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Il futuro della chimica di base a Brindisi resta sospeso. Al tavolo convocato dalla Regione Puglia sulla crisi e sullo sviluppo di Basell, l’azienda ha confermato di non aver ancora assunto una decisione definitiva sul sito, mentre prosegue la vendita degli altri stabilimenti a livello europeo. Una posizione interlocutoria che, però, non rassicura lavoratrici e lavoratori.
Per la Filctem Cgil serve una prospettiva chiara e immediata: rendere profittevole l’impianto attraverso una programmazione rigorosa delle forniture di monomero dal Mediterraneo, con contratti stabili e un flusso costante di navi. Senza materia prima, l’impianto non regge. Senza programmazione, il mercato si perde.
Il nodo non riguarda solo Basell. La prevista fermata degli impianti Versalis, Pe1 e Pe2 rischia di produrre effetti a catena su tutto il petrolchimico, sulle aziende coinsediate, sull’indotto. E soprattutto sul porto di Brindisi, con una drastica riduzione dei traffici merci e interrogativi concreti sulla tenuta della banchina industriale.
La richiesta: tavolo ministeriale sulla chimica di base
La Filctem Cgil Puglia ha chiesto a Basell di confermare o smentire l’ipotesi di vendita del sito di Brindisi. Ma, nel frattempo, ha posto una condizione precisa: garantire almeno per due anni la continuità delle attività, così da salvaguardare la quota di mercato che l’impianto può ancora assicurare. Non è solo una questione aziendale. È una questione industriale nazionale.
Alla Regione Puglia è stato chiesto di rilanciare a livello ministeriale la necessità di confermare le attività manifatturiere della chimica di base in Italia, attraverso l’ammodernamento e la cessione del cracking e degli impianti integrati del petrolchimico a un operatore internazionale. La richiesta non mette in discussione le scelte industriali di Eni né il progetto della giga factory, ancora in fase autorizzativa e in attesa della decisione finale del consiglio di amministrazione del cane a sei zampe sul finanziamento. Ma afferma un principio: la transizione non può tradursi in dismissione.
Petrolchimico, una sfida che supera Brindisi
Per la Cgil Brindisi e la Filctem Cgil Puglia il futuro del petrolchimico è una sfida nazionale. In uno scenario geopolitico instabile, segnato da conflitti e tensioni sulle materie prime, energia e chimica tornano centrali nelle politiche industriali. Le ricadute sul territorio sono dirette: occupazione, filiera, indotto, logistica.
Accanto alla giga factory, si affacciano altre opportunità: l’installazione di mega data center nelle aree disponibili, la bonifica di oltre 5.600 ettari di suolo e falda che imporrebbe al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica di procedere con gare pubbliche, il rilancio della chimica di base favorendo la vendita di uno dei migliori impianti europei di cracking. Opportunità che, però, richiedono una regia. Senza coordinamento tra Comune, Autorità portuale, Consorzio Asi, ministero delle Imprese e del made in Italy, ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ed Eni, il rischio è restare fermi.
Unità istituzionale o declino industriale
La richiesta è chiara: convocare con urgenza un tavolo interministeriale che punti a un’intesa istituzionale e a una programmazione sull’area del petrolchimico. La gestione delle crisi non può bloccare gli investimenti sul futuro. Deve accompagnarli e rafforzarli.
Da Brindisi viene ribadito un messaggio lanciato anche dalla Commissione Europea: la chimica di base non è un residuo del passato, ma un pezzo strategico della transizione energetica e della sovranità industriale. Se salta questo anello, si indebolisce l’intera catena. E con essa lavoro, porto e prospettive di sviluppo.






















