolinea in una nota la Flc Cgil, dai “consueti squilibri territoriali nell’offerta di tempo scuola tra Nord e Sud del Paese e tra licei, stabili a circa il 56% e professionali che si mantengono a poco più del 13%”, mentre “gli istituti tecnici consolidano il loro 30%, ormai fisso da circa quindici anni”, mentre e viene del tutto “sottovalutata l’importanza di tempo pieno alla primaria e tempo prolungato alla secondaria di I grado”, richiesti rispettivamente dal dal 52,9 e dal 28,7% delle famiglie. Temi che però risultano certamente più ostici se l’obiettivo è fare propaganda.